Divorzio: no all’assegno per l’ex coniuge che convive con un altro

La Cassazione prova a fare chiarezza su uno dei temi più controversi della giurisprudenza

L’assegno di divorzio rappresenta uno degli argomenti più spinosi, e per certi versi “ambigui”, che la giurisprudenza debba regolamentare.

La Corte di Cassazione ha provato più volte a stabilire dei punti “fermi” su questo tema e armonizzare le tante sentenze che nel corso degli anni si sono espresse sull’argomento. Sentenze non sempre coerenti fra loro e quindi facilmente impugnabili dalle parti in causa.

Uno dei temi più controversi, riguarda il dovere di corrispondere l’assegno all’ex coniuge qualora questo instauri una convivenza stabile e duratura con un altro partner. In una recente sentenza, la Cassazione ha accolto la richiesta di un cittadino che non voleva più corrispondere il mantenimento alla ex moglie perché quest’ultima era andata a convivere con un altro compagno. Con questa sentenza, si è stabilito, dunque, che l’instaurazione di una nuova convivenza “more uxorio” (di fatto) fa venir meno il diritto all’assegno di divorzio.

Va detto che l’assegno divorzile non dipende dal tenore di vita di uno dei coniugi, ma serve a compensare la parte economicamente più debole nel momento in cui si passa dalla separazione al divorzio. Ciò che ha fatto la Cassazione, in realtà, è ribadire un concetto della giurisprudenza che risale al 2015:

“Il successivo rapporto sentimentale – se connotato da una progettualità di coppia – taglia ogni legame con il pregresso tenore di vita e modello matrimoniale e fa venire meno il contributo dovuto dall’ex”.

Altra cosa è stabilire se questo principio può dirsi valido in tutte le situazioni possibili. Non molto tempo fa, infatti, la stessa Cassazione, si era pronunciata in maniera abbastanza differente nell’ambito di un caso simile, sebbene isolato.

La convivenza non aveva fatto decadere il diritto all’assegno poiché non era stato riscontrato un beneficio economico effettivo derivabile dalla convivenza. Dunque, contrariamente al giudizio di altri tribunali, si insinuava il dubbio che il solo rapporto sentimentale non costituisse una ragione sufficiente a giustificare la perdita dell’assegno.

Ad animare ulteriormente il dibattito giurisprudenziale sulla materia, sono intervenute anche le Sezioni Unite che a luglio scorso hanno stabilito che l’assegno divorzile non è collegato al tenore di vita, ma ai sacrifici che la parte economicamente più debole ha sostenuto nell’interesse della famiglia. In tale senso l’assegno di divorzio si configurerebbe come “compensazione” di una situazione precedente relativa al vecchio legame matrimoniale che non può essere modificata da una sopraggiunta convivenza.

Insomma l’incertezza è tanta e i cittadini possono solo sperare in un’immediata risoluzione, che sia quanto più chiara e definitiva.

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