Casa coniugale: a chi spetta in caso di separazione

I criteri di valutazione per l'assegnazione della casa coniugale in caso di separazione: interesse della prole e rapporti patrimoniali

Francesca Andreoli

Francesca Andreoli Avvocato

Una delle questioni maggiormente dibattute tra i coniugi, in sede di separazione, riguarda l’assegnazione della casa coniugale.
Il nostro Legislatore non offre la definizione di casa coniugale, ma ragionevolmente per “casa coniugale/familiare” deve intendersi quella che ha costituito il centro di aggregazione e di unificazione della famiglia in costanza di matrimonio. Nel concetto di casa coniugale vi rientrano, anche, i beni mobili, gli arredi, gli elettrodomestici ed i servizi, ad eccezione dei beni strettamente personali.

Il provvedimento di assegnazione della casa familiare si fonda sul principio, ormai cristallizzato, dell’interesse della prole assicurando ad essa il medesimo habitat familiare, nel tentativo di attenuare gli effetti deleteri di una separazione.
La tutela dell’assegnazione della casa familiare si applica anche in favore della prole nata fuori dal matrimonio, non si tiene conto, invece, di tale principio nel caso in cui i figli siano diventati economicamente indipendenti.
Più precisamente, l’assegnazione della casa familiare, in ossequio al principio dell’interesse della prole, comporta l’assegnazione della casa al genitore collocatario anche se proprietario dell’immobile è l’altro coniuge. Di conseguenza quest’ ultimo è costretto ad abbandonare la casa portando con sé i soli effetti personali.
In altri termini, la casa familiare rimarrà nella disponibilità materiale del genitore presso cui sono collocati i figli minori o maggiorenni non economicamente indipendenti.
In caso di separazione senza prole, invece, la casa non verrà assegnata al coniuge economicamente più debole.

Infine, l’assegnazione della casa incide sulla regolamentazione dei rapporti patrimoniali, per cui il giudice dovrà tener conto di tutte le circostanze personali, patrimoniali e reddituali che caratterizzano il caso concreto, partendo non tanto dal vantaggio economico del coniuge assegnatario, ma dal sacrificio economico cui l’altro coniuge andrà incontro per assicurarsi un nuovo alloggio.

Si fa presente che è anche possibile la revoca del provvedimento di assegnazione della casa familiare quando vengono meno le condizioni che hanno portato alla sua adozione. La Corte di Cassazione, infatti, ha stabilito che la revoca dell’assegnazione è possibile se il coniuge assegnatario trasferisca altrove la propria residenza, abbia contratto nuovo matrimonio, oppure se i figli hanno raggiunto l’indipendenza economica.

Francesca Andreoli Avvocato Francesca si laurea in giurisprudenza nel 2016 presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in diritti confessionali dal titolo “I fondamenti religiosi nell’economia islamica”. Dal 2017 collabora con lo studio legale “Rizzo&Associati”, trattando diritto del lavoro. Cura il blog ilpiattodellabilancia.blogspot.com e come giornalista pubblicista si occupa, dal 2018, di inchieste giudiziarie.

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