Concessioni balneari, i nodi della questione oggi in Cdm

Il Ministro Gelmini incontrerà i rappresentanti di Regioni, Anci e Upi, per condividere le linee guida del provvedimento

Evitare che la procedura di infrazione europea si traduca in una maxi-sanzione, tutelando, allo stesso tempo, gli interessi legittimi. Sembra questa la linea adottata dal Governo in tema di concessioni balneari. Questione che – all’indomani della discussione generale sulla mozione di indirizzo di Fratelli d’Italia contro la direttiva Bolkestein e del rinvio del voto che rischiava di spaccare la maggioranza – sarà discussa oggi in Consiglio dei ministri con l’obiettivo di individuare nuove misure ad hoc.

Si prospetta, come ha assicurato pochi giorni fa il ministro del Turismo Massimo Garavaglia in un’intervista al Messaggero, una soluzione che “protegga il settore” attraverso la tutela degli interessi delle imprese a conduzione familiare tipiche del comparto e degli investimenti finora sostenuti. Ma se i partiti di maggioranza concordano sulla necessità di una riforma della normativa sulle concessioni demaniali marittime che dia certezze al settore e tuteli imprese e lavoratori, non c’è una posizione condivisa sul fronte delle soluzioni. Prima della riunione del Cdm il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, incontrerà i rappresentanti di Regioni, Anci e Upi, per condividere le linee guida del provvedimento al quale sta lavorando l’esecutivo.

La riforma delle concessioni balneari attesa oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri – secondo quanto si apprende da fonti di governo – dovrebbe essere introdotta con un emendamento al disegno di legge delega sulla concorrenza, attualmente all’esame del Senato. Lo scorso novembre il Consiglio di Stato ha stabilito che dopo la dead line del 31 dicembre 2023 tutte le concessioni balneari in essere saranno considerate non più valide.

L’allarme delle associazioni

“Noi siamo sotto un attacco inaudito da circa un mese a questa parte. Riteniamo che ci sia un piano ben organizzato e con un regista preciso. Abbiamo di fronte la magistratura e Palazzo Chigi che sta cercando di fare tutto il possibile per mettere in liquidazione le spiagge italiane, oltre all’attacco da parte dei soliti media organizzato e ben confezionato”. Questo l’allarme lanciato da Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari, in un’intervista all’Ansa. “Lega e FI – prosegue Licordari – stanno cercando di difenderci ma allo stesso tempo sorreggono il Governo. Anche loro non conoscono il testo che andrà domani in Cdm. Lega e Forza Italia sono partiti che stanno cercando di dare un colpo al cerchio e una alla botte. E’ ingiusto svendere le coste italiane agli operatori esteri, mentre noi non possiamo fare nulla all’estero. Non c’è reciprocità delle norme. E’ normale che i ministri abbiano il testo solo un’ora prima? Nel decreto concorrenza si richiama un importante passaggio, cioè la mappatura. E’ un passaggio importante perché se la risorsa non è scarsa la direttiva non si applica. Se ci sono tante coste libere, la direttiva non si applica. In Italia è certamente così, ci sarà il 50% delle coste libere. Se vogliamo affrontare con serietà questo problema, dobbiamo partire dal risultato certo della mappatura, altrimenti vuol dire che c’è un disegno criminoso e con la scusa delle direttive si vogliono liquidare i beni nazionali”.

Una denuncia arriva anche da Federbalneari Italia che ha avviato un’attività di mappatura con il proprio centro studi per supplire alle lacune esistenti. “Il Governo ha esteso la riforma delle concessioni balneari anche a laghi e fiumi (legge 13 ottobre 2020, n. 126) ma nella mappatura dell’esistente non ha tenuto conto dei (grandi) numeri che riguardano queste realtà e che modificano drasticamente la prospettiva di tutta l’impalcatura regolatoria” sottolinea Federbalneari in una nota, a firma del presidente Marco Maurelli, indirizzata al presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi.

Le posizioni dei partiti

Il Governo mira a uscire dal regime di proroga ripristinando le gare, tutelando però gli investimenti fatti e le piccole realtà, le imprese familiari che gestiscono singoli stabilimenti. In particolare – come sintetizza l’Agi – Lega e Forza Italia si battono sulla necessità di garantire i diritti acquisiti, il Movimento cinque stelle è favorevole all’avvio delle gare pubbliche, mentre il Pd chiede di affrontare la questione “senza guerre ideologiche”.

“Forza Italia sta lavorando per tutelare le imprese, le professionalità e le migliaia di famiglie che operano nel settore balneare, e allo stesso tempo per scongiurare la possibile maxi sanzione Ue contro l’Italia”, fanno sapere fonti azzurre all’Ansa. “Sì alla concorrenza, ma ‘no’ alla mortificazione di chi in questi anni ha lavorato e ha contribuito anche alla crescita e allo sviluppo del nostro sistema turistico nazionale – ha affermato Marco Di Maio di Italia viva –. Entro poche settimane Governo e Parlamento devono mettere la parola fine alla vicenda delle concessioni demaniali balneari. Bisogna uscire dalle battaglie ideologiche di chi propone un mantenimento dello status quo impossibile da realizzare e di chi dipinge i concessionari come degli usurpatori di beni pubblici. Nell’approntare le gare, è indispensabile offrire il giusto riconoscimento al valore aziendale dell’impresa balneare e degli investimenti realizzati. Illusi da una normativa dello Stato che le loro concessioni sarebbero state in essere fino al 2033, gli operatori hanno previsto in molti casi investimenti programmati con la prospettiva di poterli ammortizzare in un periodo di tempo che arrivava fino al 2033. Nell’intervenire, bisogna intanto concludere la ricognizione del numero, dell’estensione e della tipologia delle diverse concessioni demaniali marittime esistenti; e porre poi dei paletti alle gare: il principale è quello della valutazione adeguata della capacità tecnica, professionale, finanziaria ed economica degli operatori’. La valutazione dovrà valorizzare l’esperienza professionale e gli investimenti effettuati su quella concessione, in particolare nella gestione del bene pubblico dato in concessione, anche tenendo conto della capacità e dell’inserimento di quel progetto imprenditoriale nel contesto turistico nel quale è inserito”.

“È il momento di fare chiarezza nel settore delle concessioni balneari, strategico per l’economia e l’occupazione di tutto il Paese. Il nostro compito – ha detto il vicecapogruppo del Pd alla Camera Piero De Luca – è prendere atto della realtà ed affrontare con serietà e responsabilità questa tematica, realizzando un giusto equilibrio e una giusta tutela dei differenti, legittimi ed importanti, interessi in gioco. Per questo, riteniamo necessario avviare un fondamentale confronto con le Regioni, i Comuni e le associazioni di settore, per definire rapidamente una normativa di riforma ragionevole, organica e coerente, che consenta di evitare una crisi drammatica del settore, avviando il rinnovo dell’affidamento delle concessioni balneari, tenendo conto tuttavia del legittimo affidamento maturato, della forza lavoro, del valore delle aziende, degli investimenti fatti negli anni”. Fuori dal coro Fdi che invita il governo a trattare con Bruxelles per disapplicare la direttiva Bolkestein.