Lavoro, l’impatto della parità di genere sulle performance aziendali

Dalla ricerca di Adecco Group emerge un forte ottimismo per la riduzione del gender gap nel prossimo futuro

L’obiettivo di una maggior parità di genere nel mondo del lavoro è visto trasversalmente come una leva strategica fondamentale per la competitività delle aziende: oltre il 70% del mondo business e più del 60% dei lavoratori afferma infatti che la parità di genere ha un impatto molto positivo sulle performance aziendali. È quanto emerge dalla ricerca “Donne & Lavoro – Il lato positivo” presentata da The Adecco Group Italia, sebbene l’Italia sia ancora lontana dalla media europea.

L’indagine ha coinvolto oltre 20mila lavoratori e più di 500 aziende, con l’obiettivo di individuare sia quelle che sono le principali sfide e criticità che le donne incontrano nella loro vita lavorativa, sia quelle che secondo l’opinione pubblica sono le prospettive future per le donne nel mondo del lavoro.

“Dai dati – rileva he Adecco Group Italia – emergono aspetti su cui è fondamentale lavorare per crescere come sistema Paese, ma si evidenzia anche un forte sentimento di ottimismo verso il futuro”.

Il lato positivo

L’ampia concordanza che emerge dalla ricerca di The Adecco Group Italia sul fatto che la parità di genere abbia un forte impatto sulle performance aziendali, si sposa con un sentimento di ottimismo sul futuro della parità di genere: per oltre l’85% dei lavoratori e per il 95% delle aziende le donne nei prossimi anni avranno ruoli sempre più di primo piano e una presenza più corposa in settori che oggi vedono una prevalenza nettamente maschile. Solo per 1 italiano su 10 la situazione non vedrà miglioramenti rispetto ad oggi.

La ricerca individua poi dove, secondo l’opinione pubblica, la presenza femminile vedrà una maggiore valorizzazione nei prossimi anni. Per oltre il 20% dei rispondenti (donne, uomini e mondo business), i ruoli di top management saranno quelli in cui la presenza femminile crescerà maggiormente. Ma non solo, il numero di donne aumenterà anche nel mondo della politica e nelle professioni STEM, che completano il podio e raccolgono più del 15% dei voti ciascuno.

Dove migliorare

Cosa sarà necessario fare per raggiungere questi risultati e in quali campi agire in maniera prioritaria per favorire un maggior parità di genere? Equità salariale e politiche di welfare strutturate per un corretto work-life balance sono sicuramente le aree individuate trasversalmente sia da lavoratori che da aziende. Ma, mentre i primi identificano la parità salariale come prioritaria (35%), le aziende la mettono al secondo posto (29%), puntando maggiormente sui sistemi di welfare (37%) che, invece, per i lavoratori occupano il secondo gradino del podio delle priorità (27%). Cresce l’importanza attribuita al congedo di paternità nelle generazioni più giovani, al 13% per la Gen Z e 12% per i Millenials, il doppio rispetto agli over 40. In fondo alla classifica si trovano le quote rosa, che non raccolgono più del 3% delle preferenze.

Un ulteriore aspetto di riflessione emerge dall’analisi del perché alcuni settori abbiano oggi una maggiore trazione maschile e altri invece una presenza femminile più strutturata. Secondo il 40% degli uomini questa distinzione è dettata principalmente da differenza di passioni tra uomo e donna; secondo il 45% delle donne, invece, il problema è principalmente legato a motivi culturali e di consuetudine. Questo mismatch di percezione sarà sicuramente un aspetto su cui lavorare, per colmare i gap che tutt’oggi sussistono nella nostra società.

Il motore della trasformazione

Per circa il 33% dei lavoratori il motore di questa trasformazione dovrebbe essere lo Stato italiano, attraverso una legiferazione ad hoc, e solo in seconda battuta le aziende che, per circa il 23% dei rispondenti, dovrebbero essere alla guida di questo cambiamento. Se si analizzano le risposte del mondo business, lo scenario si ribalta. Secondo il 40% delle aziende, infatti, il compito di guidare questa trasformazione ricade proprio su di loro, mentre la politica viene individuata come maggior responsabile dell’incremento della parità di genere solo dal 24% dei rispondenti. Il terzo attore a giocare un ruolo di rilievo nella lotta al gender gap, sia per le aziende che per i lavoratori, è il sistema educativo, fondamentale per vincere la sfida culturale che è alla base di questo cambiamento. Ma i più attenti al ruolo che questo deve giocare risultano i giovani della Generazione Z. Nel 24% dei casi, infatti, vedono proprio il sistema educativo come il principale motore di questo cambiamento, circa il 20% in più rispetto alle altre generazioni.