Fine del governo Draghi, e ora che succede?

Dopo la giornata di ieri in bilico le misure in cantiere per concorrenza e riforma fiscale

E’ stato il giorno più lungo e anche quello fatale per il Governo Draghi. Alla fine, il Senato ha confermato la fiducia al governo approvando la risoluzione sulle comunicazioni del presidente del Consiglio presentata da Pier Ferdinando Casini con appena 95 voti a favore e 38 contrari. I senatori di M5S, Lega e Fi non votano: i pentastellati si dichiarano “presenti non votanti”.

E’ durante le dichiarazioni di voto che si capisce che si avvicinano lo scioglimento del Parlamento e il voto: è l’epilogo di una giornata drammatica vissuta tra Palazzo Madama, Palazzo Chigi e il Quirinale e della crisi aperta dal M5s.

Quello di ieri è stato il risultato più basso che il governo ha ottenuto in questa legislatura. Il presidente del Consiglio annuncerà quindi oggi alla Camera, all’inizio della discussione generale, la propria intenzione di salire al Quirinale per dimettersi. La seduta alla Camera è convocata per le ore 9:00.

Il patto di fiducia

Non sono bastati, i 5 giorni di decantazione che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva imposto al presidente del Consiglio prima di rendere definitive le dimissioni, annunciate perché era venuto meno quel “patto di fiducia” che Draghi ha riproposto al Parlamento. I toni e i modi hanno fatto infuriare prima la Lega poi tutto il centrodestra riunito a Villa Grande da Berlusconi. Un discorso che non è piaciuto nemmeno 5 Stelle per “l’atteggiamento sprezzante”, come lo ha definito Giuseppe Conte.

Il tentativo del PD

“Abbiamo fatto il possibile” per evitare l’epilogo peggiore di una giornata “drammatica“, hanno commentato gli esponenti del Partito Democratico che più di tutti si è speso per scongiurare il voto anticipato. Una “pagina nera per l’Italia”, la politica “ha fallito”, ha aggiunto Di Maio. La previsione di Enrico Letta sono elezioni anticipate a cui si andrà “rapidamente”. Ma a decidere i tempi sarà il Quirinale dove Draghi dovrebbe appunto salire, dopo il passaggio, probabilmente rapido, a Montecitorio per annunciare che si dimetterà.

Gli interventi in bilico

Dal PNRR alla legge di bilancio, dagli interventi per la riduzione del cuneo fiscale al salario minimo. Dopo la giornata di ieri sono molti i progetti in bilico. Il cantiere del governo infatti si ferma. Potrebbero essere salvate le misure che l’urgenza del momento potrebbe richiedere, come il varo del decreto di fine luglio-inizio agosto che anche un governo che non è nella pienezza dei propri poteri potrebbe adottare per alleggerire il peso del caro energia sulle famiglie e sulle imprese. La fine anticipata della legislatura, invece, manderebbe in soffitta tutti i provvedimenti ora in Parlamento: dal ddl conrrenza alla riforma fiscale.

BTP in fibrillazione

“La scelta di M5S, Lega e Forza Italia di non sostenere più il governo di unità nazionale con a capo Mario Draghi avrà conseguenze fortemente negative sull’andamento dell’azionario italiano e aumenterà le tensioni sullo spread con un forte rialzo dei rendimenti dei titoli di stato italiani”, ha commentato Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, secondo cui “i timori degli investitori su un lungo periodo di instabilità politica in Italia possano portare lo spread nel breve termine a 250 punti base e nel medio sui 300 pb”.

Il rendimento del decennale italiano è salito al 3,51% (+14 punti base), oltre il tasso dei titoli greci al 3,47% (+3 punti base). Il Bund tedesco è a quota 1,26% (+1 punto base), portando lo spread a quota 225 punti base.