Eurozona, prospettive economiche in peggioramento: ecco cosa aspettarsi

Gli ultimi dati macroeconomici fotografano l’impatto della variante Omicron sulle economie del Vecchio Continente

L’ondata di contagi dovuti alla variante Omicron sta colpendo le attività economiche dell’Eurozona. Sebbene gli economisti siano concordi che le conseguenze delle nuove restrizioni siano più limitate a ogni ondata, in quanto le economie perfezionano la loro risposta al virus, i dati macroeconomici usciti negli ultimi giorni fotografano una situazione non semplice per il Vecchio Continente. Diverse nubi si stanno addensando sui principali paesi europei, con i contagi che si sommano ai persistenti problemi alle catene di approvvigionamento, e stanno colpendo quella che è considerata la locomotiva d’Europa.

Il calo del PIL tedesco

Tra le notizie più preoccupanti c’è il fatto che l’economia tedesca è risultata in contrazione nel quarto trimestre del 2021. Secondo la stima dell’Ufficio federale di statistica (Destatis), il PIL dovrebbe aver registrato un calo dello 0,7% su base trimestrale, peggiore delle previsioni degli analisti (-0,3%) e a fronte del +1,7% registrato nei tre mesi precedenti. Su anno, il PIL ha segnato un +1,4%, anche in questo caso minore delle stime degli analisti (+1,8%) e in rallentamento rispetto al periodo precedente. “Dopo che la performance economica è aumentata nuovamente in estate nonostante i crescenti colli di bottiglia nelle consegne e la carenza di materiali, la ripresa dell’economia tedesca si è arrestata alla fine dell’anno a causa della quarta ondata di Covid-19 e di un altro rafforzamento delle misure preventive Covid-19″, hanno sottolineano gli esperti dell’istituto di statistica. Inoltre, il PIL della prima economia europea è ancora inferiore dell’1,5%, rispetto al quarto trimestre del 2019, quello precedente la crisi da Covid-19.

Le notizie positive

Nello stesso periodo, ovvero gli ultimi tre mesi del 2021, sono cresciute oltre le attese sia l’economia spagnola che quella francese. L’Istituto Nazionale della Spagna (INE) ha reso noto che dovrebbe essersi registrata una crescita del PIL del 2% su trimestre, dopo la variazione del +2,6% del trimestre precedente, risultando superiore alle stime di consensus (+1,4%). Su base annuale, il dato è indicato in aumento del 5,2% dopo il +3,4% precedente, al di sopra delle attese degli analisti che indicavano un +4,5%.

Secondo la lettura preliminare diffusa dall’Istituto Statistico Nazionale Francese (INSEE), il PIL del paese transalpino dovrebbe aver registrato nei tre mesi a dicembre un incremento dello 0,7% dopo il +3,1% del 3° trimestre. Il dato risulta superiore alle stime degli analisti, che indicavano un +0,5%. Dopo essere tornato al livello pre-crisi nel trimestre precedente, il PIL lo ha superato significativamente nel quarto trimestre (+0,9% rispetto al quarto trimestre 2019).

Fiducia ancora in ribasso

È continuata a diminuire anche a gennaio 2022 la fiducia dell’economia dell’eurozona. L’indice che misura il sentiment complessivo è sceso a 112,7 punti, rispetto ai 113,8 punti del mese precedente e ai 114,5 punti attesi dal mercato. La fiducia del complesso dell’Unione Europea è calata a 111,6 punti, secondo quanto reso noto dalla Direzione Generale degli Affari Economici e Finanziari della Comunità europea (DG ECFIN). Tutte i sotto-indici sono risultati in calo: fiducia dei consumatori, clima nell’industria, dei servizi, del commercio al dettaglio e dei servizi finanziari. Giù anche fiducia nelle costruzioni e l’indice sulle prospettive del lavoro.

La revisione al ribasso dell’FMI

In settimana è arrivata anche la revisione al ribasso delle stime di crescita dell’economia mondiale per il 2022 da parte del Fondo Monetario Internazionale (FMI). La crescita globale è stimata al 5,9% nel 2021 e dovrebbe scendere al 4,4% nel 2022, mezzo punto percentuale in meno rispetto alla stima di ottobre 2021. “La linea di base incorpora gli effetti previsti delle restrizioni alla mobilità, la chiusura delle frontiere e gli impatti sulla salute dalla diffusione della variante Omicron”, si legge nell’analisi dell’organizzazione internazionale. Nell’area euro, i prolungati problemi alla supply chain e le interruzioni provocate dal Covid hanno prodotto una revisione al ribasso di 0,4 punti percentuali, guidata da un ribasso di 0,8 punti percentuali per la Germania, in gran parte dovuto all’esposizione dell’economia agli shock della catena di approvvigionamento. “Si prevede che le restrizioni alla mobilità imposte verso la fine del 2021 trascineranno al ribasso la crescita nell’area euro all’inizio del 2022”, viene sottolineato.

Le opinioni dei direttori acquisti

Ulteriori indicazioni sono arrivati dall’indice dei direttori acquisti (PMI) di gennaio, che è risultato leggermente indebolito, anche se i livelli aggregati sono rimasti comunque in territorio di espansione. “Il settore dei servizi è in notevole sofferenza a causa della variante Omicron, anche se l’impatto sembra meno grave rispetto alle precedenti ondate di virus – osserva Gero Jung, capo economista di Mirabaud AM – Si tratta di un dato in linea con l’evidenza aneddotica per cui anche le vendite legate agli eventi culturali, così come i dati sulla mobilità, sono diminuiti molto meno che nelle precedenti ondate di contagio”. Inoltre, “il settore manifatturiero è più protetto, grazie all’allentamento dei colli di bottiglia sul versante dell’offerta”, ma “i prezzi per beni e servizi sono aumentati al ritmo più rapido nei 20 anni di vita delle rilevazioni del PMI: una circostanza che suggerisce che è improbabile che l’inflazione al 5% sia destinata a scendere nel breve termine”, aggiunge l’economista.