Finanza sostenibile: a che punto siamo?

Le dieci raccomandazioni contenute nel Position Paper 2022 dell'ASviS

Negli ultimi anni, soprattutto a partire dall’adozione dell’Agenda 2030 e dalla sottoscrizione dell’Accordo di Parigi nel 2015, l’integrazione degli SDGs negli obiettivi e nelle strategie d’investimento è una pratica sempre più diffusa. Una tendenza determinata da una crescita di consapevolezza dei governi e degli investitori sulla rilevanza finanziaria dei temi di sostenibilità e sul ruolo centrale dei mercati dei capitali nel sostenere una crescita economica inclusiva e a basso impatto ambientale. Inoltre, i risparmiatori sono sempre più interessati ad allineare le scelte finanziarie con i propri valori o con i temi ambientali e sociali ritenuti importanti. È quanto emerge dal Position paper 2022 pubblicato dal Gruppo di lavoro dell’ASviS sulla finanza sostenibile.

Sebbene l’interesse di governi, regolatori, operatori finanziari e risparmiatori si sia focalizzato prevalentemente sui temi ambientali, attori, strategie e prodotti di finanza per lo sviluppo sostenibile considerano le dimensioni ambientale, sociale e di governance come profondamente interconnesse: infatti, – si legge nel documento – fenomeni come il cambiamento climatico producono effetti di carattere sia ambientale (es: maggior frequenza e intensità dei fenomeni atmosferici estremi, siccità, inondazioni ecc.), sia sociale (es: migranti climatici, aumento della povertà e delle tensioni sociali generate da carestie e carenza di risorse primarie) e la loro efficace gestione è strettamente correlata a una buona governance aziendale. In quest’ottica l’azione della finanza per lo sviluppo sostenibile è innervata dal concetto della “Giusta transizione”, secondo la quale il passaggio a un’economia priva d’impatto sull’ambiente richiede il sostegno alle aree, ai settori e ai soggetti che risultano più esposti e vulnerabili al cambiamento (es: società attive nell’ambito dei combustibili fossili). Se non conosci la finanza sostenibile leggi questo articolo.

Il processo è iniziato ma c’è ancora molto da fare. Nei prossimi anni, secondo l’ASviS l’attenzione degli stakeholder deve focalizzarsi su 10 punti. Vediamo quali. (Per approfondire vedi anche le cinque regole auree per gli operatori finanziari)

Finanziare la transizione giusta

Un elemento fondamentale è una gestione corretta e attenta del processo di transizione, anche attraverso un significativo incremento di risorse per la cosiddetta “Just Transition”. L’equilibrio tra un rapido raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica, un adeguato progresso della tecnologia per l’adozione di tecniche che favoriscano la transizione ecologica ed energetica (in particolare con riferimento ai settori che producono energia e all’impatto di quelli che la consumano) e il mantenimento di adeguati livelli di competitività del sistema-Paese può essere raggiunto – sottolinea l’ASviS – solo attraverso il sostegno intenso, calibrato e adeguato di risorse e di tempi certi per la realizzazione rapida ed efficace degli obiettivi della transizione. Una possibile soluzione può essere un sistema di incentivi commisurati al raggiungimento da parte delle aziende degli obiettivi di decarbonizzazione, eventualmente negoziabili in un mercato con l’assistenza di una garanzia pubblica.

Favorire la finanza d’impatto e gli investimenti sostenibili

Occorre rafforzare l’insieme degli strumenti di regolazione per fare emergere in modo chiaro e inequivocabile l’orientamento degli investitori verso progetti autenticamente di impatto sulla sostenibilità, facendo in modo che il Regolamento tassonomia selezioni realmente i progetti di investimento in base all’impatto sugli obiettivi ambientali e sociali. È necessario inoltre – aggiunge l’ASviS – rafforzare la trasparenza del mercato SRI e di contrasto al greenwashing e, in particolare, migliorare notevolmente la qualità della raccolta dei dati sui prodotti finanziari che finanziano autenticamente investimenti sostenibili e responsabili.

Promuovere la finanza d’impatto e la tassonomia per gli obiettivi sociali

La valutazione degli investimenti deve risolutamente orientarsi verso le tecniche proprie della cosiddetta finanza di impatto, associando agli obiettivi finanziari anche quelli sociali in una ottica di sostenibilità collettiva dei processi di investimento. L’adozione di queste tecniche non è ancora diffusa e l’accelerazione sulla tassonomia per gli obiettivi sociali dello sviluppo sostenibile, che diventa sempre più urgente, – secondo l’Alleanza – potrà dare un significativo impulso in questa direzione.

Modificare i modelli di business degli operatori finanziari

Occorre imprimere una accelerazione significativa alla modifica dei modelli di business degli attori del sistema finanziario, rafforzando da un lato – si legge nel documento – i processi di identificazione dei rischi ESG e la loro quantificazione nei modelli di rischio, allo scopo di indurre sempre più il sistema finanziario a premiare le attività produttive sostenibili e, dall’altro, proponendo ai risparmiatori e alle PMI prodotti finanziari sostenibili in grado di supportare comporta- menti di consumo e di produzione allineati con gli obiettivi del Goal 12.

Adottare velocemente le direttiva sul reporting di sostenibilità

Le norme sul reporting di sostenibilità si stanno modificando profondamente, anche con l’obiettivo di ridurre la frammentazione di strumenti e standard. Non appena si sarà concluso il processo di perfezionamento della nuova direttiva sul reporting di sostenibilità, sarà necessario – rileva il report –procedere velocemente all’adozione della stessa a livello nazionale al fine di rendere rapido il passaggio al nuovo contesto normativo. La rapidità di adesione alla direttiva e di applicazione degli standard europei non appena definiti permetterà al sistema delle imprese e allo stesso sistema finanziario di adattarsi al nuovo contesto in tempi brevi, accelerando le scelte strategiche delle imprese nella direzione della sostenibilità. Sarà necessario allo stesso tempo gestire con cautela le possibili diseconomie derivanti da un eccessivo peso sulle grandi imprese derivante dall’adozione di due diversi standard (europeo e internazionale) e sulle piccole imprese per la richiesta di informazioni che potrebbe derivare loro dal mondo bancario e assicurativo. In questo quadro – per l’ASviS – appare urgente favorire un robusto processo di acculturazione delle PMI italiane al fine di favorire la loro resilienza ai processi in atto, in particolare nelle relazioni che avranno con il mondo finanziario.

Consolidamento strumenti di finanza pubblica europea per la sostenibilità

Dal Green Deal europeo in avanti, anche per effetto delle crisi in atto (sanitaria ed ener- getica), l’Europa si è dotata di importanti strumenti di finanza pubblica a sostegno della transizione verso un’economia decarbonizzata e socialmente più sostenibile. Dal Next Generation EU agli stessi nuovi Fondi strutturali, dal Fit for 55 al RePowerEU, l’obiettivo dei fondi europei è quello di imprimere all’economia europea un cambio di paradigma funzionale al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Se i rischi di crisi energetica di breve periodo comportano l’adozione di strumenti non allineati con gli obiettivi della neutralità climatica, la prospettiva di lungo periodo non può che essere quella dell’utilizzo del bilancio europeo, del finanziamento comune attraverso debito comune e della tassazione ambientale europea finaizzati al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Utilizzo del  PNRR per sviluppare capacità di programmazione nella PA

Il PNRR è un formidabile strumento per attivare le Pubbliche Amministrazioni sui temi dello sviluppo sostenibile. La necessità di ragionare tenendo chiaramente conto del principio “Do not significant harm”, ma anche di darsi obiettivi quantificabili sul fronte delle più importanti dimensioni ambientali e sociali, costituisce una svolta importante nel quadro dei processi di pianificazione pubblica. Sarà decisiva – prevede l’ASviS – la capacità di decentrare in modo efficace queste competenze verso le Pubbliche Amministrazioni locali, anche utilizzando le prassi consolidate della programmazione dei Fondi strutturali e attribuendo un contenuto ancora più significativo ai processi di concertazione. I ritardi sui Fondi strutturali devono essere rapidamente recuperati, ridisegnando in modo adeguato il rapporto tra centro e periferia nella pianificazione della spesa pubblica.

Promuovere azioni per rafforzare la finanza per il consumo sostenibile

Pur in un quadro di crescente disponibilità di prodotti finanziari per la clientela retail attenti alla sostenibilità messi in campo da banche e assicurazioni, la consapevolezza collettiva circa la disponibilità e l’importanza di questi prodotti appare ancora molto limitata. Anche in questo contesto la trasparenza e l’informazione sono i due elementi fondamentali. La regolazione sta imponendo obblighi crescenti in questa direzione, ma in un Paese in cui è scarsa l’educazione finanziaria, questi processi sono lenti e possono essere accelerati con un impegno collettivo degli attori del mercato per generare criteri di valutazione degli impatti dei molteplici prodotti di consumo, affinché gli operatori finanziari possano ad essi legare prodotti finanziari a supporto di quei consumi.

Utilizzare regolazione e mercato per rafforzare consumi sostenbili

Come sottolineato nei contributi di ASSOFIN, ANCE, FEBAF e FEDUF presenti nel report la realizzazione degli obiettivi di sostenibilità nei consumi è il risultato dell’effetto di azioni di regolazione (informazione e trasparenza), degli incentivi (superbonus), della promozione di processi culturali (educazione finanziaria) e dell’azione del mercato che, verificando la modifica rapida delle prassi di consumo verso prodotti sostenibili, mette a disposizione strumenti finanziari che trasformino la scelta virtuosa in ulteriore elemento di convenienza (non solo economica).

Utilizzare la finanza per raggiungere l’obiettivo della parità di genere

L’adozione di un modello economico orientato verso la sostenibilità sta facendo emergere i vantaggi di una società e di una economia in cui vi siano concrete pari opportunità per tutte e tutti e siano superati quegli squilibri strutturali di genere che hanno condizionato lo sviluppo economico degli ultimi decenni. Questo obiettivo – evidenzia l’ASviS – può essere raggiunto con policy adeguate che mettano a disposizione strumenti di valutazione delle politiche (bilanci di genere), ma anche strumenti finanziari operativi (es. risorse per l’imprenditorialità femminile) che favoriscano concretamente l’accessibilità al credito e al mercato dei capitali. In questo quadro una attività sostenuta di formazione per l’accesso delle donne agli strumenti di finanza pubblica e privata dovrebbe essere promossa sia a livello nazionale che a livello dei singoli territori del Paese.