Fed pronta al primo rialzo dei tassi: ecco cosa aspettarsi

La banca centrale statunitense si prepara ad annunciare un aumento dei tassi d'interesse di 25 punti base per contrastare l'inflazione che galoppa.

La Federal Reserve si prepara a sfidare i rischi di stagflazione ed avviare risolutamente la sua exit strategy, ignorando i venti di guerra che soffiano dall’Europa e guardando con molta preoccupazione alle dinamiche dell’inflazione, che continua a dare segnali di surriscaldamento.

I “falchi” cioè i fautori di una politica monetaria restrittiva hanno da tempo preso il sopravvento e nulla è cambiato dallo scoppio della guerra in Ucraina, anche se questa avrà immancabilmente effetti sula crescita economica mondiale, compresa quella statunitense.

Inflazione ai massimi dagli anni ’80

A tenere banco è l’inflazione, che in USA è volata al 5,2% a febbraio, ben oltre ogni più pessimistica previsione ed ai massimi dagli anni ’80. Sono così mutate le aspettative per l’anno in corso, che vedono un’inflazione al 4% dal 2,7% indicato in precedenza.

La crescita economica, che era attesa intorno al 4%, sarà più bassa di quanto preventivato a causa degli effetti della guerra in Ucraina. Gli analisti di Goldman Sachs hanno già ridotto le sue previsioni attorno al 2,9% e la fed di Atlanta preannuncia per il primo trijestre una crescita modestissima dello 0,5%.

“Falchi” pronti ad alzarsi in volo

E così la Fed, che avvia oggi la due giorni di politica monetaria per comunicare domani sera le sue decisioni, si prepara ad annunciare il primo rialzo dei tassi dell’era post-pandemica, con una misura generalmente attesa di 25 punti base.

Il FOMC alzerà il target range sui fondi federali allo 0,25-0,50%, il primo aumento dal 2018, che è pressoché scontato, ma desterà più attenzione il discorso del presidente Jerome Powell, che secondo le attese dovrebbe annunciare altri aumenti quest’anno. Quelli che propendono di un maggiore interventismo ne preannunciano almeno sette quest’anno, uno ad ogni riunione in calendario, e qualcuno parla anche di possibili aumenti di  50 punti base se necessario.

Altro tema chiave riguarda le tempistiche di riduzione del bilancio monstre di 9mila miliardi di dollari, attraverso l’alienazione dei titoli sin qui acquistati con il piano di Quantitative easing. Le attese però non indicano che vi sia fretta di liquidare queste posizioni, che probabilmente saranno rinnovate sino all’estate, per poi avviare l’atteso processo di “normalizzazione”.

Cosa cambia per l’Italia?

Le politiche della Fed condizioneranno anche la BCE, che nella riunione tenutasi la scorsa settimana è sembrata meno “paziente” sulla possibilità di mantenere i tassi di interesse a zero e più “falco” di quanto ci si aspettasse.

La reazione die mercati della scorsa settimana la dice lunga e quindi presto i tassi potrebbero iniziare ad aumentare anche in UE, con i consueti affetti sul mercato dei prestiti e dei mutui , che in questi anni di crisi di è avvantaggiato della politica dei tassi a zero.