Ristrutturazione aziendale: tutti gli strumenti utili

Ristrutturazione aziendale: ecco la guida per l'utilizzo all'ape aziendale

La ristrutturazione di una azienda è un processo a volte complesso che trasforma l’impresa, o parte di essa, in una prospettiva chiaramente di crescita. Semplificando all’estremo, chi sceglie la ristrutturazione della propria impresa è perché si trova in due situazioni: o va benissimo o va malissimo. Si può intuire il perché della scelta di ristrutturare quando una azienda va malissimo anche perché ciò implica, ahimè, processi di licenziamenti o di incentivazioni all’esodo.

Ma quale sarebbe la motivazione di una ristrutturazione se l’azienda va benissimo? Pensiamo innanzitutto alla velocità con cui si muove il mercato di oggi: l’azienda, se vuole essere redditiva, deve intuire le nuove tendenze e modificarsi al bisogno per poter soddisfare il mercato con il nuovo prodotto o servizio che viene richiesto. Oppure pensiamo semplicemente ad un settore dell’azienda dove il personale è poco produttivo e stanco perché oramai prossimo alla pensione e nasce la necessità di rimpiazzarlo con personale giovane e motivato. Perché quindi non valutare un nuovo strumento per ristrutturare la propria impresa chiamato APE?

Spesso menzionato anche in tv, l’APE per ristrutturazione aziendale non è altro che un altro tipo di APE che si affianca a quella volontaria e a quella sociale: tre tipi di APE, tre diverse finalità.

La finalità della APE per ristrutturazione aziendale, o isopensione in gergo tecnico, è quella di trattare gli esuberi di personale incentivando quelli più prossimi alla pensione ad uscire anticipatamente dal mondo del lavoro. In questo percorso di uscita, l’azienda si impegna a corrispondere all’Inps la provvista finanziaria necessaria per l’erogazione ai lavoratori di una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe al momento della risoluzione del rapporto di lavoro in base alle regole vigenti unitamente ad un ulteriore importo per l’accredito di contribuzione figurativa fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento. In parole povere: il lavoratore si dimette e riceve sin da subito un trattamento pensionistico anche se gli mancano diversi anni al pensionamento vero; dall’altro canto l’azienda si impegna a dare la somma necessaria all’Inps per erogare questo trattamento più altre somme per far maturare l’anzianità necessaria affinché il lavoratore maturi il vero trattamento pensionistico a lui spettante.

Tale strumento non può essere attivato da tutti, occorrono alcune caratteristiche: innanzitutto l’azienda deve avere più di 15 dipendenti e deve trovare una intesa con l’organizzazione sindacale di categoria finalizzato ad un accordo di esodo per prepensionamento. Questo strumento per gestire gli esuberi è talmente interessante che il governo, nell’ultima finanziaria, lo ha ulteriormente potenziato: se nella stesura della legge del 2012 lo si poteva utilizzare per quei lavoratori a cui mancavano non più di 4 anni prima del pensionamento, oggi è possibile attivarlo anche per coloro a cui mancano fino a 7 anni allargando cosi la platea di persone a cui è possibile applicare questo strumento. Una bella occasione direi ma attenzione che questo ampliamento scade al 2020.

Una volta attuato questo processo il datore di lavoro potrebbe essere interessato ad inserire nuove figure, la Legge di bilancio 2018 ha introdotto una misura strutturale quale incentivo per l’assunzione di giovani, consulta la nostra guida.

A cura di Alessandro Ribecca
Consulente del Lavoro
Associazione Giovani Consulenti del Lavoro Pavia

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