Infermieri allo stremo esclusi dai bonus: “Ecco cosa serve fare subito”

Il sindacato degli infermieri Nursing Up scrive una lettera al vicepremier alla Salute Sileri per chiedere misure urgenti contro il Covid-19

Lo chiamano il fronte perché per loro è una guerra, quotidiana. Ma sono costretti ad andare a combattere senza munizioni, e soprattutto senza protezioni. Turni estenuanti, stress oltre il limite, dolori fisici dovuti alle costrizioni degli “equipaggiamenti”, stipendi inadeguati per il rischio che corrono, e il lavoro che fanno.

La richiesta di risorse e indennizzi

Gli infermieri sono, con i medici, i più esposti al rischio contagio Covid-19. “Non c’è tregua. Chiediamo risorse e indennizzi per i colleghi che da più di un mese ormai lavorano nei reparti Coronavirus e che non hanno ricevuto bonus di alcun tipo. Per chi non ha avuto accesso ai rimborsi per l’alloggio, costretto a prendere in affitto stanze nel timore di contagiare i familiari” denuncia il responsabile Lombardia di Nursing Up, sigla sindacale di categoria, Angelo Macchia.

Un collega denuncia la disuguaglianza tra chi lavora in un ospedale da campo e si vede riconosciuto un bonus da 200 euro al giorno, e chi è in reparto, dove quella cifra scende a 70 euro. “In Lombardia già prima dell’emergenza Coronavirus mancavano 4.700 infermieri, in Piemonte 3.700, in tutta Italia saranno almeno 50mila in meno” denuncia.

Fino a una settimana fa i malati tra gli infermieri arrivavano al 12%. Ma i numeri cambiano ogni giorno. Si tratta di tutti quegli infermieri senza voce, ricorda Nursing Up, “che rappresentano la forza vitale del nostro servizio sanitario e che si stanno ammazzando di lavoro in prima linea dal primo minuto, quelli che non tutti vedono mentre lasciano l’ospedale con i volti tumefatti per l’uso dei dispositivi di sicurezza, o con mani e piedi gonfi dopo dieci ore di lavoro continuativo, quelli che hanno difficoltà anche a respirare nelle loro tute di protezione. Ebbene è arrivato il momento di pensare proprio a loro”.

La lettera a Sileri

Da qui la decisione di scrivere una lettera indirizzata al vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri per chiedere al Governo indennizzi al livello nazionale per i professionisti sanitari impegnati nella lotta al Coronavirus e il ripristino dei diritti sindacali, con l’immediata convocazione delle sigle infermieristiche per un confronto e sulle misure da adottare immediatamente.

Il Ministero con una circolare del 3 aprile ha indicato alle aziende sanitarie di applicare, in caso di necessità – ad esempio a causa dell’accumularsi di campioni da analizzare con ritardi nella risposta, carenza di reagenti, impossibilità di stoccaggio dei campioni in modo sicuro, sovraccarico lavorativo del personale di laboratorio – nell’effettuazione dei test diagnostici, i criteri delineati da OMS e EUCOMM, di somministrare il test a pazienti ospedalizzati con infezione acuta respiratoria grave (SARI); tutti i casi di infezione respiratoria acuta ospedalizzati o ricoverati nelle Rsa e nelle altre strutture di lunga degenza; operatori sanitari esposti a maggior rischio, compreso il personale dei servizi di soccorso ed emergenza, il personale ausiliario e i tecnici verificatori.

Ma non basta. Loro sono stati esclusi dal decreto Cura Italia (qui lo speciale QuiFinanza), per questo Nursing Up chiede a gran voce che nel prossimo decreto vengano individuate e garantite le risorse che servono per assicurare specifici indennizzi agli infermieri e gli altri operatori sanitari impegnati nella lotta al Coronavirus.

Due misure

Ci vogliono due misure: il primo risarcitorio, per il lavoro sin qui svolto dagli operatori sanitari dall’inizio dell’emergenza, il secondo di tipo ultra attivo, idoneo ad integrare le retribuzioni contrattuali mese per mese, per le attività che vengono chiamati a svolgere quotidianamente.

Il sindacato bolla come “una piccola goccia nel mare” il provvedimento della Regione Toscana che in qualche modo avrebbe introdotto gli indennizzi che gli infermieri chiedono da tempo, perché non ha caratteristiche strutturali, avendo un orizzonte temporale estremamente limitato.

“Chiediamo il suo intervento per individuare, una volta per tutte ed in maniera dignitosa, uniforme e sufficiente per tutto il territorio nazionale gli indennizzi ed i risarcimenti che spettano agli infermieri e a tutto il personale sanitario impegnato in trincea. Chiediamo un provvedimento di legge che metta a disposizione le risorse economiche in maniera organica ed uniforme. È necessario non lasciare i professionisti sanitari in balìa degli umori regionali, perché a fronte del piccolo passo fatto in Toscana, le restanti amministrazioni regionali non si sono ancora degnate di riconoscere risarcimenti reali, strutturati e dignitosi a chi, come gli infermieri, costantemente mette a repentaglio la propria incolumità lottando per la salute dei pazienti”.

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