Occupazione abusiva di un immobile: come comportarsi

L'occupazione abusiva d'abitazione è da sempre un grosso problema non solo per i residenti, ma anche per la giurisprudenza. Questa è nel mezzo tra la tutela della proprietà e lo stato di necessità

La questione dell’occupazione abusiva rappresenta un problema non solo dal punto di vista prettamente giuridico, ma sopratutto da quello umano e sociale. Oscilla tra la salvaguardia del diritto di proprietà e l’esimente dello stato di necessità. La giurisprudenza si trova così in una situazione di stallo, molto vicina a una mancata presa di posizione. La questione non è mai stata così spinosa e attuale come oggi, quando la frequenza delle occupazioni abusive è aumentata a dismisura per colpa della crisi, con la conseguente povertà dei singoli e l’incapacità dello Stato di ovviare al problema dando ai bisognosi abitazioni a prezzi ragionevoli o abilitando le cosiddette case fantasma.

I giudici hanno dovuto affrontare il problema valutando secondo i casi, talvolta condannando i colpevoli dell’occupazione abusiva di immobili, e in altri casi assolvendoli. Questo, nonostante il codice civile italiano, con l’articolo numero 948, protegga il diritto di proprietà dalle occupazioni abusive. Usufruendo di questa norma legislativa, il proprietario ha diritto a rivendicare la proprietà da chiunque la possieda in quel momento. A tal fine, il possessore della casa potrà intraprendere azioni giuridiche per tutelarsi. Il governo sta cercando ormai da tempo di ovviare al problema con il suo piano riguardante le case popolari.

Se l’immobile occupato in modo illecito non venisse rilasciato spontaneamente, la sentenza giuridica potrà essere eseguita per mezzo del “procedimento disciplinato”, contenuto nel codice di “procedura civile”. Tutte le azioni intraprese in questo ambito saranno volte unicamente al rilascio dell’immobile abusivamente occupato. Come se tutto ciò non bastasse, per prevenire le occupazioni abusive, si ricorda che nel codice penale, precisamente nell’articolo numero 633, vi è contenuta una normativa che punisce chiunque invada le proprietà altrui con la possibilità di reclusione fino a 2 anni o con una multa che può arrivare anche a 1032 euro.

Le occupazioni abusive però non sono perseguibili qualora nella questione intervengano le “esimenti”. Questi sono dei fattori che escludono la punibilità di colui che ha commesso il reato, poiché obbligato a commetterlo dallo stato di necessità, per salvare sé stesso o altri da un pericolo inevitabile. Come si può notare, in questa definizione non rientrano motivi riguardanti la povertà, la mancanza di una casa o le situazioni destinate a durare nel tempo. Spesso, però, i giudici sono portati a valutare caso per caso, basandosi su quelle poche indicazioni che le normative vigenti danno, cercando sia di rispettare la tutela giudiziale e il diritto alla proprietà, sia di essere comprensivi verso lo stato di necessità.

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