Come si calcola l’imposta sostitutiva per i mutui

Scopri i requisiti dell'imposta sostitutiva del mutuo, a chi tocca pagarla e come calcolarla

L’imposta sostitutiva che, come dice il nome stesso si applica in sostituzione di altre imposte, quali l’imposta di registro, l’imposta di bollo, l’imposta ipotecaria e l’imposta catastale. Essa si applica in alcuni casi particolari come nei finanziamenti. L’imposta sostitutiva del mutuo è stata normata nel 1973 con il DpR n. 601 ma nel 2008 sono entrate in vigore modifiche sostanziali che ne regolano l’applicazione.

Essa non è relativa solo ai mutui, ma si applica in tutti i casi di finanziamento stipulati nel nostro paese che hanno una durata superiore ai 18 mesi. A seconda del tipo di erogazione, l’imposta sostitutiva finanziamenti non deve essere pagata dal contribuente ma viene detratta direttamente dall’ente creditore nel momento in cui eroga la cifra stabilita: in particolare, ciò avviene proprio con i mutui. Vediamo dunque che cosa comporta l’imposta sostitutiva, a chi spetta versarla e come si calcola l’importo da versare.

Che cos’è l’imposta sostitutiva per i mutui

L’imposta sostitutiva del mutuo è una imposta che ormai da oltre 40 anni si applica ai finanziamenti. In particolare, spetta per quei finanziamenti che hanno una durata medio-lunga, ovvero che prevedono una stipula del contratto superiore ai 18 mesi. Pertanto, l’imposta sostituiva per i mutui rientra nella contabilità dei costi da sostenere quando si accende un mutuo. Per l’imposta sostitutiva per i mutui il calcolo si effettua in termini percentuali, che variano a seconda della destinazione d’uso dell’immobile per cui si richiede il mutuo.

Chi deve pagare l’imposta sostitutiva del mutuo

L’imposta sostitutiva deve essere pagata dal soggetto che stipula un contratto grazie al quale un ente finanziatore gli eroga il mutuo. Dunque, il pagamento dell’imposta è a carico di chi riceve il prestito e non di chi lo eroga. Nel caso in cui i soggetti che beneficiano del prestito siano più di uno, ciascuno di essi dovrà pagare l’imposta in proporzione a come verrà calcolata la quota.

Nel momento in cui l’ente finanziatore sia una banca, sarà essa stessa a versare l’imposta allo Stato, trattenendola dalla cifra erogata. Quindi, il beneficiario o i beneficiari del mutuo non dovranno preoccuparsi di nulla, perché sarà l’istituto bancario ad occuparsene, assumendo il ruolo di sostituto d’imposta.

Quando l’imposta sostitutiva del mutuo non è dovuta

C’è un unico caso in cui l’imposta sostituiva del mutuo non è dovuta per legge, ed è il caso in cui si richieda l’agevolazione fiscale per il mutuo sulla prima casa. In tutti gli altri casi, per essere a norma di legge il mutuo deve prevedere il calcolo dell’imposta sostitutiva, la cui aliquota varia a seconda della destinazione d’uso dell’abitazione. Le aliquote sono due: l’imposta infatti corrisponde allo 0,25% nel caso in cui il mutuo sia destinato all’abitazione principale, mentre ammonta al 2% nei casi in cui viene acceso un mutuo per immobili che abbiano una destinazione d’uso diversa dalla prima casa.

Imposta sostitutiva del mutuo della prima casa

L’imposta sostitutiva della prima casa ha una aliquota agevolata, che ammonta a 0,25% sull’importo erogato. Il beneficiario non deve preoccuparsi di versare l’imposta, in quanto questa viene trattenuta dall’ente bancario erogatore. Se, per esempio, è stato stipulato un mutuo di una cifra di 50.000 euro, il beneficiario riceverà un importo ammontante a 49.862,5 euro. Nel caso in cui decada il diritto di agevolazione per la prima casa, decade anche la possibilità di pagare l’imposta con una aliquota ridotta.

Pertanto, se al momento dell’acquisto il fabbricato costituisce una prima casa, ma in seguito si cambia residenza e il fabbricato diventa una seconda casa, l’importo dell’imposta deve essere integrato per la cifra mancante. Ciò avviene anche nel momento in cui si rilevi che il contratto contiene una dichiarazione mendace, in quanto il fabbricato per cui viene richiesto il mutuo non è una prima casa. In tal caso si deve pagare:

  • L’integrazione dell’aliquota: dallo 0,25% passa al 2%, quindi si deve ancora versare l’1,75%;
  • la sanzione del 30% sulla cifra ancora da versare;
  • gli interessi calcolati in proporzione al periodo.

Imposta sostitutiva per il mutuo della seconda casa

Nel caso in cui venga richiesto un mutuo per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di un fabbricato adibito a un uso diverso dalla prima casa, allora l’imposta sarà del 2%. Se anche in questo caso la cifra del mutuo corrisponde a 50.000, l’imposta sarà pari a 1.000 euro e il beneficiario riceverà dall’ente erogatore la somma di 49.000 euro.

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