“Lavorare meno, lavorare tutti”. E’ possibile anche in Italia?

Dopo lo storico accordo in Germania, ci si chiede se il modello sia "importabile" anche da noi

Durante la notte tra il 5 e il 6 febbraio, nel land Baden-Wuerrtemberg, nella Germania sud-occidentale, è stato raggiunto uno storico e innovativo accordo pilota che potrebbe essere considerato l’inizio di una nuova concezione oraria della settimana lavorativa.

Il nuovo contratto collettivo è stato siglato da Industriegewerkschaft Metall (IG Metall – sindacato dei metalmeccanici) e dall’associazione datoriale Sudwestmetall.

Il contratto sarà valido fino al 31 marzo 2020 e riguarda circa 900mila metalmeccanici, ma la previsione è che in futuro dovrà riguardare tutti i lavoratori rappresentati da IG Metall.

L’accordo che il sindacato è riuscito a concludere prevede importanti ed innovative concessioni per i lavoratori sia dal punto di vista della retribuzione, che dell’orario di lavoro.

Infatti, è previsto che i salari aumentino in media del 4,3% dal mese di aprile 2018 e che, dalla firma, entro i successivi 27 mesi vengano erogati bonus una tantum. Per i mesi da gennaio a marzo del 2018 è previsto il pagamento di una tantum di 100 euro, invece entro il mese di luglio 2019 un importo di 400 euro e, a partire dal 2020, l’importo fisso andrà sui minimi tabellari incidendo sulla paga di riferimento.

La novità più eclatante riguarda la flessibilità oraria dei lavoratori, atteso che potranno ridurre l’orario di lavoro settimanale fino a 28 ore. Questa particolare condizione, però, è sottoposta ad alcune limitazioni, poiché i lavoratori potranno richiedere la riduzione oraria della settimana lavorativa, da 35 a 28 ore, al massimo due volte durante la loro carriera lavorativa e per un periodo minimo di sei mesi fino ad un massimo di 24 mesi. La concessione della richiesta di riduzione individuale del tempo di lavoro non può superare il 10% contemporaneo sul totale dei dipendenti.

Qualora la richiesta, da parte del lavoratore, di riduzione oraria sia accompagnata da comprovate ragioni che riguardano la cura dei figli piccoli, l’assistenza di parenti malati o anche nel caso di lavori usuranti, quest’ultima non comporterà la riduzione della retribuzione precedente e, oltretutto, i lavoratori avranno la possibilità di tornare alla settimana di 35 ore in qualsiasi momento. Un supplemento salariale collettivo, corrispondente al 27,5% della retribuzione mensile di ogni lavoratore, verrà concesso a tutti i lavoratori (dal luglio 2019). Il lavoratore ha la facoltà di rinunciare all’integrazione salariale, potendo pretendere in cambio giornate di ferie pari ad otto giorni.

Al contempo il datore di lavoro ha ottenuto la possibilità concludere contratti di lavoro fino a 40 ore settimanali, a chi vorrà su base volontaria.

La soddisfazione del sindacato tedesco si evince anche dalle dichiarazioni del presidente dell’IG Metall, J. Hofmann, il quale ha sostenuto che l’accordo “rende giustizia alla straordinaria posizione economica del settore e avrà un effetto positivo sull’intera economia”.

A confermare la politica dell’IG Metal sono anche i numeri della Germania, la quale vanta un tasso di disoccupazione al minimo storico del 3,6% e un tasso di occupazione del 76%, il quale è proiettato a crescere esponenzialmente in questo anno solare, grazie all’accordo pilota in commento.

La grande innovazione di questo accordo incontra perfettamente le esigenze lavorative dei dipendenti, essendo l’adesione esclusivamente su base volontaria, in modo da rispettare le differenti esigenze e la sempre più complicata e urgente necessità di conciliare i tempi di vita e di lavoro, cercando di mantenere, anzi di incrementare, la retribuzione.

Nell’anno del cinquantesimo anniversario dei moti e degli slogan del ’68 ritorna la celebre citazione “lavorare meno, lavorare tutti”, non soltanto per una più equa ripartizione della mole lavorativa, quanto forse, come anticipato poc’anzi, per conciliare al meglio la vita familiare con la mole di lavoro quotidiana.

Questo accordo, rivoluzionario nel suo genere, sembra ancora molto distante da trovare applicazione nella Nostra Italia, anche a causa dei numeri riguardanti i tassi di occupazione e disoccupazione assolutamente differenti rispetto alla Germania.

Al momento l’unico passo simile può essere considerato il lavoro agile, introdotto al capo II della legge n. 81/2017 e l’art. 18, c. 1, definendolo come una modalità di svolgimento del rapporto di lavoro subordinato con la finalità di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Dario Calderara

Dottorando di diritto del Lavoro

Associazione Giovani Consulenti del Lavoro Pavia

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