Consumi: il conto di due anni di pandemia

Turismo, alberghi, ristorazione, trasporti, abbigliamento: la lista dei settori più colpiti è lunga ed il costo in termini di consumi si aggira sui 137 miliardi il primo anno.

Lockdown e restrizioni ma anche la riduzione dei redditi da lavoro, l’inflazione e l’incertezza. Questi gli elementi che a due anni esatti dalla notizia del primo paziente Covid in Italia, ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Codogno (Lodi) la sera del 20 febbraio 2020, hanno determinato una vera e propria catastrofe economica. A fare il punto è il Quotidiano Nazionale sulla base dei dati di Confesercenti.

Contrazione dei consumi

Stando alle stime di Confesercenti il Covid ha cancellato quasi 4mila euro di spesa a famiglia. Il dato è la somma della riduzione dei consumi rispetto al livello pre-crisi registrata in media da ogni famiglia nel 2020 (-2.653 euro) e nel 2021 (-1.298 euro), per un totale di -3.951 euro. Nel primo anno di pandemia i Italia sono stati persi 183 miliardi di PIL e 137 miliardi di consumi, di cui: 86 miliardi durante la prima ondata (marzo-giugno 2020) e 51 tra novembre 2020 e marzo 2021.

Le regioni più colpite

A livello territoriale l’arretramento peggiore si registra in Toscana, con una perdita reale di 9.119 euro di spesa per nucleo familiare. A seguire, nella classifica delle regioni che hanno perso di più, il Molise (-5.903 euro a famiglia), il Piemonte (-5.724 euro) e la Basilicata (-5.491 euro). Ma perdite superiori ai 5mila euro per nucleo familiare si rilevano anche in Sardegna (-5.305 euro), Veneto (-5.117 euro) e Valle D’Aosta (-5.014).

Niente ripresa per alcuni settori

Come emerge dal Consuntivo Consumi 2021 di Confcommercio il 2021 chiuderà con una crescita del PIL del 6,2% e dei consumi del 5,1%. Alcuni settori, a cominciare dalla filiera turistica e dall’area della cultura e del tempo libero, non hanno, tuttavia, – rileva l’Ufficio Studi di Confcommercio – mai partecipato pienamente a questa ripresa e sono ancora molto distanti dai livelli del 2019 Tra questi figurano ristorazione e alberghi, con una perdita di consumi  rispettivamente del 27,3% e di quasi il 35%, e i servizi culturali e ricreativi con una perdita del 21,5%. Ci sono anche altri comparti con cali a doppia cifra, come i trasporti (-16%) e l’abbigliamento e le calzature (-10,5%). È evidente – sottolinea Confcommercio – che il recupero prosegue più lentamente del previsto e per i consumi, in calo del 7,3% rispetto al 2019, il completo ritorno ai livelli pre-pandemici non avverrà prima del 2023.

Perdite record per il turismo

Il 2021 doveva essere l’anno della ripresa per il turismo italiano ma i dati che emergono dal rapporto Assoturismo Confesercenti sono impietosi. Nel 2021, rispetto al 2019, mancano all’appello 67 miliardi di euro di consumi turistici interni (-28 miliardi solo nelle città d’arte) con la ricettività che perde 18 miliardi, la ristorazione e i pubblici esercizi che contano su -8 miliardi di consumi e le agenzie di viaggio con -2,5 miliardi. Complessivamente la perdita economica per il settore (totale consumi turistici interni) è stimabile in circa 88 miliardi di euro (- 55%).Di questi: 32 mld hanno riguardato la ricettività, 12 mld i pubblici esercizi, 3,5 mld le agenzie di viaggio e tour operator, 10 mld per il mancato shopping nei negozi.