Aiuti ter in CdM con dotazione di 13 miliardi. Strappo su concessioni

Tra le principali misure al vaglio del governo uscenti vi sono credito d'imposta e disaccoppiamento del gas dall'elettricità

È atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri che prenderà il via oggi alle 11 a Palazzo Chigi il decreto Aiuti ter chiamato ad approvare la nuova tranche di aiuti a famiglie e imprese, le cui risorse, tra i 6,2 miliardi autorizzati dal Parlamento e le nuove poste, potrebbero superare i 13 miliardi. In CdM al centro dello scontro politico anche la mappatura di tutte le concessioni di beni pubblici (compresi balneari e ambulanti), uno dei primi decreti attuativi della legge sulla Concorrenza, che ha come obiettivi quelli di dare “massima pubblicità e trasparenza dei principali dati e delle informazioni relativi a tutti i rapporti concessori”.

Disaccoppiamento del gas dall’elettricità

I partiti convergono sulla necessità di procedere indipendentemente dalla Ue al disaccoppiamento del gas dall’elettricità. Secondo i calcoli di Fdi arrivare a marzo dividendo il prezzo del metano da quello dell’energia elettrica (una proposta avanzata, tra l’altro, anche dal Pd) costerebbe 3-4 miliardi che si potrebbero trovare anche senza scostamento. L’esecutivo continua a studiare la misura che si sta rivelando parecchio complessa da mettere in pratica.

Aumento soglia Isee

Tra le misure date per certe c’è, per le famiglie, l’aumento della soglia Isee per il bonus sociale, ora a 12mila euro. L’asticella dovrebbe salire ma non è detto che si riesca a portarla, come ipotizzato nei giorni scorsi, fino a 15mila euro. Perché la misura sarebbe molto costosa e la maggior parte delle risorse – circa i due terzi – saranno invece questa volta dedicati alle imprese, per scongiurare blocchi produttivi a causa del caro-energia o, peggio ancora, chiusura di attività.

Credito di imposta

L’intervento principale dovrebbe riguardare il credito di imposta che dovrebbe non solo essere prorogato al quarto trimestre ma anche rafforzato nelle percentuali ed esteso ai piccoli esercizi (quelli con potenza sotto i 16,5 kw). Buona parte dei fondi aggiuntivi recuperati per finanziare il decreto, peraltro, arriveranno proprio da risorse accantonate per crediti d’imposta di vario tipo che poi non sono stati utilizzati.

Risorse agli enti locali

Con il decreto ter dovrebbero essere destinate nuove risorse anche ad enti locali, sanità e al mondo dello sport, pure loro in difficoltà causa maxi-bollette.

Tassa sugli extraprofitti

Potrebbe non esserci nessuna modifica, invece, alla tassa sugli extraprofitti dopo che nelle scorse settimane si erano studiati interventi per delimitare meglio la sua applicazione e ridurre il rischio ricorsi.

Mappatura di tutte le concessioni

Sul tavolo del cdm anche la mappatura di tutte le concessioni di beni pubblici (compresi balneari e ambulanti). La questione ha visto ieri a Palazzo Chigi nel pre-consiglio lo strappo del ministero del Turismo su uno dei primi decreti attuativi della legge sulla Concorrenza.
Ma nuova lite che si consuma, ancora una volta, sui balneari. “Se si fa una cosa che di fatto è inutile in un momento come questo, mi dimetto – ha detto ieri all’Ansa il ministro leghista del Turismo Massimo Garavaglia –. È un testo su cui il ministero non è nemmeno stato coinvolto. Non ha senso fare una azione che chiaramente sembra politica a una settimana dalle elezioni”. Il ministero del Turismo, secondo quanto si apprende, nel corso del pre-consiglio avrebbe chiesto formalmente lo stralcio dall’ordine del giorno del Consiglio dei ministri del decreto legislativo sulla mappatura delle concessioni pubbliche. Il ministro Garavaglia si era già detto pronto a lasciare se il governo dovesse portare il decreto, attuativo della legge sulla concorrenza, oggi in Cdm. La questione è stata sottoposta dai tecnici di Palazzo Chigi al presidente del Consiglio, Mario Draghi. Mantenendo la promessa di correre per centrare più obiettivi possibile del Pnrr il governo aveva elaborato due decreti (riforma dei servizi locali e concessioni) da cui dipende la rata di fine anno di fondi europei. Ora starà a Draghi decidere se portare comunque entrambi i provvedimenti nel Cdm.