Rimborsi TARI per i calcoli illegittimi

Coloro che hanno pagato una quota maggiore di Tari possono chiedere i rimborsi: ecco come

Calcoli sbagliati della Tari, ora è possibile chiedere il rimborso su quanto è stato sborsato in eccesso.

I risarcimenti possono arrivare fino al 2014, ovvero l’anno in cui è nato il balzello. Per ottenerli basta anche una richiesta su carta semplice. Importante però è che vengano riportati alcuni dati. In particolare quelli che permettano di identificare pertinenza e proprietario, ma anche l’importo versato e quello che si chiede venga rimborsato.

I rimborsi interessano quei Comuni, grandi e piccoli, dove sono stati seguiti criteri diversi da quelli indicati, per applicare la quota variabile. La Tari, ricordiamo, è costituita da una quota fissa, che è quella che va moltiplicata per i metri quadri dell’immobile, e da una definita variabile che si basa sul numero di abitanti. Quest’ultima va applicata solo una volta anche in presenza di box, cantine o soffitte. L’errore è nato perché in alcuni Comuni è stata ripetuta per ogni “pertinenza autonoma”.

La Corte dei Conti ha stabilito che siano i giudici tributari o amministrativi, a decidere se la parte variabile sui box vada restituita ai cittadini. Ai Comuni, invece, è stata data la possibilità di usare la fiscalità generale per coprire eventuali buchi di bilancio.

Intanto alcuni enti locali hanno emanato circolari per rendere più semplice la richiesta degli importi dovuti tramite istanza. Il Comune di Milano, per fare un esempio, permette di indicare solamente il box di pertinenza in oggetto senza che si debbano fare dei calcoli. Basta presentare le richieste di rimborso entro cinque anni dalla data del pagamento, tramite il modulo che si trova sul sito allegando la documentazione richiesta: copia dei pagamenti, documento di identità e vincolo di pertinenzialità.

Le associazioni di consumatori indicano che in diverse città si è pagata una Tari troppo salata, fra le tante vengono segnalate Milano, Rimini, Napoli, Ancona e Siracusa (solo per citarne qualcuno). Per capire se si rientra fra i cittadini che hanno sborsato una quota sbagliata bisogna controllare se nei bollettini pagati sono presenti le pertinenze nella quota variabile. Per trovarla basta cercare sull’avviso di pagamento nella pagina dove vengono riportati tutti i dettagli. Nel caso in ci trovassero nella quota variabile si ha diritto al rimborso. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nella circolare che aveva diffuso a novembre 2017, aveva sottolineato che se ne ha diritto a partire dal 2014.

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