I cambiamenti climatici mettono a rischio gli investimenti immobiliari: cosa succede

L'erosione costiera causata dall'innalzamento del livello del mare farà crollare il valore delle abiazioni costiere

Avete un piccolo gruzzolo da parte e, visto che presto sui conti correnti potrebbero essere applicati tassi negativi, vorreste investirli nell’acquisto di un immobile? Allora fate bene attenzione a scegliere il luogo migliore dove acquistare la vostra nuova casa o appartamento.

Il rischio, infatti, è che il cambiamento climatico vi scombini i piani e vi lasci con un mutuo da pagare e senza le quattro mura che avete acquistato. La combinazione di vari fattori legati a doppio filo al surriscaldamento globale – innalzamento del livello del mare, venti estremi e ondate di caldo asfissianti – porteranno ad accrescere il fenomeno dell’erosione costiera, con effetti deleteri (e inaspettati) per il settore immobiliare. Se non verranno prese delle contromisure adeguate, si corre il rischio che le costruzioni più vicino alla costa diventino, di fatto, parte del fondale marino. E il loro valore, dunque, è destinato rapidamente a scendere.

E, vale la pena sottolineare, il problema è molto più attuale di quanto si possa pensare. Il solo rischio che una costruzione – o una serie di costruzioni – possano essere travolte da un’ondata o mareggiata anomala o che il terreno sotto le fondamenta si sgretoli ne fa calare il valore già oggi. Studi condotti in Germania, Finlandia e California hanno dimostrato, infatti, che le abitazioni potenzialmente a rischio a causa dell’innalzamento del livello del mare sono state vendute a una cifra di gran lunga inferiore rispetto al loro reale valore.

Stando agli studi condotti dall’IPCC (acronimo di “Intergovernmental Panel on Climate”, “Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico”), se la temperatura globale dovesse crescere più di 1,5 gradi centigradi, lo scioglimento dei ghiacciai e il conseguente innalzamento del livello degli oceani costringerà 280 milioni di persone a fuggire dalle loro abitazioni. Queste, infatti, verranno letteralmente sommerse dalle acque oceaniche “in risalita”.

E in Italia la situazione non è affatto migliore. Anzi: gli studi condotti dall’ENEA dimostrano che ben 5.500 chilometri quadrati di pianura costiera del nostro Paese sono a rischio inondazione. Nell’ultimo anno sono state individuate 7 nuove aree costiere in pericolo (Pescara, Martinsicuro e Fossacesia in Abruzzo; Lesina in Puglia; Granelli in Sicilia; Valledoria in Sardegna e Marina di Campo in Toscana), che vanno ad aggiungersi all’area costiera dell’alto Adriatico compresa tra Trieste, Venezia e Ravenna; al Golfo di Taranto; alle piane di Oristano e Cagliari; alla Versilia; Fiumicino, Fondi e altre zone dell’Agro Pontino; le piane costiere del Sele e del Volturno e aree costiere di Catania.

Aree molto estese, dunque, e con un elevatissimo livello di urbanizzazione: nei 5.500 chilometri quadrati a rischio inondazione risiede la metà della popolazione italiana. Se le contromisure adottate non dovessero rivelarsi efficaci, insomma, il mercato immobiliare in queste aree potrebbe subire un tracollo senza pari.

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