Inflazione: le mosse del Governo per combatterla

Una strategia che si può riassumere in tre mosse: estendere i minimi ai lavori poveri; tagliare il cuneo fiscale e politica dei bonus

Dopo l’impatto su spesa e bollette, l’aumento generalizzato dei prezzi, che fa perdere valore ai redditi degli italiani, si riflette anche sui risparmi e mutui. In tale scenario si delinea il piano del governo per combattere l’inflazione. Una strategia che si può riassumere in tre mosse: estendere i minimi ai lavori poveri; tagliare il cuneo fiscale e politica dei bonus.

“Ora Draghi e tutti noi al governo abbiamo il compito di uccidere il mostro dell’inflazione, che, come l’Idra, ha tante teste diverse e contro il quale abbiamo già stanziato 33 miliardi di euro. Dobbiamo essere lucidi nella diagnosi e nella cura: tutti gli interventi dovranno essere collocati all’interno di un doppio patto sociale, uno europeo e uno italiano. Non c’è più tempo da perdere – spiega il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta in un’intervista al Quotidiano Nazionale –. Sbaglieremmo a curare l’inflazione tutta con lo stesso farmaco, ad esempio con la leva monetaria. L’aumento dei tassi a dosi massicce, da solo, rischierebbe di farci passare dalla padella dell’inflazione alla brace della stagflazione, con annessa esplosione degli spread”.

Aumento dei prezzi

“Per metà l’aumento dei prezzi riguarda al momento i prodotti energetici e i meccanismi speculativi generati dalla guerra. Contro questa fiammata, da shock dell’offerta, – sottolinea Brunetta – bisogna accelerare sul price cap, il tetto al prezzo del gas e del petrolio, e sul decoupling, entrambi teorizzati e invocati da Draghi. Per questo non possiamo aspettare ottobre. Ci vuole un accordo europeo subito”.

Gli interventi sui salari

Con l’inflazione all’8% i salari perdono valore. E al centro del dibattito vi è l’adeguamento con la contrattazione dei rinnovi. Attualmente il riferimento per l’adeguamento è l’Ipca (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato a livello europeo), che nelle ultime rilevazioni Istat era all’8,5%, che però va calcolato al netto dei prezzi dei beni energetici importati. Poiché gran parte dell’inflazione deriva ora proprio dal costo del gas e del petrolio importato, i sindacati non ritengono questo un parametro adeguato. Le imprese temono invece che aumenti salariali, in un momento di difficoltà produttiva, possano estendere la crisi. La soluzione proposta è la riduzione del cuneo fiscale, cioè della differenza tra il salario netto, che arriva in tasca al lavoratore, e il salario lordo che paga il datore di lavoro con tasse e contributi. Significa meno tasse e quindi servono risorse pubbliche. Per far fronte al surriscaldamento dell’economia post-Covid, variabile da Paese a Paese, il ministro per la Pubblica amministrazione parla della necessità di “interventi mirati e selettivi”. “Ai lavori poveri, non coperti da contratti o coperti da contratti pirata, vanno estesi i minimi della contrattazione confederale. Per rafforzare in generale i salari italiani, strutturalmente bassi, avanti con il taglio del cuneo fiscale e con i salari di produttività”.

La politica dei bonus

“Per difendere il potere d’acquisto delle fasce di reddito medio-basse, infine, – dice Brunetta – servono sforzi indirizzati chirurgicamente, seguendo l’Isee: aiuti per le bollette, bonus dei 200 euro non a pioggia, incentivi per i fringe benefits ai dipendenti”.

Pensioni e TFR

Per le pensioni da quest’anno è stato reintrodotta l’indicizzazione. I pensionati che ricevono un assegno fino a 4 volte l’assegno sociale (fino a circa 2mila euro) avranno una rivalutazione piena, quelli tra 4 e 5 volte il 90%, oltre questa soglia il 75%. Va bene anche per la rivalutazione del Tfr accantonato che, in base alle attuali regole si rivaluta dell’1,5 annuale più il 75% dell’indice dei prezzi al consumo dell’anno precedente, un valore che quest’anno è dell’1,9% in base al dato di dicembre ma che il prossimo anno sarà decisamente più alto.