Preavviso: lavorato o indennità sostitutiva?

In quali casi il lavoratore è obbligato a lavorare durante il periodo di preavviso?

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia Consulenti del lavoro

Il periodo di preavviso è il periodo che intercorre tra la comunicazione di recesso del rapporto di lavoro, a seguito di licenziamento o dimissioni, e l’effettiva cessazione

Tale periodo ha la funzione di evitare che la risoluzione immediata del contratto possa recare pregiudizio all’altra parte; durante tale periodo infatti il contratto di lavoro prosegue. Nel caso in cui invece, la parte che recedere decida di non rispettarlo è tenuta ad indennizzare l’altra, definito preavviso non lavorato.

La durata del preavviso è stabilita dai contratti collettivi in ragione del livello d’inquadramento, della qualifica del lavoratore (operai e impiegati) e dell’anzianità di servizio.

I giorni da computare nel periodo possono essere di calendario o  lavorativi: occorre verificare il CCNL applicato. Durante tale periodo le assenze per ferie, maternità, malattia ne interrompono il decorso

L’obbligo di preavviso non sussiste nei seguenti casi di risoluzione del rapporto:

  • per giusta causa ossia licenziamento in tronco;
  • durante o al termine del periodo di prova;
  • allo scadere del contratto a tempo determinato;
  • in caso di risoluzione consensuale;
  • durante i periodi di sospensione del rapporto per intervento della cassa integrazione;

Vi sono ipotesi invece in cui il datore di lavoro è tenuto in assoluto a corrispondere l’indennità sostitutiva del preavviso. Sono situazioni in cui il lavoratore si trova nell’impossibilità di proseguire la prestazione lavorativa o di altre situazioni venutesi a creare tra le parti quali:

  • decesso del lavoratore;
  • dimissioni del lavoratore per giusta causa;
  • dimissioni della lavoratrice madre e del padre lavoratore, nei periodi protetti;
  • dimissioni della lavoratrice a causa di matrimonio;
  • licenziamento senza preavviso, successivamente dichiarato illegittimo o convertito dal giudice in licenziamento con obbligo di preavviso;
  • risoluzione del contratto per fallimento o liquidazione coatta amministrativa, se non è possibile dare il preavviso

Il preavviso può essere lavorato e non lavorato: nel preavviso lavorato le parti conservano tutti gli obblighi e diritti derivanti dal contratto di lavoro. Ne consegue che il datore di lavoro ha l’obbligo di corrispondere la retribuzione e gli eventuali aumenti previsti dai contratti collettivi, nonchè la maturazione dei ratei delle mensilità aggiuntive, le ferie, il TFR e tutto ciò che matura durante il rapporto di lavoro.

Nel preavviso non lavorato la parte che non lo rispetta deve corrispondere all’altra l’indennità sostitutiva che viene calcolata sulla base della retribuzione normalmente spettante al lavoratore in atto al momento in cui le parti dichiarano di voler recedere dal contratto. Devono essere computati anche le provvigioni, i premi di produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti, le indennità sostitutive di mensa e di alloggio ed ogni altro compenso di carattere continuativo, così anche come i ratei delle mensilità aggiuntive.

A cura di Silvia Genta
Consulente del Lavoro
Associazione Giovani Consulenti del Lavoro Pavia

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia Consulenti del lavoro L’associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia nasce nel 2015 grazie ad alcuni giovani professionisti che operano nel campo giuslavoristico e dell’amministrazione del personale, affiancando le azienda in ogni processo decisionale riguardo la gestione delle risorse umane.

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