Guerra in Ucraina: da globalizzazione a regionalizzazione?

I cambiamenti che stiamo vedendo potrebbero significare tempi incerti per il commercio” globale. Il primo passaggio è dalla dipendenza alla diversificazione.

La guerra Russia-Ucraina “non solo ha gettato un’ombra sull’Europa, ma ha anche sollevato diversi interrogativi su dove si sta dirigendo l’economia globale nel 21° secolo. I cambiamenti che stiamo vedendo potrebbero significare tempi incerti per il commercio” globale. Lo ha affermato la presidente della Banca centrale europea (BCE), Christine Lagarde, in un discorso a Washington (USA), delineando tre cambiamenti nel commercio mondiale in risposta a questo nuovo scenario.

Il primo passaggio è dalla dipendenza alla diversificazione. “Avendo appreso le lezioni della pandemia, è improbabile che le aziende rimangano dipendenti da catene di approvvigionamento globali relativamente lineari – ha spiegato Lagarde – Ma ciò non significa, in primo luogo, che cercheranno di deglobalizzare e attuare un reshoring. Inizialmente è probabile che assisteremo a una maggiore attenzione alla diversificazione dei fornitori e allo stoccaggio di input essenziali”.

Tuttavia, è probabile che la diversificazione abbia dei limiti e questo porta al secondo passaggio, che è quello dall’efficienza alla sicurezza. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a uno spostamento verso nuove politiche industriali, guidate principalmente da Cina e Stati Uniti, in cui vengono introdotti pregiudizi geopolitici nelle catene di approvvigionamento strategiche a scapito di considerazioni di efficienza – ha affermato la numero uno della BCE – L’amministrazione statunitense ha esplicitamente identificato “l’amicizia” come obiettivo politico nella sua recente strategia della catena di approvvigionamento”. In questo senso, la guerra potrebbe rivelarsi un punto di svolta anche per l’Europa e altre regioni, rendendo più importanti le alleanze a cui appartengono i paesi fornitori.

Lagarde si dice comunque consapevole che per l’energia e le materie prime critiche l’aumento della sicurezza richiederà una strategia diversa. “Dopotutto, queste risorse sono distribuite in modo non uniforme nel mondo e non possono essere sostituite con alternative domestiche – ha detto – Le regioni dovranno sempre più reperire i propri input critici da un pool più ristretto di potenziali fornitori ritenuti affidabili e in linea con i loro interessi strategici condivisi. E dovranno farlo nel contesto di una transizione verde che sta rendendo alcune materie prime – come rame, cobalto e nichel – sempre più importanti di altre. È quindi probabile una nuova corsa geopolitica per garantire l’accesso alle risorse”.

Il raggiungimento di una maggiore sicurezza non sarà privo di costi, ed è per questo che è probabile che anche il terzo passaggio, dalla globalizzazione alla regionalizzazione, prosegua. “Il prezzo di una maggiore sicurezza potrebbe in linea di principio assumere la forma di una minore condivisione internazionale del rischio e maggiori costi di transizione”, ha specificato.

Secondo Lagarde, “la regionalizzazione crea un’opportunità per una più profonda condivisione del rischio regionale, sia attraverso il commercio che l’integrazione finanziaria. Ciò può in una certa misura a sostituire una minore condivisione del rischio a livello globale. Facilita il finanziamento comune delle priorità strategiche e gli investimenti nelle transizioni, contribuendo a generare economie di scala. E può anche aiutare a compensare le pressioni sui costi derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia e dai relativi elevati costi di trasporto”.