Licenziamento della domestica in gravidanza: quali conseguenze

Possibilità di licenziamento e tutela delle lavoratrici madri: come conciliare le due prospettive

Francesca Andreoli

Francesca Andreoli Avvocato

Licenziare la domestica in gravidanza non risulta essere discriminatorio, illegittimo, nullo.

Parola di Cassazione, che con sentenza n. 17433 del 2 settembre 2015 ha dichiarato che le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari possono essere licenziate durante il periodo pre e post parto, a differenza di tutte le altre lavoratrici.

A sostenerlo, anche l’Inps e l’Ispettorato del Lavoro secondo cui, in ambito domestico, non è vietato licenziare la domestica in stato di gravidanza.

Nessun risarcimento, quindi, per la lavoratrice in gestazione licenziata dalla famiglia presso la quale presta servizio, nemmeno se il licenziamento è dovuto alla notizia della dolce attesa.

Ma come si collega questo orientamento con la tutela delle lavoratrici madri?

Indubbiamente è necessario salvaguardare la salute della futura mamma, fino a 7 mesi di età del figlio (nato o adottato), e lo si fa con una serie di previsioni normative: innanzitutto, in caso di non licenziamento, la colf non potrà essere destinata al lavoro

  • durante i due mesi precedenti la data presunta del parto, tre se la lavoratrice è occupata in lavori che, in relazione all’avanzato stato di gravidanza, sono per lei troppo pesanti;
  • se il parto avvenga oltre la data presunta di esso;
  • per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto;
  • durante i tre mesi dopo il parto.

È altresì previsto un periodo di congedo di 5 mesi, 2 mesi prima della data presunta del parto e 3 mesi dopo, retribuito dall’Inps; l’importo spettante è pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera.

La richiesta va fatta telematicamente all’INPS entro 60 mesi dal parto tramite il PIN INPS del cittadino oppure, se non si è in possesso del PIN, ci si può rivolgere ad un patronato che assisterà la badante lavoratrice.

 

Francesca Andreoli Avvocato Francesca si laurea in giurisprudenza nel 2016 presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in diritti confessionali dal titolo “I fondamenti religiosi nell’economia islamica”. Dal 2017 collabora con lo studio legale “Rizzo&Associati”, trattando diritto del lavoro. Cura il blog ilpiattodellabilancia.blogspot.com e come giornalista pubblicista si occupa, dal 2018, di inchieste giudiziarie.

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