Abusivismo edilizio in Italia: ecco le cifre sconvolgenti

Istat e Legambiente dipingono il quadro dell'abusivismo in Italia, tra regioni virtuose e percentuali in continua crescita

Crisi economica, disoccupazione, sicurezza sul lavoro: di problemi in Italia se ne contano molti, ma uno si distingue per crescita e resistenza alle manovre contenitive.

Secondo i dati Istat dell’ultimo rapporto Bes (benessere equo e sostenibile), l’abusivismo edilizio in Italia ha raggiunto la cifra del 19,7%. Nell’arco di dieci anni a partire dal 2005, il numero di costruzioni realizzate illegalmente per 100 costruzioni autorizzate dai Comuni è quasi raddoppiato. Se nel 2005 raggiungeva l’11,9%, nel 2015 toccava il 19,7%.

Per il report “Abbatti l’abuso“, Legambiente ha chiesto ai Comuni italiani i dati di ordinanze e demolizioni negli ultimi 15 anni, a partire dal 2004, data dell’ultimo condono edilizio. Hanno risposto solamente in 1.804, circa il 22% del totale. Che i dati siano sottostimati, sembra essere quindi una concreta possibilità.

Nonostante la legge ne preveda l’abbattimento, ben l’80% dei 71 mila mostri edilizi interessati da ordinanze di demolizione risulta in piedi. Le amministrazioni locali spesso non procedono, per paura di risultare impopolari, a dimostrazione che la battaglia è spostata più sul piano culturale, che legislativo. Le percentuali però differiscono di regione in regione. In Friuli-Venezia Giulia ad esempio solamente il 35% delle abitazioni illegali rimane in piedi, a seguito di un’ordinanza di demolizione. E più ci si sposta verso sud, più i numeri aumentano: in Liguria si parla del 67%, in Sicilia dell’83%, nel Lazio dell’88%, in Campania del 97%. Le eccezioni? Le “esemplari” Veneto, Piemonte e Valle d’Aosta, dove le percentuali toccano anche il 70%.

Il panorama tutt’altro che rassicurante, viene confermato ancora da Istat, che delinea un’Italia divisa in tre. Nel 2015 l’abusivismo edilizio ha raggiunto il 47,3% del patrimonio immobiliare al Sud, mentre nelle regioni del Centro si è “fermato” al 18,9% e al Nord al 6,7%. Guardando nel dettaglio il periodo che va dal 2005 al 2015, si osserva come al Sud il dato non sia mai sceso al di sotto del 24%.

Le regioni con il più alto tasso di abusivismo edilizio sono la Calabria con il 46,5%, l’Abruzzo con il 45,8% e la Sicilia con un tondo 40%. È però la Campania a confermarsi come la regione più esposta al problema, con un tasso del 50,6%. Luigi Riello, procuratore generale di Napoli ha recentemente affermato che il 62% degli immobili è stato realizzato abusivamente. Solamente sull’isola di Ischia, le case abusive con ordine di demolizione sono 600 e il condono è stato chiesto nel corso degli anni da più di 25 mila persone, quasi una richiesta a famiglia. Secondo la Procura della Repubblica di Torre Annunziata poi, nel golfo di Napoli gli immobili da abbattere con sentenza passata in giudicato sono ben 3.353.

Il problema però è ancora più articolato. Secondo la legge infatti, se il proprietario di un immobile abusivo non provvede alla demolizione entro 90 giorni, l’immobile deve passare al patrimonio immobiliare pubblico, inclusa l’area di sedime per un’estensione massima di 10 volte la superficie dell’abuso (art. 31, comma 3, DPR 380/2001). Quindi il Comune può demolire l’immobile o destinarlo ad altri utilizzi di pubblica utilità. Secondo Legambiente, solamente il 3,2% degli abusi non demoliti viene effettivamente acquisito al patrimonio comunale. In questo caso, il primo posto va ad una regione del Sud, la Sicilia, che arriva al 16% di trascrizioni. Le altre regioni si fermano al 3,7% dell’Abruzzo, toccando lo 0,7% della Calabria e lo 0,1% del Trentino Alto Adige. La non acquisizione non è solo un problema di forma: si tratta di una omissione di atti d’ufficio e di una responsabilità per danno erariale.

È evidente come il mancato rispetto delle norme non sia solo un illecito, ma anche un rischio per l’incolumità propria e altrui e il rispetto delle norme edilizie potrebbe evitare inutili stragi. Tuttavia, gli abusi continuano. E rimangono in piedi.

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