Dove sono finiti i bambini? La petizione per mettere al centro la scuola

I bambini sono stati completamente ignorati dalle priorità della politica. Come se non esistessero, anche loro protagonisti del lockdown, ora una petizione per mettere al centro le loro esigenze

Dove sono finiti i bambini? Nessuno lo sa. O meglio, lo sanno fin troppo bene i tantissimi genitori che si trovano costretti a casa a barcamenarsi tra la gestione dei figli, piccoli o meno, improvvisandosi anche insegnanti e comunque impegnati nei propri lavori da remoto: anzi, smart working, visto che ormai il termine è entrato prepotentemente nel nostro vocabolario, mentre fino a prima dell’emergenza per molte aziende era un imbarazzante tabù.

I bambini, i dimenticati del Covid

Ebbene, dove sono i piccoli? Dov’è la loro spensieratezza, la loro curiosità, il loro necessario bisogno di socialità? Tutto scomparso. L’infanzia l’abbiamo persa. L’ha certamente persa la politica, che neanche riesce a nominarla.

Ecco allora che un gruppo di mamme e papà hanno lanciato in Rete, su Avaaz.org, una petizione rivolta alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, per chiedere al Governo che la politica inizi finalmente ad occuparsi dei bambini.

Sono un gruppo di cittadini, genitori, con figli di varie età, scolare e prescolare, e di insegnanti, di educatori e operatori della scuola, di professionisti che hanno deciso di interpellare direttamente la ministra.

Una petizione per rimettere al centro i loro diritti

La scuola, fanno notare, è stata la prima a chiudere per il Covid-19. Ferma dal 22 febbraio in Lombardia, in Piemonte e in Emilia Romagna e progressivamente nel resto d’Italia, sembra anche destinata a essere l’ultima a riaprire, senza clamore: come se si trattasse di una questione marginale di fronte alla necessità di far ripartire il Paese, sottolineano i firmatari.

“I bambini, tutti i minorenni, e i loro diritti, sono stati ignorati durante tutta la fase emergenziale dalle istituzioni, e presi in considerazioni solo dopo vibranti proteste e mobilitazioni”.

Mentre il primo ministro Conte comincia a presentare un’ipotesi di riapertura graduale delle attività lavorative e a parlare di “ripartenza”, manca una chiara informazione istituzionale relativa a condizioni, termini e modalità di riapertura delle scuole.

“Se si riparte anche la scuola deve ripartire perché nella scuola c’è il futuro, immediato e prossimo, dell’Italia. Una ripartenza con genitori che dovrebbero ancora farsi carico dell’accudimento e/o dell’istruzione primaria dei propri figli è impensabile. Non si può, quindi, sottovalutare il problema e non pensare alle enormi conseguenze che questo avrà sui minori e sull’organizzazione delle famiglie”.

Didattica a distanza: tutti i problemi

La scuola di fronte all’emergenza sanitaria dimostra – scrivono – grandissime differenze nella capacità di gestire la didattica a distanza sia tra gli alunni che tra i docenti, mancanza di infrastrutture pubbliche adeguate (banda larga, piattaforme didattiche digitali, ecc.) e di connessioni domestiche, nonché disomogenea distribuzione tra la popolazione dei dispositivi necessari. E, anche, inadeguatezza dell’insegnamento a distanza.

Nel documento si sottolinea anche che il primo risultato della didattica a distanza sembra confermare e approfondire le distanze sociali economiche e culturali, in evidente contraddizione con la Costituzione italiana (l’art. 3 impegna la repubblica a rimuovere le disuguaglianze).

“Ci sono gravi e incontestabili conseguenze prodotte dal venir meno della scuola come luogo materiale di rapporti umani, tra coetanei e tra adulti e ragazzi. Asili nido e scuole dell’infanzia – che non possono ricadere sotto la voce “didattica a distanza” e sono tuttavia servizi essenziali – sono usciti del tutto dalla discussione pubblica”.

Nonostante gli ammirevoli sforzi compiuti dalla grande maggioranza delle persone coinvolte – insegnanti, studenti e genitori – la didattica a distanza non può essere considerata altro che una soluzione di pura emergenza, e i firmatari sono convinti che non sia accettabile prolungarla oltre l’estate, a meno che non ci siano evidenze scientifiche tali da costringere a tenere chiuse tutte le attività siano esse economiche, sociali, culturali, sportive o scolastiche.

“La didattica a distanza non può sostituire la scuola e – per quanto si possano discutere sfumature e specificità – questo vale per tutti gli ordini e gradi di istruzione”. Per i gradi della scuola dell’obbligo poi, si rischia di lasciare ancora più indietro ampie fasce della popolazione. Inoltre la didattica a distanza non è idonea in assenza di un sostegno adeguato da parte di un adulto almeno per le fasce di età dei bambini più piccoli e per i bambini con difficoltà di apprendimento.

Il ruolo insostituibile della scuola

Infine, la scuola dell’infanzia e primaria sono istituzioni educative che strutturano un primo fondamentale momento di relazione sociale continuativa e organizzata fra gli esseri umani. A questa esperienza formativa di socializzazione, è stata sostituita la solitudine della didattica e dell’apprendimento a distanza: “Ciò significa privare le nuove generazioni di questo insostituibile patrimonio di educazione alla socialità e alla cittadinanza e può essere tollerata solo come extrema ratio temporanea”.

La ripresa da parte dei genitori della propria attività lavorativa impedirà a molti di essi la cura e l’assistenza – anche quella didattica, indispensabile per le prime classi elementari – ai propri figli minori.

In questa prospettiva sorge per le famiglie la preoccupazione di dover far fronte a un vero e proprio abbandono dei figli per gran parte della giornata, tenuto anche conto che moltissime famiglie non potranno più fare affidamento sulla presenza e sull’aiuto dei nonni (fascia di popolazione maggiormente esposta a rischio Covid) e che il costo di una babysitter per tutto il corso della giornata sarebbe, per molti, insostenibile, nonostante i voucher promessi.

Il ritorno al lavoro, un grande dramma per i genitori

L’estate sarà la prima prova: di fronte alla ripresa delle attività lavorative auspicata da tutti, c’è la concreta possibilità che manchino attività di supporto alle famiglie come i centri estivi. Anche su questo i firmatari registrano per il momento la totale assenza di informazioni e indicazioni.

In caso di figli molto piccoli, per chi fosse ancora costretto allo smartworking, neppure la presenza di una babysitter assicurerebbe in ogni caso efficiente ripresa. Inevitabilmente molti genitori – soprattutto madri di bambini non ancora autosufficienti, nei bisogni primari o anche solo nella didattica – saranno indotti a rinunciare al proprio lavoro, o ad accantonarlo, proprio per non far venir meno l’assistenza ai propri figli.

Guardando ai nostri vicini europei, il diritto all’istruzione compare come una priorità dei governi, all’interno di una visione articolata e complessiva per la gestione dell’emergenza, che si sforza di tenere insieme le esigenze di sicurezza sanitaria, di contenimento del contagio, di salute psico-fisica della popolazione, di ripresa delle attività economiche, scolastiche e sociali.

“Il contrario di quello a cui stiamo assistendo in Italia, alla luce della comunicazione istituzionale e dall’agenda politica sbandierata”.

È necessario dunque fornire al più presto indicazioni certe sulle modalità che dovranno essere assunte per la riapertura di tutte le scuole in sicurezza: test sierologici per bambini e ragazzi, a turni ridotti e differiti, eliminazione dei momenti di assembramento, supplenze extra per sostituire il personale più a rischio, ottimizzazione nell’uso dello spazio nelle aule in rapporto al numero di studenti, regolarizzazione dei docenti precari, assunzione di più personale, sanificazione degli ambienti, conversione a uso scolastico di edifici inutilizzati e di scuole precedentemente chiuse, riapertura delle scuole differenziata su base regionale, in relazione alle diverse situazioni sociali ed epidemiologiche.

Le richieste

Ecco, in sintesi, le principali richieste:

  • bilanciare il diritto alla salute con tutti gli altri diritti fondamentali, fra i quali quello all’istruzione, che non deve essere sacrificato più dello stretto necessario, ma anzi costituire obiettivo primario della ripartenza
  • per garantire il diritto all’istruzione al pari degli altri Paesi europei, progettare e organizzare la ripresa delle attività scolastiche in presenza almeno a settembre, e anche prima per i più piccoli
  • fornire un’informazione tempestiva chiara e aggiornata circa il lavoro di programmazione che il governo sta svolgendo sul tema
    pianificare il prima possibile gli accorgimenti per la riapertura di tutte le scuole in sicurezza, anche in relazione alle diverse situazioni sociali ed epidemiologiche
  • sin dalle prossime settimane, e comunque dalla cosiddetta fase 2, riaprire i servizi educativi facoltativi alla prima infanzia, nidi e materne (l’anno scolastico per loro già correntemente si chiude a luglio), e le scuole primarie, eventualmente con gradualità (dando precedenza alle prime classi); nonché, se la situazione epidemiologica lo consentisse, prevedere, con gli opportuni accorgimenti di distanziamento (eventuali turni ecc.), la conclusione dell’anno scolastico in aula anche per le classi che concludono un ciclo (quinta elementare, terza media e maturità);
  • lavorare a un piano di riapertura delle scuole e degli asili adeguato ai bisogni dei bambini e degli adolescenti, e un intervento finanziario importante per garantire tutto ciò.

La petizione è già arrivata a 70mila firme. Verrà inoltrata alla ministra se raggiungerà le 100mila. Per firmare potete cliccare qui.

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