“Putin è un uomo perduto”. Ecco perché ora è il momento più pericoloso della guerra

La controffensiva ucraina sul campo e le difficoltà economiche rischiano di piegare il gigante russo. Che ora può reagire in qualunque modo.

Perché da settimane, per non dire mesi, nessuno parla più di un tavolo di pace in Ucraina? Perché non è interesse degli ucraini e soprattutto degli Stati Uniti d’America, che pur non partecipandovi direttamente hanno in mano il pallino del conflitto. Da Washington, per come si stanno mettendo le cose, non hanno alcuna fretta di sedersi al tavolo con Vladimir Putin, puntando anzi a far sì che ad un certo punto sia il presidente russo, strozzato militarmente e soprattutto sul piano economico, a chiedere una tregua per salvare il salvabile, ossia il proprio regime. Ma l’alternativa, ovviamente, è molto più pericolosa: un colpo di coda che potrebbe far male a tutti.

La svolta sul campo

Davanti alle “avanzate ucraine, la Russia ha probabilmente ordinato il ritiro delle proprie truppe dall’intera area occupata della regione di Kharkiv, a ovest del fiume Oskil”, un settore in cui “restano sacche isolate di resistenza, ma da mercoledì l’Ucraina ha riconquistato un territorio pari ad almeno due volte l’area di Greater London“. E’ quanto si legge nell’ultimo aggiornamento di intelligence del ministero della Difesa di Londra, secondo cui nel sud, vicino Kherson, la Russia sta probabilmente faticando per “far arrivare riserve sufficienti attraverso il fiume Dnipro fino alla linea del fronte”.

E, si legge ancora, “i rapidi successi ucraini hanno implicazioni significative per il disegno operativo complessivo della Russia” ed “è molto probabile che la maggior parte delle forze in Ucraina sia costretta a dare priorità ad azioni di difesa di emergenza” mentre “la fiducia già limitata delle truppe sul campo nei vertici militari russi” rischia un “ulteriore” calo.

Nelle ultime 24 ore le forze ucraine sono “riuscite ad allontanare” i russi da “oltre 20 insediamenti”. E’ quanto fa sapere lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine in un aggiornamento su Facebook, affermando che “continua la liberazione degli insediamenti nelle regioni di Kharkiv e Donetsk“.

Mentre continua la controffensiva delle forze ucraine, la Russia ha cambiato il comando del Distretto militare occidentale del suo esercito, sostiene la direzione dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino. Secondo l’intelligence, il tenente generale russo Roman Berdnikov, che aveva comandato l’intervento russo in Siria ed era stato nominato comandante del Distretto militare occidentale il 26 agosto, è stato rimosso.

Il fronte energetico

Oltre alle difficoltà sul piano militare, dove l’Ucraina viene costantemente armata e rifornita dall’Occidente, si stagliano le prime grosse difficoltà sull’economia di Mosca, che rischia di perdere quello che ad oggi è suo il cliente più importante per quanto riguarda l’esportazione del gas. Nonostante gli apparati statali russi continuino a descrivere la situazione del Paese come florida e in crescita, un recente studio condotto da cinque ricercatori dell’Università di Yale (situata a New Haven, nello stato americano del Connecticut) ha mostrato come il combinato dei mancati introiti dell’export unito agli effetti delle sanzioni e al ritiro di centinaia di aziende occidentali stia mettendo in ginocchio le finanze del Cremlino.

“Putin ha sbagliato i calcoli”, dice il cancelliere tedesco Olaf Scholz: se l’Ue via via rinuncerà al gas russo entro il 2027, riconosce uno studio del ministero dell’Economia russo, non basteranno le pipeline verso Cina e India a rimpiazzare le vendite. E gl’introiti potrebbero ridursi di due terzi, in un Paese che si regge solo su gas e petrolio.

Il momento più pericoloso

Con Putin all’angolo, presumibilmente anche sul fronte interno, la situazione si fa ovviamente critica, come sempre accade nelle autocrazie. Come sottolinea perfettamente Domenico Quirico nel suo editoriale su La Stampa “Il pericolo non è mai stato così grande. Questa non è una guerra tradizionale, è una guerra tra potenze atomiche”. E ancora: “Fino ad alcuni giorni fa le condizioni della vittoria per Putin ancora esistevano, anche se le sue truppe non avanzavano più neppure al rallentatore e i bombardamenti sulle città ucraine sembravano una scalcinata confessione di impotente vendetta che una strategia militare. Ma fino a allora a Putin poteva bastare questa condizione di stallo, un piccolo capitale di territori occupati a caro prezzo per affermare che la Russia aveva resistito all’attacco non degli ucraini ma dei quaranta Paesi più ricchi del mondo, aveva respinto “l’imperialismo’”. Ma ora? Quella condizione di vittoria non esiste più. Impossibile chiedere un nuovo assegno in bianco che copra crimini ed errori. E allora quello che fino a ieri era deterrenza, ovvero una possibilità evocata ma in fondo astratta, l’Atomica e l’Apocalisse, diventa di colpo arma, un’arma come le altre, l’unico modo per rovesciare tutto e sfuggire al vergognoso destino di vinto. Che cosa è una possibilità anche se mostruosa che non si incarna? Niente. E i vivi riservano sempre sorprese. Con i morti si sta tranquilli”.