Energia, Putin calma i prezzi del gas. Europa ostaggio della Russia?

L'aumento vertiginoso dei prezzi del gas si è interrotto, e la mossa dello "Zar" ha mostrato che l'Europa è sempre più vulnerabile alla Russia

L’intervento del presidente russo Vladimir Putin sulla crisi energetica europea ha avuto un primo e importante effetto: l‘aumento vertiginoso dei prezzi del gas si è interrotto e i futures sulla materia prima sono tornati a scendere, pur mantenendosi su livelli estremamente elevati se paragonati soltanto a poche settimane fa. Le parole di Putin – che ha offerto il proprio aiuto all’Europa e sottolineato che il suo Paese “è un fornitore di gas affidabile e rispetta gli impegni in pieno” – potrebbero però rendere il vecchio Continente “ostaggio” della Russia.

Mosca sta aspettando che la Germania certifichi il controverso progetto del gasdotto Nord Stream 2, che porterà più gas russo in Europa attraverso il Mar Baltico, e il fatto che il blocco europeo abbia disperato bisogno di una maggiore offerta potrebbe essere un fattore che gioca a favore di Putin. Gli analisti di mercato sono concordi nel sostenere che la mossa dello “Zar” ha mostrato che l’Europa è sempre più vulnerabile alla Russia. “L’Europa è ora ostaggio della Russia per le forniture di energia”, ha dichiarato Timothy Ash, senior strategist presso Bluebay Asset Management, definendo la situazione “incredibile”. Mike Fulwood, ricercatore presso l’Oxford Institute for Energy Studies, ha convenuto che qualsiasi decisione di fornire più gas all’Europa da parte della Russia è “politica” e legata alla certificazione del gasdotto.

Bisogna comunque vedere se alle parole di Putin seguiranno azioni concrete. “L’Europa si affida per il 90% delle sue forniture di gas alle importazioni. Ciò rende l’offerta di sostegno del presidente russo Putin più che ben accetta, considerando che la Russia è il maggiore fornitore di gas all’Europa. Tuttavia, non è chiaro quanto Mosca possa aumentare la fornitura, date le sue priorità di rifornire il suo mercato interno e costruire le scorte in vista dell’inverno”, ha commentato Ben Laidler, Global Markets Strategist di eToro. “I prezzi europei del gas probabilmente si abbasseranno dai recenti massimi storici, aiutati da alcune maggiori forniture dalla Russia e dall’esportatore numero due, la Norvegia, ma sono destinati a rimanere ben al di sopra di ciò a cui le aziende e i consumatori europei sono stati abituati“, ha aggiunto.

L’Unione europea sta intanto esplorando altre soluzioni per portare la situazione sotto controllo nel medio termine. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che l’UE potrebbe presto intervenire sul fronte delle riserve strategiche europee di gas, mentre Mario Draghi ha detto che la Commissione europea presenterà presto un piano per l’acquisto congiunto di energia tra tutti gli Stati membri. “La Commissione presenterà una proposta da discutere in occasione del prossimo Consiglio europeo”, ha specificato il presidente del consiglio italiano.

L’aumento del costo delle materie prime energetiche spaventa anche oltreoceano. Nella serata di ieri il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Jennifer Granholm, ha dichiarato che l’amministrazione USA potrebbe considerare l’utilizzo delle scorte petrolifere di emergenza del Paese (Strategic Petroleum Reserve) per raffreddare i prezzi della benzina, che hanno raggiunto i massimi di sette anni. “È uno strumento che è in esame”, ha detto Granholm ad un evento sulla transizione energetica del Financial Times.

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