GDPR: arrivati già i primi ricorsi sul consenso dati

Entrato in vigore il 25 maggio, il Gdpr crea già i primi ricorsi sul consenso alla raccolta dei dati

Non ha fatto in tempo a entrare in vigore, che già arrivano i primi ricorsi sul consenso alla raccolta dei dati. Il GDPR continua insomma a far parlare di sé.

Il nuovo regolamento sulla privacy entrato ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018 ha tenuto imprese e professionisti nella preoccupazione per settimane, ora però non smette di creare qualche problema. Nonostante siano solo la metà degli Stati europei ad essere pronti all’appuntamento, la commissaria Ue alla giustizia Jourova avverte: “continueremo il nostro lavoro con gli stati membri e monitoreremo da vicino l’applicazione del regolamento; prenderemo azioni appropriate se necessario, incluso il ricorso a procedure d’infrazione”.

Che non fosse un provvedimento da prendere alla leggera si era già capito, ma forse nessuno si aspettava che entro poche ore dall’entrata in vigore arrivassero già le prime segnalazioni. Andrea Jelinek, guida del board dei garanti dei 28 che da oggi deve garantire l’applicazione uniforme nell’Ue del Gdpr ha affermato: “abbiamo già ricevuto i primi ricorsi sulle modalità di consenso alla raccolta e al trattamento dei dati personali in base alle nuove regole Ue e abbiamo appena cominciato a controllare i file”. La garante della privacy austriaca ha continuato: “abbiamo già in Austria un primo caso su Facebook in relazione al consenso al trattamento dei dati personali. È un caso nuovo, non ha niente a che vedere con Cambridge Analytica”.

Il GDPR è entrato in vigore, ma non è la fine di un percorso: è solo l’inizio del viaggio comune verso una migliore protezione dei dati personali in Europa, ha detto Jelinek. “Il nostro obiettivo”, ha assicurato, “non è sanzionare le imprese, ma creare un ambiente che tuteli la privacy sin dal primo giorno dell’entrata in vigore del Gdpr”.

In vigore dalla mezzanotte di venerdì 25 maggio, il Regolamento generale dovrà essere applicato anche dai “grandi” americani, come Google e Facebook e colma alcune lacune create con le novità digitali e rese evidenti dallo scandalo di Cambridge Analytica. Nonostante l’entrata in vigore però, molti Paesi Ue tra cui l’Italia sono in ritardo nell’aggiornamento della legislazione nazionale. Il Garante della privacy Antonello Soro ha dichiarato: “Io confidavo che si potesse arrivare alla data del 25 maggio con il nuovo decreto legislativo approvato. (…) Rivolgo un appello al Parlamento con molto rispetto e sommessamente: che si faccia presto. Nella società digitale proteggere i dati vuol dire proteggere le nostre persone, quindi è un cambiamento di paradigma forte che impegna tutti”.

In Europa sono al momento solo una quindicina i Paesi che sono arrivati puntuali all’appuntamento e tra questi ci sono Francia e Germania. La commissaria Ue alla giustizia Jourova lancia l’allarme evidenziando come 8, tra cui Belgio e Ungheria sono “molto in ritardo“, mentre 5 tra cui Italia e Spagna cercano di passare “con il giallo” e saranno pronti solo tra qualche tempo. Intanto però i ricorsi cominciano ad arrivare.

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