Gas, UE verso recessione: cosa rischiano le industrie?

Lo scenario tracciato da Simon Wells, Chief European Economist di Hsbc

I tagli alle forniture di gas russo e la conseguente impennata dei prezzi fanno peggiorare le previsioni sul fronte inflazione. E in tale scenario la recessione potrebbe essere inevitabile. Questo il quadro tracciato da Simon Wells, Chief European Economist di Hsbc.

Wells – secondo quanto riporta Milano Finanza – vede l’inflazione dell’Eurozona al 10% a ottobre e in media all’8,3% quest’anno e al 6% nel 2023 rispetto alle previsioni di tre mesi fa del 7,6% e del 3,9%. Permangono, inoltre, i rischi di interruzione della catena di approvvigionamento: la siccità che sta colpendo gran parte dell’Europa potrebbe, infatti, limitare il trasporto di merci lungo fiumi chiave come il Reno, e sono stati annunciati nuovi lockdown in Cina. Vi sono, tuttavia, alcuni segnali di allentamento delle strozzature dell’offerta globale con i prezzi di una serie di materie prime che hanno registrato un calo di recente. Secondo quanto emerge dalle indagini congiunturali le pressioni sui prezzi non sono più ai massimi e per quanto riguarda i prezzi al consumo, l’ultimo indebolimento dei dati dell’IPC (core) statunitense potrebbe essere un segnale di ciò che accadrà in Europa.

 

L’impatto dell’aumento dell’inflazione sui redditi delle famiglie

 

“Ora prevediamo – spiega l’economista di Hsbc Bank citato da Milano Finanza – che i redditi reali aggregati delle famiglie scendano di circa l’1% quest’anno e del 2% l’anno prossimo. Questo nonostante l’aumento delle misure fiscali per mitigare la stretta energetica, anche se in gran parte si tratta di un trasferimento di entrate fiscali che aumentano con l’inflazione e i prezzi dell’energia, e quindi non di uno stimolo attivo che amplierà i deficit fiscali nel breve termine”.

 

Rischio recessione in Europa 

 

L’Eurozona si sta avviando verso il quarto crollo dopo 15 anni di espansione quasi ininterrotta fino al 2008. Alla luce della compressione dei redditi e di una limitata propensione al risparmio la recessione – secondo Wells – è probabilmente inevitabile. “Ora vediamo il Pil dell’Eurozona ristagnare nel terzo trimestre del 2022 e contrarsi dello 0,3% nei due trimestri successivi, prima di tornare a una crescita moderata nella seconda metà dell’anno prossimo. Ciò – sottolinea Wells – implica una crescita su anno pari a zero nel 2023, in calo rispetto all’1,5% stimato in precedenza, al di sotto del consenso di luglio dell’1,4% e della previsione della Banca centrale europea di una crescita del 2,1%, ma non così cupa come la contrazione dell’1% prevista dalla Banca d’Inghilterra”. Sebbene la recessione dovrebbe essere piuttosto contenuta grazie alle misure fiscali previste e a un mercato del lavoro che sembra destinato a rimanere relativamente resistente, con il razionamento dell’energia ancora possibile, i rischi sono orientati al ribasso. “Non sorprende – prosegue Wells – che la recessione sia guidata dai consumi. La compressione dei redditi fa sì che i consumi dovrebbero terminare il prossimo anno con un calo del 2,4% rispetto al livello del 2019. L’impatto combinato della pandemia e della crisi energetica probabilmente innescherà almeno un mezzo decennio di consumi persi nell’eurozona. Anche se questo presuppone che la crescita dei consumi si riprenda nella seconda metà del 2023 nonostante la disoccupazione in lieve aumento, grazie all’accelerazione della crescita dei salari in risposta all’aumento dell’inflazione e al recupero della fiducia dei consumatori”. Tra le quattro grandi economie dell’Eurozona, la recessione colpirà più duramente la Germania, a causa del suo mix energetico e di un ulteriore ritardo nella ripresa del settore manifatturiero. Per contro, Wells vede la Spagna evitare del tutto la recessione.

Possibile razionamento del gas per l’industria

Le industrie più energivore sono quelle della carta, del ferro e dell’acciaio, chimica e, in misura minore, quelle dei prodotti in legno e dei minerali non metalliferi. Complessivamente, le imprese chimiche consumano circa il 6% dell’energia totale consumata nell’area dell’euro in un anno, mentre l’industria cartaria e siderurgica circa il 3% ciascuna. Wells – riporta Milano Finanza – ha ipotizzato che la produzione dei settori più energivori si riduca a circa la metà, mentre il consumo complessivo di elettricità e gas per uso domestico diminuisca di circa il 20%. In base a queste ipotesi, la crescita del Pil dell’eurozona potrebbe ridursi di circa 2,5 punti percentuali, da poco più di 3 punti percentuali in Germania e 2,75 punti percentuali in Italia, a poco meno di 2 punti percentuali in Francia. Il calo sarà probabilmente avvertito soprattutto nel quarto trimestre di quest’anno e nel primo trimestre del 2023.