Casa, prosegue il calo delle abitazioni all’asta: in 6 mesi – 14%

Lo rende noto il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea

(Teleborsa) Comprare casa ai tempi della crisi, inutile nasconderlo, è impresa per pochi fortunati. Agli altri non resta ad esempio che, magari in maniera un po’ scaltra ed eticamente  rivedibile, ma sicuramente economicamente più che conveniente, partecipare a un’asta per acquistare, a prezzo stracciato, l’appartamento di qualcuno che l’ha perso perché non è riuscito a pagare il mutuo.  Che dicono i numeri? 

Continua a diminuire il numero delle case all’asta in Italia. Per la precisione, del 14% in sei mesi. Numeri alla mano, infatti, le procedure in corso sono infatti 19.650, a fronte delle 22.969 rilevate lo scorso luglio. Si tratta del secondo calo consecutivo del comparto, che nell’ultimo anno ha registrato un vero e proprio crollo: rispetto all’inizio del 2017, quando aveva raggiunto le 33.304 unità, il totale delle abitazioni in vendita forzata è sceso del 41%. Lo rende noto il Rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro Studi Sogeea, che è stato presentato in Senato.

TRAINA IL NORD – Come già sei mesi fa, anche stavolta a trainare la diminuzione del dato è il Nord del Paese, passato da 8.817 a 6.558 procedure (-26%): l’Italia settentrionale, che in passato era arrivata a raggruppare poco meno della metà degli immobili in vendita, vede la sua quota scendere fino al 33%, anche se conserva comunque una posizione di primo piano rispetto alle altre macroregioni. Non si tratta però di un dato territorialmente omogeneo: se ad esempio in Piemonte si assiste a una riduzione di un quarto delle procedure (da 2.052 a 1.561) e in Lombardia addirittura a un taglio di quasi la metà (da 4.438 a 2.255), in Veneto sono di fatto triplicate, passando da appena 529 a ben 1.582. Consistente anche la riduzione nelle Isole (3.716 gli immobili attualmente interessati, -17%), mentre sia il Centro (4.822 abitazioni) che il Mezzogiorno peninsulare (4.554) hanno sostanzialmente confermato i livelli dello scorso luglio (erano rispettivamente 4.883 e 4.766).

La Sicilia “scalza” la Lombardia – Il 16% degli immobili oggetto dello studio, pari a 3.170 unità, è localizzato in Sicilia, regione che ha accusato un ridimensionamento a livello di numeri assoluti (aveva 3.875 procedure aperte) ma che ha comunque tolto il poco invidiabile primato alla Lombardia, superata anche dal Lazio (2.328).

LE RAGIONI DEL CALO – “La situazione complessiva, alla luce del secondo calo consecutivo del dato, appare assai meno preoccupante di quella di inizio 2017 – ha spiegato nel suo interventol’ing. Sandro Simoncini, presidente di Sogeea e direttore del Centro Studi –, anche in considerazione del fatto che nel secondo semestre dell’anno non erano più in vigore le agevolazioni fiscali per privati e imprese varate due anni fa per rendere appetibili le aste a un sempre più vasto pubblico e per velocizzare le compravendite. I meccanismi delle aste immobiliari, oliati per un anno e mezzo dalla fiscalità favorevole in vigore, sembrano avere acquisito una maggiore efficienza strutturale.

SCENARI PRESENTI – L’allargamento della platea di potenziali compratori, favorito anche dal sempre più frequente ricorso alla digitalizzazione, ha evidentemente fatto sì che le operazioni con esito positivo siano aumentate in numero assoluto e si siano svolte con maggiore rapidità. Il tutto va combinato con una sempre più alta disponibilità da parte degli istituti di credito a sedersi intorno a un tavolo per ridiscutere gli accordi con coloro che si trovano in una situazione di sofferenza finanziaria. Ciò è dovuto soprattutto a considerazioni di opportunità, visto che in media il valore delle abitazioni è nettamente calato rispetto all’anno di concessione del mutuo e, di conseguenza, un’asta non consentirebbe comunque al creditore di rientrare dei capitali erogati.

E FUTURI – Altresì ragionevole – ha proseguito Simoncini – ipotizzare che, essendo il mercato delle aste la fotografia di una situazione di precarietà venutasi a creare anni addietro, l’onda lunga delle sofferenze bancarie abbia esaurito i suoi effetti più disastrosi e stia pian piano rientrando in una dimensione fisiologica e più governabile. Sotto questo aspetto ci sono altri indicatori che fanno ben sperare.

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