Lavoro part time e clausole elastiche: cosa sono e come funzionano

Al fine di attenuare la rigidità della collocazione delle prestazioni di lavoro e permettere una maggiore flessibilità, la legge riconosce alle parti la possibilità di inserire nel contratto clausole "elastiche"

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Pavia Consulenti del lavoro

Il lavoro a tempo parziale è un contratto di lavoro subordinato caratterizzato dal fatto che il lavoratore osserva un orario inferiore rispetto a quello di un lavoratore a tempo pieno (solitamente 40 ore settimanali).

Questa tipologia contrattuale risulta di particolare rilevanza in quanto dalla stessa possono derivare importanti effetti positivi sull’occupazione di determinate categorie di lavoratori, considerati svantaggiati ai fini dell’inserimento / reinserimento nel mercato del lavoro; quali donne, i giovani studenti ma anche coloro che risultano essere vicini al pensionamento.

La normativa al riguardo è stata più volte rivista e modificata dal legislatore, da ultimo con il Decreto Legislativo 81/2015.

Come già previsto dalla precedente normativa, ed a differenza dei contratti a tempo pieno, l’art.5.2 del decreto legislativo 81/2015 prevede che il contratto di lavoro a tempo parziale debba essere stipulato in forma scritta e che debba essere puntualmente indicato, oltre alla durata della prestazione lavorativa, la sua collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno. In mancanza il lavoratore potrà chiedere la conversione del contratto a tempo pieno.

Questa previsione è estremamente importante per il lavoratore il quale deve sapere con precisione quando è tenuto ad essere a disposizione del datore di lavoro e quando invece può, per il tempo restante, dedicarsi alle proprie occupazioni personali o allo svolgimento di ulteriore attività lavorativa.

Definita la collocazione della prestazione, essa non potrà essere modificata unilateralmente dal datore di lavoro. Al fine di attenuare la rigidità della collocazione delle prestazioni di lavoro e permettere una maggiore flessibilità, la legge riconosce alle parti la possibilità di inserire nel contratto clausole “elastiche” che consentano di pattuire sia variazioni della collocazione temporale della prestazione lavorativa, sia la variazione in aumento della sua durata. In base alla nuova disciplina, le parti che intendano inserire clausole elastiche nel contratto di lavoro potranno liberamente farlo anche in assenza di specifiche previsioni da parte della contrattazione collettiva nazionale; in tal caso la pattuizione di clausole elastiche dovrà avvenire davanti ad una commissione di certificazione, con facoltà per il lavoratore di farsi assistere da un rappresentante sindacale, da un avvocato o da un consulente del lavoro.

Le clausole elastiche a loro volta dovranno contenere, a pena di nullità, l’indicazione delle condizioni e delle modalità con le quali il datore di lavoro potrà modificare la collocazione temporale ovvero variare in aumento la durata della prestazione, che in ogni caso non potrà superare il limite del 25% della normale prestazione annua a tempo parziale. Nel momento in cui si procederà alla modifica dell’orario di lavoro, il lavoratore avrà diritto ad un preavviso minimo di due giorni lavorativi e ad una maggiorazione del 15% della retribuzione oraria globale di fatto.

Lo stesso decreto 81/2015 stabilisce i casi in cui, è permesso al lavoratore, revocare il consenso dato all’applicazione delle clausole elastiche: in caso di lavoratore studente, di lavoratore affetto da patologie oncologiche, gravi disabilità, o in caso di lavoratore convivente con figlio di età non superiore ai 13 anni o portatore di handicap.

Il rifiuto del lavoratore di concordare variazioni dell’orario di lavoro non costituisce mai giustificato motivo di licenziamento.

Pamela Damaschi

Consulente del Lavoro

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro Pavia

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