Lo smartworking: la nuova filosofia del lavoro

Smartworking: caratteristiche della modalità di svolgimento e soggetti interessati

Il lavoro agile è introdotto al capo II della legge n. 81/2017 e l’art. 18, c. 1, che lo definisce come una modalità di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato escludendo la creazione di una nuova ed autonoma tipologia contrattuale.

È plausibile, quindi, sostenere che il lavoro agile sia ricompreso nella sfera del lavoro subordinato e che non configuri un sotto-tipo della subordinazione, tanto da incidere sugli elementi caratterizzanti della fattispecie.

Per fare chiarezza, il legislatore dovrebbe intervenire direttamente sulla nozione di subordinazione anziché continuare ad intervenire su specifici aspetti, come ha fatto prima tramite l’art. 2, c. 1, del d. lgs. n. 81/2015 sulle collaborazioni organizzate dal committente ed ora con l’interpretazione della coordinazione dell’art. 409 c.p.c., oltre alla definizione di lavoro agile contenute nella legge in esame.

Contemporaneamente alla definizione legale, il c. 1 individua anche le finalità dell’intervento normativo nell’incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Tale disciplina trova, quindi, applicazione in tutti i contratti di lavoro subordinato e le modalità di esecuzione devono essere concordate tramite l’accordo tra le parti.

Questa prima caratteristica esclude la possibilità che il datore di lavoro possa unilateralmente imporre tale modalità di lavoro ai propri lavoratori e che debba concludersi un accordo collettivo per avviare tale modalità di lavoro in azienda.

La forma di organizzazione prescelta, inoltre, può articolarsi “anche”, perciò non necessariamente, “per fasi, cicli e obiettivi senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa”.

Il secondo periodo del primo comma 1, dell’art. 18, contiene una spiegazione di come deve essere eseguita la prestazione lavorativa, in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno senza dover avere necessariamente una postazione fissa. Questa definizione implica che la prestazione lavorativa si svolgerà in alternanza tra locali aziendali e locali extra-aziendali con la conseguenza che la prestazione di lavoro che viene svolta integralmente presso locali extra-aziendali o locali aziendali non può essere classificata come lavoro agile.

Nella parte finale il primo comma dell’art. 18 prevede che la prestazione va eseguita entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivante dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Proprio uno degli obiettivi cardine della legge in esame è quello di incidere sui tempi di lavoro, in modo da flessibilizzare la prestazione e garantire al lavoratore la possibilità di gestirla autonomamente, per quanto attiene alla collocazione temporale e alla durata.

È opportuno dire che questa nuova modalità di lavoro sia al passo con i nuovi tempi “lavorativi” in cui la flessibilità del rapporto lavorativo è una condizione necessaria per la nuova società moderna.

A cura di Dario Calderara
Consulente del Lavoro
Associazione Giovani Consulenti del Lavoro Pavia

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