Capacità giuridica e d’agire: qual è la differenza?

Le principali differenze tra capacità giuridica e capacità d’agire, dalla loro acquisizione alla perdita

Capacità giuridica e capacità d’agire sembrano due termini simili e spesso le persone tendono a confonderli: in realtà sono molto diversi tra loro e danno luogo a situazioni completamente differenti.

La capacità giuridica

La capacità giuridica è definita dall’articolo 1 del Codice civile: si acquista al momento della nascita e si perde quando si muore. Chiunque, a prescindere dal ceto sociale, può essere titolare di diritti e doveri: se oggi questa sembra una banalità, un tempo non lo era, ed è stata una grande conquista per la società. Basti pensare che gli schiavi non possedevano la capacità giuridica e non potevano ad esempio ricevere l’eredità di qualche parente o benefattore che avrebbe migliorato la loro esistenza. Oggi non è più così, e chiunque nasca ha gli stessi diritti e doveri di qualsiasi altra persona.

Persino il feto o un non concepito possono essere titolari di capacità giuridica. È il caso dell’eredità lasciata a un eventuale bambino che ancora non esiste. Ovviamente questa è una delle situazioni più dibattute in dottrina, proprio per la delicatezza e l’aleatorietà della questione.

Anche gli enti possono acquisire capacità giuridica e diventare titolari di diritti e doveri, pur se non in uno spettro così ampio come quello riservato alle persone fisiche (ad esempio, non possono contrarre matrimonio). Queste società si caratterizzano per rispondere alle obbligazioni tramite il proprio patrimonio, senza intaccare quello delle singole persone che ne fanno parte. Sono in genere molto grandi, hanno un proprio nome e una sede, e sono diversi dagli enti di fatto, che invece non hanno capacità giuridica. In quest’ultimo caso, non c’è separazione tra il suo patrimonio e quello dei membri.

Sono persone giuridiche anche gli enti pubblici, i comuni e le province.

La capacità d’agire

Altra cosa – ma strettamente collegata – alla capacità giuridica, è la capacità d’agire. Se la prima si acquisisce al momento della nascita, la seconda diventa effettiva al compimento della maggiore età. Tutti siamo titolari di diritti e doveri, ma è chiaro che un bambino non può essere in grado di stipulare un contratto.

Diciotto anni è il limite generale fissato dal legislatore per acquisire la capacità d’agire. Ci sono però alcune situazioni in cui la soglia è diversa ed è fissata – nella maggior parte dei casi – a sedici anni. Il minore, infatti, può contrarre matrimonio se il giudice stabilisce che la situazione è grave e il soggetto ha la maturità psico-fisica adatta per sposarsi. Può iniziare a lavorare a quindici anni, o riconoscere un figlio nato fuori dalle nozze. In questi casi si parla di “minore emancipato”, anche se – chiaramente – la sua capacità d’agire è limitata rispetto a quella di un adulto.

Le limitazioni alla capacità d’agire

Ci sono alcuni casi previsti dalla legge in cui la capacità d’agire viene sospesa o limitata (diverso è il caso della capacità giuridica, che invece non può essere tolta a un soggetto). Questo avviene quando la persona sia inferma mentalmente e non possa provvedere da sola ai propri interessi. Il rischio che venga raggirata e sfruttata per interessi di altre persone è enorme in una situazione del genere, e il legislatore ha deciso di tutelare chiunque si trovi in questa condizione.

L’interdizione giudiziale

L’interdizione giudiziale è la forma più alta di limitazione alla capacità d’agire disposta dal legislatore, e avviene quando l’infermità mentale dell’individuo è tale da non poter compiere da solo nessun atto giuridico, né di ordinaria né di straordinaria amministrazione. In questo caso si deve nominare un tutore, che dovrà avere cura del patrimonio del soggetto. Il suo incarico non può durare più di dieci anni, a meno che non sia il coniuge, il convivente, un ascendente o un discendente. L’interdizione giudiziale è usata proprio come ultima spiaggia, perché il giudice cerca di vagliare sempre altre strade prima di procedere per questa via.

L’inabilitazione

Ci sono anche dei casi in cui l’incapacità di agire viene limitata ma non in modo grave come quello dell’interdizione giudiziale. Questo può avvenire quando una persona non sia inferma mentalmente in modo serio, ma magari sia dedita all’alcol, alla droga, al gioco d’azzardo, in modo tale da risultare un pericolo per se stessa e il suo patrimonio. Può compiere atti di ordinaria, ma non di straordinaria amministrazione, che invece sono affidati a un curatore.

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