Green Pass, Regioni verso misure più severe: cresce il fronte del rigore

Non penalizzare i no vax ma premiare chi si è vaccinato con nuove misure sempre collegate alla suddivisione in colori.

Non penalizzare i no vax ma premiare chi si è vaccinato con nuove misure sempre collegate alla suddivisione in colori. Questa, secondo quanto si apprende, la linea che verrà discussa oggi alla Conferenza delle Regioni. Più rigida, invece, la posizione dei governatori del Nord che, sostenuti anche dal campano De Luca, guardano al “modello Austria” e chiedono requisiti più stringenti per ottenere il green pass.

Una linea condivisa dal segretario del Pd, Enrico Letta. “Io sono su questa linea, la più rigorosa che ci possa essere, se non si fa così fra qualche settimana torniamo in lockdown e poi sarà troppo tardi”. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta. “Il governo con il green pass ha adottato una strategia drastica, unica in Europa e nel mondo, applicando il green pass a tutto il mondo del lavoro. Siamo stati molto criticati, ma avevamo ragione – ha affermato Brunetta –. Abbiamo ottenuto grandi risultati. È stata la più grande operazione di politica economica del governo, perché siamo riusciti a liberare pezzi della nostra economia e della nostra società. Bisogna essere drastici per aprire ulteriormente. Il governo continua nella sua linea del rigore”.

Per il consulente del governo, Walter Ricciardi, in Italia non c’è bisogno “di un lockdown per i non vaccinati” ma – ha sottolineato – “7 milioni di non immunizzati sono troppi”.

Intanto la Camera, con 453 voti a favore e 42 contrari, ha confermato la fiducia al governo sul decreto legge green pass la cui approvazione definitiva è attesa nella tarda serata. Il provvedimento che non ha subito correzioni rispetto al testo licenziato dal Senato e deve essere convertito in legge entro il 20 novembre introduce l’obbligo dell’esibizione della certificazione verde per accedere ai luoghi di lavoro, pubblici e privati, dal 15 ottobre scorso e fino a fine 2021, in coincidenza con il termine dell’attuale stato di emergenza.

Il provvedimento dispone, inoltre, la proroga dal 30 novembre al 31 dicembre dei prezzi contenuti per i test Covid rapidi stabilendo l’obbligo, per le farmacie e le strutture sanitarie private autorizzate, di applicare il costo calmierato. Confermati test antigenici rapidi gratuiti invece per i soggetti che non possono ricevere o completare la vaccinazione per i quali vengono stanziati per il 2021 115,85 milioni di euro. Il testo concede ai lavoratori di consegnare al proprio datore di lavoro il green pass personale, per evitare i relativi controlli per tutto il periodo di validità del certificato e chiarisce che il dipendente, nel caso dovesse scadere il certificato nel corso della giornata lavorativa, potrà rimanere al proprio posto fino alla fine del proprio impegno quotidiano.

Anello debole del green pass rimane il tampone rapido. “Sono test con una sensibilità estremamente bassa, tanto che i casi positivi sono attualmente rilevati dallo 0,2% dei test rapidi e dal 6% dei molecolari. Inoltre abbiamo oltre il 50% di falsi negativi – spiega all’Ansa il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca –. Uno dei motivi per cui ci sono tanti falsi negativi è che quando un soggetto si infetta, l’infezione si palesa al test dopo 48 ore, mentre sappiamo che l’infezione deve prendere piede e che il virus ha bisogno di tempo per replicarsi. Per questo non è il caso di fare il test subito dopo avere avuto un contatto. Il test rapido riesce infatti a vedere il virus solo se la carica virale è di almeno 1 milione di copie per millilitro di fluido biologico prelevato con il tampone. Questa è una grande criticità. Inoltre – conclude Broccolo – “con le attuali regole per il Green pass, chi è vaccinato non viene distinto da chi ha fatto il test rapido ed entrambe le categorie si espongono agli stessi eventi, dimenticando che chi non è vaccinato ha quindi rischio maggiore di ammalarsi”.

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