Gas, il ricatto di Mosca: sospese le forniture a Bulgaria e Polonia

Gazprom chiude i rubinetti perché la Russia pretende di essere pagata in rubli come annunciato tempo fa

Alta tensione nella notte sul fronte del gas tra la Russia e Polonia e Bulgaria. Gazprom ha infatti annunciato ai due Paesi che a partire dalla giornata del 27 aprile avrebbe sospeso le forniture perché non era stata pagata in rubli così come previsto dal nuovo decreto di Putin sulle esportazioni di energia. Lo stop al flusso di gas è avvenuto nella notte ma sembra che sia ripreso questa mattina alle 8 in Polonia stando a quanto riferisce Reuters che cita la rete dell’Unione europea degli operatori di trasporto del gas, citata da Reuters.

L’avviso di Mosca

A lanciare l’allarme ieri era stata la società statale polacca Pgnig che aveva fatto sapere di aver ricevuto un messaggio dell’azienda energetica russa che le forniture da Gazprom attraverso l’Ucraina e la Bielorussia sarebbero state ridotte alle 8 di questa mattina. Gazprom ha informato anche la Bulgaria dell’interruzione delle forniture come ha reso noto il ministro dell’Energia di Sofia. “Bulgargaz ha ricevuto una notifica oggi, 26 aprile, che le forniture di gas naturale da Gazprom export saranno sospese a partire dal 27 aprile”, ha dichiarato in una nota il ministero dell’Energia della Bulgaria. “La parte bulgara ha pienamente adempiuto ai propri obblighi e ha effettuato tutti i pagamenti richiesti dal suo attuale contratto in modo tempestivo, rigorosamente e in conformità con i suoi termini”, ha aggiunto. La Bulgaria dipende per il 90% dalla Russia, benché Sofia abbia un contratto in scadenza a fine anno con Gazprom, che ha già dichiarato di non voler rinnovare.

Il ricatto

La decisione di Gazprom era arrivata nella stessa giornata in cui ha annunciato sanzioni contro 35 società e 15 individui russi: la black list include anche Gazprom, attraverso la joint venture EuRoPol GAZ, che gestisce il tratto polacco del gasdotto Yamal-Europe. Nelle ultime settimane inoltre diversi esponenti del governo di Varsavia avevano sbandierato il rifiuto di adeguarsi al nuovo meccanismo di pagamento del gas, con l’apertura di un secondo conto in rubli presso una banca russa: sistema che la Commissione Ue ha giudicato praticabile in un parere legale distribuito il 21 aprile ai Paesi membri. “Abbiamo ricevuto minacce da Gazprom legate tra l’altro ai mezzi di pagamento”, ha dichiarato martedì 26 il premier polacco Mateusz Morawiecki, in visita a Berlino. “La Polonia rispetta gli accordi originari e forse la Russia proverà a punirci”, aveva preannunciato. A differenza di Sofia, Varsavia ormai da tempo ha deciso di allentare la dipendenza da Mosca grazie ai rigassificatori per il Gnl americano e a due nuovi gasdotti che dovrebbero essere presto avviati dalla Norvegia e dalla Slovacchia.

Le mosse dell’Ue

Nel frattempo l’Unione europea ha iniziato a correre ai ripari. Il primo passo è rappresentato dall’ok all’applicazione di un tetto ai prezzi del gas, concedendo a Spagna e Portogallo di limitare temporaneamente a 40 euro per Megawattora il prezzo delle forniture destinate alle centrali elettriche nella penisola iberica. Osservatore attento è l’Italia che spera misure analoghe vengano estese a tutta la Ue. “Continueremo a batterci in Europa con tutte le forze – ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio -. Subito un tetto massimo europeo al prezzo del gas, per tutelare famiglie e aziende contro speculazioni che non permetteremo”.