Caro energia: più smart working, meno spostamenti

Obiettivo dichiarato ridurre gli alti prezzi del petrolio. Come? Riducendo la domanda. Dopo il "rodaggio" durante la fase più acuta della pandemia, tocca ancora al lavoro agile "salvarci"

Potrebbe toccare ancora una volta allo smart working “salvarci” da un’altra emergenza. Dopo il “rodaggio” durante la fase più acuta della pandemia, in tanti sono tornati a chiedere un maggior ricorso al lavoro agile per fronteggiare il caro energia, tema già sotto i riflettori, diventato di strettissima attualità in scia all’invasione russa in Ucraina e alla conseguente necessità di ridurre la dipendenza delle economie avanzate dal petrolio.

Caro energia, ricetta è ancora lo smart working

Come suggerito dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) bisogna mettere in campo una serie di cambiamenti per limitare e migliorare l’uso efficiente delle automobili soprattutto nelle grandi città. Tra questi, il ricorso allo smart working per un numero crescente di lavoratori.

Obiettivo dichiarato è ridurre gli alti prezzi del petrolio. Come? Ovviamente riducendo la domanda, dice l’Aie che segnala che tra le misure immediate per ridurre il consumo di petrolio di 2,7 milioni di barili al giorno in quattro mesi, quelle legate ai cambiamenti e alle restrizioni nell’uso dell’automobile farebbero risparmiare più di 2 milioni di barili, mentre quelle legate alla promozione dello smart working e alla limitazione dei viaggi di lavoro ridurrebbero il consumo di circa 700 mila barili.

Ancora più nel dettaglio, ricorrere al lavoro a distanza almeno tre giorni a  settimana si tradurrebbe in una risparmio di circa di circa 400 mila barili, compreso l’effetto di ridurre l’impatto dell’uso dei condizionatori d’auto in estate. Vantaggi arriverebbero anche da una riduzione dei viaggi d’affari, ovviamente quando possibile.

Smart working prosegue in 88% aziende

Intanto, il 58% circa delle aziende ha dichiarato che “stanno trovando difficoltà ad assumere, o trattenere i dipendenti, se non viene garantitolo lo smart working”, mentre “oltre l’88% ha confermato che dopo la data del 30 giugno continuerà la possibilità di lavorare in smart working e da remoto, contro l’11% che ha espresso un’intenzione contraria”. Lo si legge in un’indagine condotta dall’Aidp (Associazione Italiana per la direzione del personale) a cui hanno risposto circa 850 tra professionisti e imprese.

La prospettiva, recita il testo, “è il lavoro ibrido tra modalità in presenza e da remoto: il 38% delle aziende, infatti, ha affermato che i dipendenti potranno lavorare da remoto almeno 2 giorni a settimana e il 14% almeno 1 giorno a settimana. Negli altri casi, con percentuali minori, si va da 3 ai 5 giorni fino ad una presenza di un solo giorno al mese”.

Intanto, con il Decreto Covid approvato lo scorso 17 marzo,  nel privato il ricorso al lavoro agile automatico è stato prorogato al 30 giugno 2022. Proseguirà dunque la modalità di segnalazione semplificata dei lavoratori in smart working al Ministero del Lavoro, e l’accordo individuale è rimandato a dopo il 30 giugno

Tanti ancora i nodi da sciogliere. Tra questi, il diritto alla disconnessione rispetto al quale il 42% delle aziende ha dichiarato che sono state introdotte garanzie da questo punto di vista, il 36% ci sta ragionando. Inoltre, il 46% ha intenzione di adottare suggerimenti e buone prassi specifiche per una migliore gestione del lavoro da remoto.