Il Codacons avverte sui pericoli di Faceapp e delle app a riconoscimento facciale

Secondo l'associazione di tutela dei consumatori, l'app che invecchia il viso metterebbe a rischio i nostri dati personali

FaceApp ha proprio conquistato tutti. L’app che invecchia i nostri selfie e ci mostra come saremo tra 10, 15 o 20 anni sta avendo un successo incredibile.

Tornata in voga dopo oltre 2 anni dal suo lancio, l’app realizzata dall’omonima software house russa consente di applicare diversi filtri al proprio volto. Il più popolare, che sta letteralmente spopolando in tutto il globo, è quello che consente di invecchiare i lineamenti del volto, facendoci così fare una sorta di viaggio nel futuro.

In queste ultime ore, però, FaceApp sta attirando su di sé parecchie critiche. E non tanto per i risultati dei suoi fotomontaggi, tutto sommato apparentemente credibili, ma per la gestione dei dati personali degli utenti e delle immagini che vengono caricate sui suoi server.

Diversi ricercatori hanno fatto le pulci alle condizioni d’uso dell’app e alle modalità di gestione dei dati personali degli utenti, scoprendo più di qualche incongruenza. In molti hanno avanzato dubbi su che fine facciano le foto caricate su FaceApp e sul rischio che la sua policy possa in qualche modo violare il GDPR. Tra questi, troviamo anche gli esperti del Codacons, che, lette le condizioni d’uso di FaceApp, condividono con gli utenti italiani i loro dubbi e le loro preoccupazioni.

Secondo Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons, l’applicazione di editing fotografico avrebbe un trattamento dei dati personali quanto meno sospetto. Secondo l’associazione di tutela dei consumatori, la casa sviluppatrice russa utilizzerebbe le nostre immagini per fini commerciali senza che noi ce ne rendiamo completamente conto e senza che possiamo fare nulla per opporci.

“Praticamente il rischio è di regalare a questa azienda russa milioni di dati personali, come le nostre impronte digitali e le immagini per il riconoscimento facciale. Dati tramite i quali veniamo identificati e che, con le più moderne tecnologie, possono essere usati anche per disporre pagamenti e che potrebbero magari essere immessi sul mercato o utilizzati per fini commerciali”.

Per questi motivi il Codacons, oltre a invitare gli utenti a utilizzare con prudenza l’app, ha inviato un esposto al Garante per la Privacy affinché faccia chiarezza sull’intera faccenda.

La casa sviluppatrice che ha realizzato l’app, comunque, ha già dato una prima risposta alle critiche mosse da più parti (e non solo da parte del Codacons). Anche se la sua base operativa è in Russia, i file e le immagini generate dagli utenti sono conservati su server AWS (acronimo di Amazon Web Services), gestiti direttamente da Amazon e localizzati negli Stati Uniti. Insomma, anche se non è ancora troppo chiaro come vengano gestite, le vostre foto di sicuro non sono finite in Russia. O, almeno, così non dovrebbe essere.

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