Guerra in Ucraina ed energia: cresce il prezzo delle auto elettriche

L’aumento dei prezzi del nichel e di altri metalli molto usati nell’automotive potrebbe causare un forte impatto sui costi delle batterie.

La guerra in Ucraina, l’inflazione galoppante e la crisi energetica alle porte avranno un impatto ulteriore nell’ambito dell’automotive, già zavorrato dalle difficoltà nel reperire semiconduttori, dall’allungamento dei tempi di consegna e dall’impennata del prezzo dei carburanti.

Anche sul versante elettrico, oltre che su quello termico, rischia di abbattersi una tempresta perfetta che porterà ad un inevitabile crescita dei (già alti) costi di produzione delle cosiddette BEV.

Nichel e batterie

Il primo problema è rappresentato dal nichel, un metallo parecchio diffuso nella produzione delle batterie, dalle ricaricabili al nichel-cadmio fino alle moderne celle al litio. La Russia è uno dei principali produttori di nichel ed il terzo fornitore al mondo, e l’invasione dell’Ucraina ne ha ovviamente limitato gli approvvigionamenti. Logica conseguenze, una evidente impennata dei prezzi di produzione delle batterie stesse, che andrà ovviamente a ricadere sul costo finale del prodotto automobilistico, in particolare le auto elettriche.

L’impennata dei prezzi finali

Secondo le stime di S&P Global Mobility, la Tesla Model Y potrebbe vedere il prezzo aumentare di 8.000 dollari quest’anno, mentre la Mercedes EQS, con il suo battery pack da 107 kWh, potrebbe registrare un aggravio di addirittura 11.000 dollari. Una vera e propria mazzata visto il costo già nettamente superiore delle vetture elettriche rispetto ai pari modello termici.

Nella relazione di S&P si legge anche che questa dinamica dei prezzi delle materie prime “spazzerà via ogni diminuzione di prezzo delle batterie dovuto alle economie di scala e ai progressi tecnologici. È anche chiaro che se queste quotazioni così elevate dovessero confermarsi nel 2023 e oltre, il raggiungimento del punto di pareggio nei prezzi fra le auto convenzionali e quelle elettriche sarebbe notevolmente proiettato in avanti nel tempo”.

La possibile alternativa

Una via d’uscita potrebbe essere rappresentata dalle batterie litio-ferro-fosfato, dunque prodotte senza nichel e senza il raro e costoso cobalto. Sono certamente più economiche, sebbene leggermente inferiori in fatto di prestazioni. Tesla ha già sfruttato questo tipo di chimica per le batterie delle Model 3 e Y prodotte in Cina, ma per tutto il 2022, tempo di durata dei brevetti, non sarà possibile produrle al di fuori della Cina. Nel 2023 la situazione potrebbe invece cambiare.

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