Strage Bataclan, arrivano le sentenze senza sconti di pena

Salah Abdeslam, unico terrorista sopravvissuto all'attacco, è stato condannato all'ergastolo in una sentenza destinata a fare giurisprudenza

Sono passati sei anni e mezzo dalle stragi di Parigi, dagli attacchi al teatro Bataclan e allo Stade de France che causarono 130 morti e 350 feriti, e finalmente è arrivata la sentenza della Corte d’Assise speciale sul maxi-processo agli imputati per la strage. Dopo dieci mesi di processo, i giudici dell’Ile de la Cité hanno infatti riconosciuto colpevoli quasi tutti gli imputati, 19 su 20, con l’ergastolo comminato a Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando di jihadisti che quella notte seminò il panico e sparse sangue tra le strade della capitale francese.

Bataclan, la sentenza storica

Oltre sei anni dopo quella notte di terrore che traumatizzò la Francia e l’Europa intera è arrivata la sentenza senza sconti per gli imputati, una decisione destinata a fare giurisprudenza in quanto è stata riconosciuta l’associazione a delinquere con finalità di terrorismo. La pena più pesante è stata inflitta a Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando, che più volte si è pentito di quanto fatto.

Dopo 148 giorni di processo si è giunti alla decisione di infliggere al terrorista la “perpétuité réelle”, ovvero quello che in Francia è l’ergastolo “reale” che rende impossibile chiedere qualsiasi sconto di pena in futuro. Si tratta del quarto caso nella storia giuridica della Francia, che aveva fin qui sentenziato la pena per tutti i colpevoli di omicidi infantili accompagnati da stupro o tortura (anche in Italia di recente è arrivata una sentenza storica sulla mafia, ve ne abbiamo parlato qui).

Degli altri imputati oltre ad Abdeslam, 18 sono stati condannati per reati connessi al terrorismo. Tra questi, gran parte sono accusati di aver supportato gli attacchi terroristici con la logistica o il trasporto creando documenti falsi,  trasportando gli aggressori in Europa dalla Siria o fornendo loro denaro, telefoni, esplosivi o armi. Uno è accusato di aver avuto un ruolo diretto negli altri attentati del marzo 2016 a Bruxelles, anch’essi rivendicati dallo Stato Islamico.

La reazione della famiglia di Valeria Solesin

La sera del 13 novembre 2015, il giorno dell’attentato, al teatro Bataclan di Parigi c’era anche la giovane ricercatrice Valeria Solesin. Allora 28enne, la studentessa veneziana si trovava in Francia per completare il dottorato in demografia nella prestigiosa Università della Sorbona e morì tra le braccia del fidanzato Andrea Ravagnani, salvatosi solo perché finse di essere morto.

Appresa la notizia della sentenza pronunciata a Parigi, la famiglia Solesin si è detta soddisfatta. Dario, fratello di Valeria, ha sottolineato ai microfoni di Adnkronos: “Sono soddisfatto per la sentenza, credo che renda giustizia per quello che è avvenuto, per le vittime. Personalmente la vivo come una liberazione, ora vediamo cosa accadrà”.

Luciana Milani, la madre della giovane ricercatrice, è rimasta quasi indifferente alla notizia, ma comunque soddisfatta per la vittoria della democrazia su un mostro che sembrava imbattibile come il terrorismo: “È la vittoria del diritto sul terrore. Della democrazia sul terrorismo. La partecipazione e la testimonianza sono aspetti fondamentali di una comunità democratica”.

La mamma di Valeria Solesin ha quindi spiegato: “Ho accolto la sentenza con serenità, questo processo fa parte della mia vita. Il processo, non le pene. Non dico che mi lascino indifferente, ma quasi”. L’unico aspetto che mi ha disturbato è stata la confusione alla lettura della sentenza”.