“Rotto” non è “da buttare”: nasce la lobby dei riparatori

La riparazione degli oggetti rotti è il filo che unisce una lobby di artigiani, hobbisti e consumatori con l'obiettivo di non cedere al consumismo usa e getta delle multinazionali

Tutti sanno che gli Stati Uniti d’America sono il paese delle lobby, ultimamente ne è nata una nuova, si occuperà della riparazione di oggetti rotti. Quando si fa riferimento alle lobby si è portati a pensare alle grandi organizzazioni che tanto influenzano la politica americana, come la lobby delle armi, quelle del petrolio o la tanto famigerata lobby del tabacco.
La lobby di cui si parla in questo articolo nasce invece con un obiettivo molto più nobile: quello cioè di non gettare gli oggetti rotti, ma piuttosto ripararli e continuare ad utilizzarli.
The Repair Association ha messo insieme piccoli artigiani , hobbisti e consumatori con l’obiettivo di riparare gli oggetti rotti ed utilizzarli nuovamente: parliamo di accessori come computer, telefoni, elettrodomestici, ma anche di automobili e trattori, tutti oggetti che, anziché finire in discarica, tornano nelle case dei proprietari.

I promotori di The Repair Association sono convinti di rendere un notevole servizio all’economia ed all’ambiente.
La riparazione degli oggetti rotti permette infatti di non buttare in discarica tonnellate e tonnellate di rifiuti, anche potenzialmente pericolosi per l’ambiente.
Ma non solo: stando alle analisi di mercato condotte dall’associazione americana, la riparazione degli oggetti rotti porterebbe benefici anche alla microeconomia locale, creando una filiera artigianale e commerciale che non sarebbe affatto inferiore a quella relativa all’acquisto di prodotti nuovi.
Le attività commerciali infatti possono specializzarsi nella fornitura dei ricambi , il che garantirebbe loro guadagni tali da sostituire quelli realizzati con la vendita del nuovo.
Insomma l’obiettivo dell’associazione è quello di spostare i margini dalle grandi multinazionali al piccolo artigianato locale.

Tuttavia ci sono una serie di problemi in merito alla riparazione degli apparecchi, specialmente quelli legati all’elettronica: ad esempio non tutti i software ed i firmware sono di libero accesso per le manutenzioni.
Questo significa che bisogna coinvolgere nel progetto anche i produttori, affinché mettano a disposizione non solo le parti di ricambio dei loro prodotti, ma anche tutti i software necessari ad un corretto funzionamento delle apparecchiature.
In tal senso serve un’azione di lobby, per far sì che si sensibilizzi al progetto il più vasto numero di consumatori possibile, e di conseguenza anche le istituzioni politiche possano favorire il riuso degli oggetti rotti.
Partendo dal principio che il rotto non è da buttare, The Repair Association vuole far passare il messaggio che riparare significa favorire l’ambiente e creare i posti di lavoro.

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