Guerra, PIL Italia in frenata: le nuove stime

Dopo l'incoraggiante risultato del 2021 che aveva sancito il recupero - seppur parziale - dopo la pandemia, il rimbalzo è messo a durissima prova dalla guerra in Ucraina: difficile crescita annua superiore al 3%.

Prima la pandemia poi il conflitto in Ucraina: quello che si è abbattuto sull’economia italiana – oltre che globale – è un doppio colpo da ko.

Pandemia e guerra, doppio shock

E se, dopo l’iniziale shock causato dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria, il PIL di casa nostra era tornato a correre aprendo la via a scenari decisamente ottimisti, adesso sembra decisamente più complicato attenuare il contraccolpo economico causato da una guerra della quale è difficile prevedere sviluppi. Potrebbe essere dunque brevissimo il rimbalzo alla luce del riacutizzarsi delle incertezze.

PIL, rimbalzo è già finito?

Dopo l’incoraggiante +6,6% del 2021 che aveva sancito il recupero quantomeno parziale dopo la frenata causata dalla pandemia, cambia la tendenza nel primo trimestre dell’anno che si è aperto all’insegna di tante (troppe) incognite. Così, nella media del primo trimestre il Pil dovrebbe segnare -2,4% sul trimestre precedente, numeri che porterebbe a una crescita su base annua del 3,3%, in presenza comunque di un confronto favorevole.
Queste le stime di Confcommercio nella ’Congiuntura di marzo’ in cui viene calcolata a -1,7% mensile di marzo, +1,3% annuale. “Anche con il pieno sfruttamento delle risorse del Pnrr – rileva il rapporto -difficilmente si raggiungerà una crescita media 2022 superiore al 3%”.

Dunque, scenario al ribasso confermato anche dalle parole del Presidente dell’Istat. Con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, “c’è stato un blocco rispetto alla speranza di ripresa”, lo ha detto ieri Gian Carlo Blangiardo a SkyTg24 ribadendo la stima dell’Istituto su un possibile impatto negativo del conflitto di 0,7 punti di PIL. Il rischio, ha avvertito, è però che i valori possano diventare “decisamente più grandi”. La previsione era di arrivare ad aprile al PIL pre-pandemia, “ma non sarà così”, ha aggiunto.

Le nuove stime

“Come statistiche ufficiali non siamo in grado di poter dare un’indicazione rispetto a qualcosa che non è sotto controllo”, ha detto Blangiardo, parlando di inflazione. “Viviamo praticamente alla giornata“, ha detto, definendo il livello dei prezzi “preoccupante”, soprattutto per le famiglie meno abbienti. “Non c’è nulla che faccia sperare che le cose possano migliorare”.

Per l’ottavo mese consecutivo l’indice dei prezzi al consumo è in crescita. Una crescita spinta, essenzialmente, secondo Blangiardo, “dall’impennata dei costi energetici, che ha agito in maniera determinante”. Una crescita che “poi si è inevitabilmente propagata su tutti gli altri settori, compresi – ha spiegato – i beni elementari ed il cosiddetto carrello della spesa. Siamo a livelli che, in qualche modo, ci riportano al ’95. Dobbiamo cercare di definire una situazione che, peraltro, crea maggiore disagio soprattutto ai soggetti più deboli, diciamo pure alle famiglie più povere, perchè alla fine gli aumenti sono stati rilevanti proprio in quei beni che più costituiscono il carrello della spesa di chi è meno abbiente, e dunque, in un certo senso, sente in misura maggiore l’effetto dell’inflazione: questo, ovviamente, è un elemento che bisognerebbe cercare di evitare”.

 

Sotto il segno dell’incertezza

Ma non c’è solo l’incertezza generata dalla guerra in Ucraina: pesano anche il rincaro dei prezzi e il parziale spostamento delle scelte dei consumi dai beni ai servizi che potrebbero rallentare bruscamente le vendite al dettaglio nei prossimi mesi. La frenata dei consumi avrà un impatto sul PIL nel 2022, con una stima al di sotto del 3%, ed anche nel 2023.
Numeri messi nero su bianco anche nel  report del Centro studi Unimpresa, che ricorda come a gennaio, quando il conflitto tra la Russia e l’Ucraina non era ancora iniziato, le vendite al dettaglio erano già calate dello 0,5% su base mensile, spinte al ribasso sia dalla diminuzione degli acquisti di beni alimentari (-0,1%) sia di quelli non alimentari (-0,8%).

“Il conflitto tra la Russia e l’Ucraina non sembra risolvibile nell’arco di un breve periodo”, sottolineano gli esperti, secondo cui “la guerra eroderà oltre un punto e mezzo percentuale di crescita”.