L’INPS sbaglia, ma il contribuente paga l’errore burocratico

Una giovane donna con un lavoro stabile riceve un assegno mensile dall’INPS, ma a pagare l’errore potrebbe essere lei

Tutti possono sbagliare, anche enti istituzionali come l’INPS. A chi tocca pagare in questo caso? La risposta non sempre è scontata.

Ecco la storia di Valentina Cervi, una giovane mamma di 33 anni residente a Carpi. Valentina, sta infatti affrontando una situazione che ha un po’ dell’incredibile. Nell’estate del 2017, l’INPS aveva iniziato a versare alla donna, ora in attesa di un secondogenito, un assegno mensile di disoccupazione del valore di 850 €. In realtà la futura mamma non ne aveva fatto richiesta in quanto ha un lavoro stabile nel settore della moda.

Valentina, dopo aver segnalato l’accaduto all’ente di riferimento, riceve una risposta inattesa: l’INPS ammette l’errore commesso, ma si dichiara impossibilitato a intervenire per bloccare l’erogazione dell’assegno e dunque tutta la procedura burocratica che era stata messa in moto. La donna avrebbe dovuto attendere i controlli di routine che però non sarebbero avvenuti prima di un anno.

Nel frattempo la situazione si è complicata e c’è stata una piccola svolta nel momento in cui Valentina ha denunciato quanto accaduto alla testata “Il Resto del Carlino”. Da qui le è stata proposta una soluzione che però ha delle pesanti ripercussioni in termini economici, oltre che dal punto di vista della salute poiché la donna sta affrontando una gravidanza a rischio.

Una proposta risolutiva da parte dell’INPS c’è stata: “la soluzione proposta dall’ente per restituire a rate i soldi versati ma mai richiesti – afferma Valentina – mi porta a dover fare due cud. Mi cresce il reddito, perdo il bonus Renzi e vedrò decurtati del 30% gli assegni familiari per mia figlia. Devo infine pagare ben 2mila 200 euro di tasse. Come se non bastasse, non riesco a scaricare le ingenti spese mediche”.

I continui solleciti della donna per ricevere delucidazioni in merito e per trovare un accordo, non hanno sortito l’effetto separato, motivo per cui alla fine di tutto, l’unica soluzione prospettata è stata quella di pagare.

Valentina non si arrende dinnanzi alla soluzione proposta dall’INPS e si esprime così: “Sono un’impiegata e quei soldi rappresentano per me quasi due stipendi. Ho una figlia piccola e un altro in arrivo. Mi sono così rivolta a un avvocato esperto del settore. Non posso continuare a pagare le conseguenze di un errore che non ho commesso io. Spero, nel mio piccolo, di riuscire a rendere un po’ più giusto e umano quel ‘gigantesco meccanismo azionato da pigmei’”.

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