Inflazione, ecco chi pagherà caro lo shock da offerta

La fotografia scattata dal report Legacoop e Prometeia.“La liquidità accumulata come riserva per fronteggiare l’inflazione?”

Le famiglie a reddito fisso stanno sperimentando una fortissima decurtazione del loro reddito reale, se si considera che un’inflazione dell’8% per un anno intero equivarrebbe alla perdita di potere d’acquisto di una mensilità.

Inflazione, chi pagherà prezzo più alto?

È quanto emerge dal report “La liquidità accumulata come riserva per fronteggiare l’inflazione?”, realizzato nell’ambito del progetto di ricerca Monitor Fase 3, frutto della collaborazione tra Area Studi Legacoop e Prometeia.

Dallo studio emerge anche che il “tesoretto” di risparmio accumulato durante la pandemia dalle famiglie, specialmente in forma liquida, con un’incidenza attuale dei depositi pari al 110% del reddito disponibile, rappresenta una fondamentale “garanzia psicologica” che, assumendo un’inflazione in discesa nel corso del 2023, potrà favorire la tenuta dei consumi (la propensione al consumo rimarrà inferiore a 1) nonostante la perdita del potere di acquisto determinata da un’inflazione mai così elevata dalla metà degli anni ottanta. Un effetto benefico che, però, difficilmente coinvolgerà i lavoratori dipendenti a basso reddito, in quanto il risparmio aggiuntivo è stato accumulato prevalentemente dalle famiglie a reddito medio/alto.

Risparmi famiglie verso consumi

Durante la pandemia, è aumentata di molto la propensione al risparmio (in parallelo con una riduzione di quella al consumo), con un quasi raddoppio dei flussi nel 2020 rispetto alle medie degli anni precedenti la pandemia (dall’8,0% del 2019, pari a 93 miliardi, si passa al 15,6%, pari a 175 miliardi) ed un livello ancora molto elevato nel 2021 (12,4%, pari a 153 miliardi). Un comportamento determinato non solo dall’impossibilità di fruire di molti beni eservizi a motivo delle chiusure, ma anche perché le famiglie, spaventate dall’eccezionalità della situazione, hanno accantonato di più a fini precauzionali, favorite anche da un supporto molto ampio della politica di bilancio a sostegno di famiglie, imprese e occupazione.

Una tendenza che è proseguita anche nei primi mesi del 2022. Il contesto di incertezza e gli andamenti negativi dei mercati finanziari hanno infatti favorito un ulteriore accumulo di liquidità a scopo precauzionale (tra gennaio e maggio il flusso dei depositi si è attestato a 20 miliardi), nonostante l’inevitabile erosione del valore della ricchezza liquida con l’aumento dell’inflazione e la spinta ai consumi per tornare agli stili di vita precedenti la pandemia.

“Rischi sociali altissimi”

Lo ha detto Mauro Lusetti, presidente di Legacoop: “già durante la pandemia dal nostro osservatorio denunciavamo come l’impatto fosse asimmetrico non solo sulle imprese, ma pure sulle famiglie: da un lato vi era chi forzatamente accumulava risparmi imprevisti, dall’altro lato chi si impoveriva ulteriormente. Ora tutti, comprese le istituzioni, stanno facendo conto sul primo aspetto per attraversare questa difficile fase. Ma occorre ricordarsi soprattutto del secondo che cela strati di popolazione che, già colpita più duramente dall’emergenza sanitaria, ora sta scontando anche una nuova emergenza economica.

Dopo le revisioni dei prezzi dei mesi scorsi, ora l’aumento dei costi si sta riversando ulteriormente sui consumi. Nelle condizioni italiane occorrono politiche di protezione sociale eccezionali, perché, anche prendendo per buone le previsioni di un rientro progressivo dell’inflazione, già sappiamo che questo autunno sarà durissimo. Aggiungere a questo quadro di ansia e fragilità anche l’instabilità di una fase elettorale è stato un capolavoro di irresponsabilità della politica italiana di cui avremmo certamente voluto fare a meno”.