Dal DEF alle pensioni: i nodi da sciogliere per il prossimo esecutivo

Vincere le elezioni è solo il primo passo: sono tanti i dossier in cerca di risposte urgenti

A prescindere dagli esiti delle elezioni del 25 settembre, il prossimo governo avrà tempi piuttosto risicati per far fronte a tutte le scadenze e agli interventi prioritari in agenda.

 

Dalla legge di Bilancio al PNRR: le sfide

Innanzitutto entro il 31 dicembre dovrà essere approvata dal Parlamento la legge di bilancio – pena lo sconfinamento nel pericoloso terreno dell’esercizio provvisorio – e oltre ad essere completata la fase attuativa collegata agli obiettivi del PNRR del secondo semestre 2022 per non perdere la nuova, consistente tranche di aiuti europei. Il prossimo esecutivo in poche settimane dovrà anche individuare le misure strutturali da adottare per attutire nel medio periodo l’impatto del caro bollette su famiglie e imprese. 

 

Dalla Nadef al tema pensioni

Gli spazi di manovra sul versante dei conti pubblici dovranno essere fotografati dalla Nota di aggiornamento del Documento dei economia e finanza (Nadef) che il governo Draghi presenterà a fine settembre ma limitatamente al solo quadro tendenziale, senza cioè gli obiettivi programmatici, su cui costruire la legge di bilancio. Il nuovo governo avrà anche il compito di decidere se cambiare, o meno, la strategia sulle vaccinazioni contro il Covid e se ripristinare in toto, o superare, la legge Fornero sul versante pensionistico, visto che Quota 102 scadrà a fine anno. 

Il nodo scostamento

Mario Draghi ha più volte ribadito il suo no a un nuovo scostamento di bilancio. Il timore è che il debito pubblico italiano possa essere “aggredito” già nelle prossime settimane da attacchi speculativi sui mercati finanziari. Anche per questo motivo il nuovo decreto Aiuti in cantiere dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 miliardi, massimo 15. Salvini ha già chiesto di mobilitare immediatamente 30 miliardi sollecitando palazzo Chigi di azionare la leva del deficit. Una strategia sostanzialmente condivisa dal M5S di Giuseppe Conte e di fatto anche da Fi. Più prudente Giorgia Meloni.

Crescita e promesse elettorali

A oggi l’aumento del PIL reale del 2,3% per il 2023 indicato nei tendenziali del Def di aprile appare irraggiungibile. Nelle scorse settimane l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha ipotizzato una crescita dello 0,9% a patto che il PNRR venga completamente attuato. E se questa diventasse anche la stima del governo, gli spazi di manovra, nel rapporto con il deficit, per la prossima legge di bilancio si ridurrebbero di una quindicina di miliardi. Una situazione che renderebbe difficilmente realizzabili alcune delle promesse di questa campagna elettorale come la flat tax al 15%, il rafforzamento del Reddito di cittadinanza (già sopra i 9 miliardi annui) o l’adeguamento ad almeno mille euro di tutte le pensioni, a meno di non voler appesantire in maniera massiccia il già ingombrante debito pubblico.