Caos voli, ancora cancellazioni: cosa succede in Italia

Anche colossi come KLM e Lufthansa continuano ad annunciare tagli ai collegamenti, nell’estate del boom delle prenotazioni e dei problemi del mercato del lavoro

La domanda in continua crescita, in particolare per i viaggi di piacere a corto raggio, sta incrementando il numero di passeggeri aerei in tutta Europa e la capacità aerea nel terzo trimestre del 2022 si sta avvicinando ai livelli pre-pandemici. Tutto questo però si scontra con le difficoltà che vettori e aeroporti stanno riscontrando per quanto riguarda la gestione del personale, con il risultato che i consumatori si trovano a dover mettere in conto sempre più di frequente ritardi, cancellazioni o prezzi alle stelle.

Le ultime cancellazioni

Cambi drastici ai piani di volo, con riduzione del numero di voli previsti per anticipare ulteriori disagi, sono all’ordine del giorno da settimane, soprattutto da parte di compagnie low cost. I problemi non accennano a diminuire e riguardano sempre più anche i colossi del settore. Nella giornata di venerdì sono infatti arrivate notizie negative dalle due maggiori compagnie di bandiera europee.

KLM, compagnia di bandiera dei Paesi Bassi e parte del gruppo Air France KLM, ha comunicato che fino al 28 agosto cancellerà da 10 a 20 voli di andata e ritorno verso destinazioni europee ogni giorno a causa della carenza di personale. Le misure annunciate “mirano a ripristinare la stabilità operativa, alleviando così la pressione sul personale di Schiphol (l’aeroporto di Amsterdam che è l’hub europeo della compagnia, ndr) e KLM”.

Lufthansa, la principale compagnia aerea tedesca, ha dichiarato invece che cancellerà 770 voli la prossima settimana. La decisione porta il numero totale di voli tagliati quest’estate a circa 3.900, comprese le riduzioni precedentemente annunciate. Un portavoce del vettore ha affermato che le nuove cancellazioni, che interessano in gran parte i voli serali, sono per prevenire l’interruzione di altri collegamenti.

Le previsioni del mercato europeo

I disagi arrivano in un momento di forte ripresa del settore, che senza gli effetti delle sotto-varianti di Omicron si sarebbe avvicinato ai livelli pre-pandemia. S&P Global Ratings prevede, secondo un’analisti pubblicata a metà giugno, che il traffico passeggeri delle compagnie aeree europee nel 2022 raggiungerà il 60%-70% dei livelli del 2019, anziché il 50%-65% previsto a febbraio. Le sfide, secondo gli analisti dell’agenzia di rating, però restano: l’aumento considerevole del costo della vita e la diminuzione del reddito disponibile sono tra i fattori chiave che potrebbero erodere la fiducia dei consumatori e la propensione a viaggiare, in particolare quando la domanda repressa sarà in gran parte soddisfatta.

Ciò potrebbe frenare la ripresa verso la fine del 2022, un contesto in cui c’è comunque una ripartenza più lenta del traffico business. Per questo, S&P continua ad attendersi che il traffico aereo europeo raggiungerà il 70%-85% dei livelli pre-pandemici nel 2023, avvicinandosi ai volumi del 2019 solo nel 2024.

Le motivazioni dei disagi

Le interruzioni sono causate da controversie riguardanti i lavoratori (dalle domande di salari migliori a richieste di turni meno pesanti), carenza di personale (lasciato a casa durante la pandemia in paesi con leggi sul mercato del lavoro meno rigide rispetto all’Italia) e tagli ai costi e agli investimenti durante la pandemia. Tutto ciò pesa sulle compagnie aeree proprio mentre la domanda di viaggi è al massimo data l’alta stagione estiva.

Qualche spiraglio di ottimismo comunque si vede. Sciopero scongiurato infatti all’aeroporto londinese di Heathrow, dove lo stato di agitazione e la preannunciata astensione dal lavoro del personale operativo di terra di British Airways sono stati sospesi a seguito dell’accoglimento dell’offerta salariale proposta dalla compagnia aerea. La preoccupazione era che alle difficoltà che sono causa di numerose cancellazioni di voli si sommasse anche lo sciopero, che avrebbe di fatto paralizzato le attività. British Airways ha comunque confermato l’intenzione di tagliare altri 10.300 voli che erano programmati nei mesi estivi, a causa della carenza di personale, per un totale di circa 30.000.

Il caso italiano

La situazione è per ora diversa in Italia, soprattutto per le misure implementate durante la pandemia. Grazie al ricorso alla cassa integrazione e ai sostegni del Governo durante la crisi, che hanno consentito il rapido ritorno in servizio del personale nel settore aereo e aeroportuale, il sistema del trasporto aereo italiano ha retto alla ripresa del traffico. Sono comunque presenti criticità e disagi, ma sono soprattutto ripercussioni sul sistema italiano dei disservizi dei vettori provenienti da altri scali europei.

“Gli ammortizzatori sociali e i sostegni decisi dal Governo durante il biennio 2020-2021 hanno garantito l’attuale forte ripresa del traffico aereo italiano limitando i disagi”, ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, in settimana durante un tavolo di confronto sull’attuale situazione del trasporto aereo, che ha riunito le associazioni datoriali (Assaeroporti, Aeroporti 2030, Assaereo, Aicalf, Assohandler, Ibar, Fairo), Enac ed Enav. “Così non è avvenuto in altri paesi europei che oggi si trovano ad affrontare una drammatica carenza di personale che incide sulla gestione del traffico – ha aggiunto il Ministro – Continueremo a monitorare la situazione negli scali italiani per definire eventuali interventi come emergeranno dal tavolo”.

A risentire dei disagi “importati” da altri paesi sono principalmente gli scali dove operano compagnie a basso costo. “Molti aeroporti in Italia hanno il traffico low cost, un diverso modo di volare che ormai si sta affermando come normale – ha spiegato il presidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma – Si tratta di vettori che hanno il loro centro direzionale a Dublino o in altre città europee interessate da uno stato di agitazione dei lavoratori e ciò si riflette anche in Italia determinando un’estate più “calda” del normale”.