Agroalimentare: guerra in Ucraina pesa sul settore, da PNRR 6,8 miliardi

Le evidenze emerse dallo studio "Lo scenario per il settore agroalimentare italiano" curato della direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo

Con lo scoppio della guerra in Ucraina diventa sempre più complesso lo scenario per le imprese agro-alimentari italiane. L’impatto più evidente e immediato è sui prezzi degli input produttivi, in primis quelli energetici, a cui la filiera agro-alimentare risulta particolarmente esposta, sia direttamente sia indirettamente, attraverso i costi della logistica e l’acquisto di materiali energivori. Hanno registrato forti rincari infatti anche molti altri prodotti fondamentali nella filiera, che evidenziavano già degli elevati incrementi dei prezzi prima della guerra: spicca il balzo di oltre il 30% per i fertilizzanti registrato nei primi tre mesi del 2022. È quanto emerge dallo studio “Lo scenario per il settore agroalimentare italiano” curato della direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo

L’impatto dei rincari delle bollette energetiche – evidenzia l’indagine – peserà sui bilanci delle famiglie portando ad una minore dinamica attesa nei consumi, in particolare per quanto riguarda i paesi europei, e a maggiori difficoltà nel traslare a valle i rincari di costo. Tuttavia, per l’agro-alimentare italiano la domanda potrà giovarsi dell’effetto positivo della fase di riapertura post-pandemia. “Nel complesso dei principali sbocchi commerciali del Food Made in Italy le attese sui consumi – rileva Intesa Sanpaolo – rimangono orientate ampiamente in positivo, grazie alla riattivazione delle attività sociali e dei movimenti turistici.”

Sfide cruciali nel medio periodo

Alla complessità dell’attuale scenario – si legge nel rapporto – vanno poi aggiunte alcune sfide cruciali nel medio periodo, tra cui la popolazione mondiale in crescita, il cambiamento climatico, gli eventi estremi sempre più frequenti, la crescente desertificazione e la conseguente perdita di biodiversità. “Tutto questo – viene sottolineato nello studio – rende necessario ripensare un modello produttivo che renda disponibili risorse alimentari sempre più sostenibili e meglio distribuite a livello globale”.

Fattori di competitività del sistema agro-alimentare italiano

Il sistema agro-alimentare italiano può, tuttavia, contare su alcuni fattori di competitività. Lo studio cita, innanzitutto, la forza dei territori.  Ben sei regioni italiane (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Sicilia, Puglia e Campania) primeggiano, infatti, anche in ambito europeo e compaiono nel ranking delle prime quindici regioni europee a maggior valore aggiunto nel comparto agricolo. Per quanto riguarda la diversificazione e la biodiversità, poi, l’Italia supera tutti con il 75% del vigneto nazionale coperto da oltre 80 vitigni, un numero di gran lunga superiore rispetto ai due principali competitor, Francia e Spagna, che ne contano meno di 15. La biodiversità è anche garantita dall’elevata quota di superficie dedicata a bosco (16,3%): nel contesto europeo solamente la Spagna raggiunge una quota simile, mentre Francia e Germania hanno percentuali molto inferiori (rispettivamente 3% e 8%). La forza dei territori, la qualità e la diversità dell’offerta agroalimentare italiana sono testimoniati dalle 876 certificazioni DOP/IGP presenti nel nostro Paese (seconda la Francia con 750 certificazioni). Tali fattori hanno consentito alla filiera di conquistare un ottimo posizionamento qualitativo sui mercati internazionali. L’Italia nel 2020 si conferma il sesto esportatore mondiale di prodotti agro-alimentari, con una quota del 4%, ma sale in quarta posizione (con una quota del 5,3%) nella fascia alta di mercato (limitandosi ai soli prodotti agricoli si passa dalla 19esima alla 14esima posizione). Le esportazioni agroalimentari hanno fatto segnare un nuovo record nel primo trimestre del 2022 (+10,4% i prodotti dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, +21,5% l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco), dopo aver raggiunto il massimo storico di 52 miliardi in valore nel 2021.

Le misure necessarie per sostenere la crescita del settore

Per sostenere la crescita dell’agro-alimentare italiano, – sottolinea lo studio – occorrerà puntare su un mix articolato di priorità. Da una survey condotta da Intesa Sanpaolo presso la rete delle proprie filiali Agribusiness, la struttura della banca interamente dedicata alla filiera, spiccano ai primi posti tra gli interventi strategici per le imprese agroalimentari italiane l’intensificazione dei rapporti di filiera, gli investimenti in capitale umano e le innovazioni in ottica Agricoltura 4.0. Gli investimenti in innovazione e in agricoltura di precisione saranno fondamentali anche per fronteggiare i cambiamenti climatici e venire incontro alle esigenze dei consumatori che richiedono prodotti sempre più biologici e sostenibili: negli ultimi anni sono stati fatti notevoli passi in avanti nell’estensione della superficie agricola coltivata con soluzioni di Agricoltura 4.0, arrivando al 6% della SAU nel 2021 (era l’1% nel 2017), in avvicinamento verso l’obiettivo del 10% indicato dalle Linee guida per lo sviluppo dell’Agricoltura di precisione in Italia. Innovazione e digitalizzazione richiedono maggiori investimenti in capitale umano, accompagnati da un più veloce passaggio generazionale. Secondo le stime Coldiretti su dati delle Camere di Commercio tra il 2016 ed il 2021 il numero di aziende agricole a conduzione giovanile (under 35) è cresciuto, in controtendenza rispetto al numero complessivo di aziende, aumentando in maniera significativa la loro quota. Elevata è inoltre la componente straniera dei lavoratori agricoli (il 20%) a cui va rivolta particolare attenzione anche per i risvolti sociali e di integrazione culturale che ne derivano.
Il legame con il territorio resta fondamentale e verrà – spiega Intesa Sanpaolo – ancora più valorizzato nei rapporti di filiera: sempre secondo la survey condotta presso le filiali Agribusiness, il 34% delle imprese agro-alimentari stanno cercando nuovi fornitori per fronteggiare le criticità riscontrate, con buone opportunità per i fornitori italiani e/o europei rispetto a quelli più lontani.

Il supporto del PNRR

In tale scenario il PNRR potrà garantire supporto. Sono 6,8 miliardi i fondi dedicati all’agro-alimentare, destinati agli investimenti in innovazione e meccanizzazione, nella logistica, nell’agri-solare, nello sviluppo del biogas e del biometano e nella resilienza dell’agro-sistema irriguo. Tuttavia, – rileva l’indagine – la conoscenza degli strumenti messi a disposizione è ancora limitata: solo il 30% delle aziende agro-alimentari italiane conosce le linee programmatiche (e ancora meno, il 7% conosce anche i risvolti operativi per lo sviluppo strategico del proprio business) mentre oltre la metà ne ha una conoscenza insufficiente o nulla.