L’obbligo generale di sicurezza: salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

Obbligo del datore di lavoro in materia di sicurezza

Tramite la promulgazione del codice civile viene introdotto, nel 1942, l’obbligo generale di sicurezza disposto dall’art. 2087 c.c. e in un secondo momento si sono succeduti diversi interventi legislativi. Solamente nel 2008 a seguito della l. n. 123/2007 è stato approvato il d. lgs. n. 81/2008 (cd. Testo Unico sicurezza), che ha prestato l’attenzione al concetto di organizzazione della sicurezza, a sua volta successivamente modificato.

L’art. 2087, rubricato “tutela delle condizioni di lavoro”, obbliga l’imprenditore ad adottare, nell’esercizio dell’impresa, misure che, a seconda della particolarità del lavoro, l’esperienza, e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro.

La propensione verso la prevenzione è diretta ad assicurare una tutela specifica per soddisfare e tutelare i beni personali del lavoratore – in particolare vita e salute – per evitare che si verifichi un danno alla persona del lavoratore. L’art. 2087 c.c. garantisce l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore, due concetti i cui confini non sono perfettamente delineati e a causa dei quali la tutela dei beni salvaguardati dalla norma si è espansa fino a ricomprendere qualsiasi atteggiamento pregiudizievole per la persona che lavora in tutte le sue sfaccettature. Per integrità fisica la norma, tramite un’interpretazione costituzionalmente orientata, si riferisce alle disposizioni attinenti alla salute del lavoratore. Con riferimento alla personalità morale, invece, la tutela è proiettata verso la dimensione relazionale. Sulla base di tale disposizione il datore di lavoro è responsabile anche dell’omessa e inidonea vigilanza sull’applicazione delle misure di tutela. Rigoroso è il criterio di stima della congruenza di atteggiamento del datore di lavoro all’obbligo generale di sicurezza, essendogli richiesta una particolare diligenza e non potendo invocare come giustificazione le condizioni organizzative o economiche e la mancata conoscenza sull’individuazione delle misure di sicurezza. La diligenza richiesta al datore di lavoro ex art. 2087 c.c. non è quella ordinaria, del medio imprenditore, ma deve essere valutata con riguardo alla natura dell’attività esercitata, ai sensi dell’art. 1176, c. 2, atteso che è invitato ad utilizzare tutte le misure necessarie per tutelare i beni personali del lavoratore. È opportuno affermare che la Costituzione tutela sia la persona, sia il lavoro in quanto tali (artt. 1, 2, 4, 35) e fornisce una garanzia della sicurezza e della salute nel luogo di lavoro (artt. 32, 41).

Il fulcro del sistema, quindi, è costituito dalle disposizioni dell’art. 2087 c.c., norma generale e di chiusura del sistema utile (come stabilisce la Cassazione n. 3291/2016) a interpretare e applicare la disciplina; essa, appare opportuno ribadirlo, ha istituito nell’ordinamento positivo il cd. obbligo generale di sicurezza, che entra a far parte del rapporto di lavoro subordinato e si applica a tutti i datori di lavoro, pubblici o privati che siano. Il contenuto dell’obbligo generale di sicurezza viene calcolato tramite tre parametri esplicitati dalla norma: la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica.

L’art. 2087 c.c. circoscrive i confini dell’obbligo di sicurezza, poiché impone al datore di lavoro l’adozione di tutte le misure di sicurezza possibili, stabilite espressamente dalla legge (misure tipiche), ma anche di quelle individuate mediante l’applicazione dei tre criteri contenuti nella norma (misure atipiche). Accanto al profilo della tutela individuale, stabilito dall’art. 2087 c.c., è presente un superiore interesse collettivo a lavorare in un ambiente di lavoro sicuro e salubre.

Infine, è opportuno dare menzione che all’art. 15 del T.U. vi è un elenco di misure generali di tutela e sicurezza dei lavoratori, che per una gran parte della dottrina costituiscono una specificazione ed uno sviluppo dell’obbligo generale di sicurezza previsto dall’art. 2087 c.c.

 

Dario Calderara

Dottorando di diritto del lavoro

Sapienza Università di Roma

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro Pavia

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