Catasto, cambia tutto: la scelta del governo sul valore della casa

Dopo mesi di scontri e fibrillazioni tra i partiti che compongono la maggioranza, il premier Draghi ha annunciato l’accordo: novità in arrivo per gli italiani

Dopo mesi di scontri e fibrillazioni da parte delle forze politiche che sostengono il governo di Mario Draghi, il testo che recepisce l’accordo di maggioranza sulla riforma fiscale è finalmente pronto, come annunciato proprio da Palazzo Chigi durante il pomeriggio dello scorso mercoledì 1 giugno. E così il disegno di legge delega delineato dai ministri potrà riprendere l’iter parlamentare più volte interrotto già a partire dal prossimo martedì 14 giugno.

Riforma fiscale, le tappe del Parlamento per l’approvazione definitiva

La commissione Finanze della Camera voterà le modifiche concordate e il provvedimento approderà nell’aula di Montecitorio il successivo 20 giugno. Poi il testo passerà all’esame del Senato. L’obiettivo del governo è l’approvazione definitiva prima della pausa di agosto. A quel punto, trattandosi di un disegno di legge delega, la palla tornerà all’esecutivo, che avrà tempo 18 mesi per approvare i decreti di attuazione.

I principi dettati nella delega prendono in rassegna diversi ambiti economici e non solo, a partire dalla riforma dell’Irpef per alleggerire il
prelievo sui redditi mediobassi, passando per quella delle imposte sulle imprese (ossia Ires e Irap, con il graduale superamento di quest’ultima). I punti di scontro nella maggioranza sono stati molteplici – a conferma delle difficoltà intercorse durante tutta la legislatura – ma il più critico ha riguardato di certo la riforma del catasto.

Riforma del catasto: l’accordo tra i partiti e le novità introdotte nel testo

Proprio sull’articolo 6 – dedicato appunto ai cambiamenti catastali invocati a più riprese da diverse forze politiche e da associazioni di categoria – si è consumato il più duro dei tira e molla. Il compromesso raggiunto con la mediazione del premier e del sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli prevede che non ci sia più alcun riferimento al valore patrimoniale degli immobili, cioè al prezzo di vendita sul mercato, che secondo Lega e Forza Italia avrebbe aperto la porta all’aumento delle imposte sulla casa.

A questa tesi si è sempre opposto con forza il centrosinistra e in primis il Partito Democratico, affermando che nell’articolo 6 questa eventualità è stata esclusa in maniera esplicita e categorica fin dal testo originario partorito dal governo. Verrà invece determinata, accanto all’attuale rendita catastale, “una rendita ulteriore, suscettibile di periodico aggiornamento” utilizzando i criteri elencati nel DpR (decreto del presidente della Repubblica) numero 138 del 1998 che cita i “valori di mercato degli immobili” per la definizione delle stesse rendite.

Cosa cambia con la nuova riforma del catasto: valore degli immobili e rendita ulteriore

Ma le novità non finiscono qui e sono state elencate in maniera dettagliata nel testo uscito dalla tanto sofferta mediazione. Tra le più rilevanti, l’introduzione della consultazione della banca dati Omi presso l’Agenzia delle entrate come metodo standard da applicare nella quasi totalità delle situazioni: si tratta di un documento redatto dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare che censisce i valori di acquisto e vendita degli immobili per microzone.

Infine, per elencare le misure che più impatteranno sulla vita dei cittadini italiani a livello di gestione degli immobili di proprietà, è stato deciso di non depennare la cosiddetta “rendita ulteriore” (ossia il valore catastale prodotto da una casa): questa però, come si legge, non potrà essere usata “per la determinazione della base imponibile“.