“La colpivo, ma non guardavo”: la confessione della mamma di Elena

Martina Patti fornisce raccapriccianti dettagli sull'uccisione della figlia Elena: prima l'ha presa all'asilo, poi l'ha uccisa in un campo

Si fanno sempre più raccapriccianti e duri i dettagli sulla morte di Elena Del Pozzo, la piccola di 4 anni uccisa dalla madre Martina Patti lunedì 13 giugno 2022. A poco più di una settimana dall’efferato omicidio avvenuto in provincia di Catania, la 23enne resta in carcere e viene sentita puntualmente dagli investigatori per cercare di ricostruire, in maniera chiara, cos’è successo quel pomeriggio che ha portato alla morte della bambina.

La confessione agghiacciante

Quanto accaduto il pomeriggio di lunedì 13 giugno è ancora avvolto nel mistero, l’unica certezza è che a uccidere la piccola Elena sia stata la madre Martina Patti. La donna, una giovane studentessa di scienze Infermieristiche, ha più volte detto di non ricordare cosa sia successo, sottolineando di avere dei vuoti di memoria sull’occultamento del cadavere. Ma dagli ultimi interrogatori è emerso un quadro via via sempre più chiaro che trova un riscontro fedele nei risultati dell’autopsia sul corpo della bambina.

La donna, sentita dal gip, ha infatti confermato di aver colpito più volte la bambina con un coltello da cucina. La piccola Elena, come risulta dall’autopsia, è deceduta a causa di un taglio all’arteria succlavia che l’avrebbe fatta morire dissanguata. Le parole al gip Daniela Monaco Crea, però, sono quelle di una donna che aveva premeditato l’omicidio, portando con sé coltello e pala per nascondere il cadavere.

Tra i ricordi annebbiati di quel pomeriggio, Martina Patti ha però svelato: “Non ricordo perché ero girata e non volevo guardare“. Le parole, dure e crude, hanno portato il gip a convalidare il fermo della donna che viene descritta come soggetto dall’elevato grado di pericolosità e dall’istinto criminale spiccato.

Cos’è successo quel pomeriggio

Tutti ancora oggi, a una settimana dalla morte della piccola Elena, si chiedono cosa sia successo il pomeriggio di lunedì 13 giugno. Dalla ricostruzione degli investigatori sembra che tutte le mosse di Martina Patti fossero state studiate nel dettaglio.

Dopo aver passato la mattina sui libri universitari, la 23enne è andata a prendere la figlia all’asilo e l’ha portata a casa. Dopo averle fatto vedere i cartoni animati dal cellulare e averle fatto mangiare un budino al cioccolato, il cambio di scena dall’allegra mamma all’omicida. Secondo quanto ricostruito, la donna ha fatto salire la piccola in auto e, portando con sé pala, coltello e dei sacchi, ha ucciso la piccola.

Dopo l’omicidio e dopo essersi lavata, è partita la messinscena della donna, con il racconto falso della piccola sequestrata da degli uomini incappucciati che le avrebbero detto: “A te non facciamo nulla, ma la bambina l’ammazziamo“. Parole che in un primo momento erano state credute, poi il castello di bugie è lentamente crollato. Il primo a sapere della morte di Elena da Martina Patti è stato il papà della 23enne, al quale avrebbe confessato: “Va a finire che non mi volete più bene, ma la bambina non c’è più“.

Cos’è emerso dalle indagini

Intanto proseguono tutti i rilievi del caso tra il campo dove è stato ritrovato il corpo della piccola Elena Del Pozzo e l’abitazione dove la bambina e Martina Patti vivevano insieme. Un drone ha perlustrato la zona senza nessun riscontro degno di nota, mentre in casa i RIS hanno esaminato palmo a palmo tutta la superficie.

Dai rilievi sono emerse alcune macchie di sangue, ma non tali da far pensare che la piccola sia stata uccisa in casa. Infatti, secondo la scientifica, si tratta di “sangue da riporto“, ovvero macchie di sangue cadute dagli indumenti di Martina Patti quando è tornata a casa dopo l’omicidio. Sul posto, infatti, sono stati ritrovati anche i vestiti sporchi, facendo propendere sempre più gli investigatori alla certezza che quel pomeriggio la piccola Elena sia stata uccisa nello stesso campo dove qualche ora dopo è stata ritrovata.