Che cos’è il ddl Zan e cosa prevede per i reati di discriminazione

Nel testo la reclusione fino a 4 anni ma anche l'istituzione di una giornata contro l'omofobia

Il carcere per chi commette discriminazioni fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità; una giornata nazionale contro l’omofobia; lo stanziamento di 4 milioni di euro per centri che tutelano chi le suddette discriminazioni le subisce. Questo, in breve, il contenuto del disegno di legge presentato da Alessandro Zan, deputato del Pd, tornato più volte al centro delle polemiche, spesso nella forma abbreviata di “ddl Zan”.

Cosa prevede il testo del ddl Zan: per chi discrimina pene fino a 4 anni di carcere

Nello specifico, il progetto di legge stabilisce una pena che va dai 6mila euro fino alla reclusione, quest’ultima della durata massima di 18 mesi. La pena è stata prevista per chi commette atti di discriminazione fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. Previsto anche il carcere, da 6 mesi a 4 anni, per coloro i quali, sempre con movente discriminatorio, commettono violenza o inducono terzi a commettere violenza. Sempre la pena detentiva, da 6 mesi a 4 anni, spetterebbe a chi fa parte o promuove associazioni che incitano alla discriminazione o alla violenza legate al genere o all’orientamento sessuale. Inoltre, le pene già previste per qualsiasi altro reato commesso con le finalità di discriminazione o di odio verrebbero, qualora il ddl Zan venisse approvato, aumentate della metà.

Cosa prevede il ddl Zan nella parte che non riguarda le pene

Il provvedimento si arricchisce dell’istituzione di una giornata nazionale contro l’omofobia, da celebrarsi il 17 maggio di ogni anno, e di un “capitolo finanziario”, di cui beneficerebbero, con 4 milioni di stanziamenti, i centri che prestano assistenza legale, sanitaria, psicologica e vitto e alloggio alle vittime di reati d’odio e discriminazione.

Il ddl Zan è stato oggetto di una dura polemica, alla quale hanno preso parte volti noti dello spettacolo (quest’ultimi generalmente a sostegno del progetto di legge). Il 28 aprile si è decisa una calendarizzazione per la discussione in Commissione Giustizia al Senato. Il testo, già approvato alla Camera, si era infatti incagliato in Commissione dopo che il centrodestra aveva definito la misura “non essenziale”. Da sempre invece favorevole il centrosinistra.

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