Emergenza case: dove mancano e perché

Ad un mese dal voto anticipato, torna d’attualità il tema delle residenze comunali: tra degrado e liste d’attesa, ecco le città dove mancano gli alloggi

Nella settimana in cui i partiti hanno archiviato la pratica quanto mai sofferta della presentazione delle liste dei candidati (con buona pace di chi è stato escluso e dovrà quindi pensare a ripresentarsi al prossimo giro), la campagna elettorale prende ufficialmente il via e i leader dei vari schieramenti possono così concentrare tutte le loro energie per illustrare i rispettivi programmi con cui si presentano agli occhi dei cittadini.

A tenere banco sono alcune questioni che ciclicamente tornano d’attualità a poche settimane dal voto: dal dibattito sulla questione migratoria e sulla sicurezza (con l’ultima polemica scoppiata per le parole del cantante rapper Emis Killa), passando per le misure per cambiare la Costituzione fino al confronto sempre rinnovato sul tema dei diritti sociali, quest’anno l’opinione pubblica si sta concentrando in maniera massiccia su alcune spine nel fianco del nostro Paese, reduce da un periodo di grande difficoltà economica per famiglie e imprese.

Parte la campagna elettorale: perché il tema delle case popolari è tornato nell’agenda dei partiti

Su giornali, televisioni e radio si moltiplicano le interviste che riguardano il futuro energetico dell’Italia, stretta tra la dipendenza dal gas russo, l’esigenza di accelerare sulle risorse rinnovabili e le diverse posizioni sulle fonti nucleari. Ma si parla molto anche delle possibili ricette economiche per aiutare lavoratori e aziende: dalla Flat Tax al salario minimo, dalla pace fiscale agli incentivi per chi assume, ogni partito illustra tempi e modi differenti per andare incontro alle esigenze dei cittadini, provati da due anni e mezzo di pandemia, dagli effetti dell’inflazione galoppante e dal costo della vita sempre più elevato per i continui rincari degli alimenti.

Ma, in un autunno che si prospetta davvero caldissimo dal punto di vista economico e sociale, è tornata ad interessare l’opinione pubblica anche la materia che riguarda le case popolari. Questo perché – nonostante ormai da tempo non detenga più un ruolo centrale nell’agenda programmatica della politica – l’emergenza abitativa è una realtà ancora assai presente in molte aree della penisola. Sono infatti decine di migliaia le persone in difficoltà ogni anno non riescono ad ottenere un alloggio da parte del proprio comune di residenza. E anche chi può comunque vantare una sistemazione fornita dalle amministrazioni, spesso si ritrova con gravi problemi di degrado, insicurezza e bassa qualità della vita.

Emergenza abitativa in Italia: quante sono le famiglie che alloggiano nelle case popolari

Un tema che si conferma tra i più importanti da affrontare, anche in considerazione del fatto che per oltre 1,7 milioni di famiglie che hanno un contratto di affitto (il 41,8% del totale), il canone supera il 30% del reddito familiare: di conseguenza, sono moltissimi gli individui che corrono il rischio di scivolare verso forme di morosità o di ritrovarsi in una condizione di emarginazione sociale per la mancanza di disponibilità economica.

Si tratta perlopiù di cittadini italiani (circa il 65%), distribuiti sul territorio nazionale in maniera piuttosto omogenea. Un bacino sul quale occorre intervenire al più presto, come confermano anche i dati relativi ai nuclei che occupano le graduatorie per le case popolari. Tra questi, il 57% paga un canone di locazione superiore a 450 euro al mese, trovandosi quindi in difficoltà nell’adempiere al pagamento. E ad oggi sono ancora moltissimi i contribuenti che attendono (spesso per mesi, se non addirittura per anni) di vedersi assegnata una casa in cui sistemarsi in vista della stagione invernale.

Il 49,8% di chi occupa la graduatoria vive un disagio economico per basso reddito o canone oneroso, mentre il 12,2% si lamenta per le condizioni abitative (sempre più frequente il fenomeno del sovraffollamento, ma si parla anche di residenze con problemi di barriere architettoniche o vessate da una scarsa condizione igienica e sanitaria). La maggior parte di coloro che fanno richiesta per ottenere una casa popolare è di cittadinanza italiana (54,4%), mentre il restante 45,6% è straniero (con un 8,2% appartenente al territorio dell’Unione europea e un 37,3% che invece risulta al momento cittadino extracomunitario).

Case popolari, quali sono le città in cui mancano e quali presentano altre criticità

In questo contesto, secondo i dati raccolti da Nomisma, al momento in Italia su 758mila alloggi disponibili, sono circa 652mila quelli assegnati regolarmente, ovvero l’86% del totale. Il restante 14% risulta non attribuito perché sfitto, perché occupato abusivamente da chi non ne ha diritto o perché ancora in attesa di essere assegnato ad un legittimo richiedente. Ed è per tutti questi motivi che il tema che riguarda la distribuzione e la gestione degli appartamenti pubblici è tornato a farsi sentire nei talk show, nelle tribune politiche e nel dibattito online.

Prendendo in considerazione solamente gli ultimi 8 mesi, appare dunque scontato che le notizie in merito provenienti dalle città si siano moltiplicate, vista l’ampia platea a cui ci si rivolge (anche in un’ottica elettorale) quando si arriva a parlare del tema. L’esempio principe è Milano, dove il sindaco Beppe Sala ha dichiarato di recente di voler raggiungere l’obiettivo di “zero case popolari sfitte“. Ma anche nel ricco e benestante capoluogo lombardo gli alloggi mancano, così come in molti comuni dell’hinterland, a cominciare dai centri di Magenta e Sesto San Giovanni, passando per i comuni di Cinisello Balsamo, Cesano Boscone e Cornaredo.

Emergenza abitativa, qual è la situazione delle case popolari a Roma e nelle altre città

Scorrendo l’Italia si arriva a Roma, dove invece il problema è la criminalità organizzata presente in maniera massiccia in questi spazi: da anni si susseguono a ripetizione episodi di abusivismo, proteste e violenza nei quartieri di Casal Bruciato e Tor Bella Monaca, quelli in cui da sempre c’è una maggior concentrazione di residenze popolari. A Napoli invece manca una graduatoria per l’assegnazione dal lontano 1995 e gli alloggi che diventano sfitti vengono murati affinché non diventino abusivi.

Infine, è di questi giorni come a Bologna la sezione locali di Fratelli d’Italia abbia avanzato la proposta con cui si chiede che il 10% delle case municipali venga assegnato alle Forze dell’Ordine, in una città in cui il 60% delle richieste proviene da nuclei famigliari extracomunitari. Ma anche nella piccola e tranquilla realtà toscana di Arezzo i cittadini denunciano la mancanza di oltre 3 mila case in un capoluogo di provincia che conta su una popolazione di meno di 100 mila persone.