Concessioni balneari e concorrenza: Draghi prepara la rivoluzione

Il problema riguarda il ricco business delle concessioni balneari, dove i canoni sono infinitesimali rispetto alla mole di fatturato che generano. Serve un colpo di spugna ed una liberalizzazione delle concessioni.

C’è una questione che più di tutte agita l’arena politica e rischia di creare fratture all’interno della variegata maggioranza che appoggia il Governo Draghi, alternandosi e confondendosi con altre questioni urgenti, come l’estensione del Green Pass.

Il problema riguarda il ricco business delle concessioni balneari, dove i canoni sono infinitesimali rispetto alla mole di fatturato che generano, anche se, almeno formalmente, la questione riguarderebbe concessioni di ogni tipo, incluse le bancarelle dei venditori ambulanti, che sono già scesi in piazza a Roma.

Serve un colpo di spugna ed una liberalizzazione delle concessioni, che non possono più essere affidate in via diretta, come accaduto sino ad oggi, ma dovranno sottostare ad una procedura di gara ed essere affidare al miglior offerente. Lo impone la concorrenza e la direttiva Bolkestein che Draghi da buon europeista non può certo ignorare. Una questione che non potrà che entrare a gamba tesa nel dl Concorrenza all’esame di Palazzo Chigi.

Cosa è la direttiva Bolkestein

La direttiva in questione fu emanata nel 2006, su proposta dell’allora commissario alla Concorrenza, Frits Bolkestein, da cui prende il nome. Il suo obiettivo è chiaro: garantire la concorrenza nell’ambito della UE nell’offerta di servizi.

Il suo scopo in buona sostanza è garantire la parità di accesso a tutti i professionisti e alle imprese che operano nell’Unione europea, incluso il settore delle concessioni, per il quale servirebbe un regolare bando di gara.

La segnalazione dell’Antitrust e la tegola sul Papeete

La questione “concessioni”, sopita dalla Lega sotto il Governo Conte, che si è limitato a prorogare per quindi anni sino al 2033, nasce da una segnalazione dell’Antitrust al Governo Draghi, perché l’Italia rischia l’apertura di una procedura d’infrazione.

L’Agcm è stata chiara: serve una riforma immediata evitando l’uso distorto dello strumento delle concessioni, il mantenimento dello status quo ed i rinnovi automatici.

L’autorità ne fa una questione di limitazione della concorrenza e chiede l’immediata abrogazione della legge del 2018, che ha prorogato le concessioni, e l’avvio di una procedura di selezione corretta, mediante bando di gara e parità di accesso. Una tegola sul Papeete come sull’esclusive Twiga di Flavio Briatore!

La dimensione del fenomeno

In Italia vi sono oltre 61mila concessioni su più di 3mila chilometri di spiagge. Le concessioni relative agli stabilimenti balneari, seoncod il rapporto Legambiente, sono 12.166 e in tre anni sono cresciute del 12,5%.

Per lo Stato gli introiti dalle concessioni ammontano a 115 milioni di euro (anno 2019) ma ne sno stati riscossi solo 83 milioni, il resto a rimpigu8are l’arretrato che arriva a  235 milioni.

Ne merge che ogni concessione vale 9.200 euro, ma gli importi versati dagli stabilimenti balneari sono molto più bassi e soprattutto i ricavi dell’attività in concessione ben più elevati, basti immaginare che un gazebo allo stabilimento Briatore Marina di Pietrasanta costa 1.000 euro al giorno e che il Papeete fattura 2m3m2 milioni per versarne come canone meno di 10mila.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Concessioni balneari e concorrenza: Draghi prepara la rivoluzione